LEO MALET.

NEBBIA SUL PONTE DI TOLBIAC.
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I nuovi misteri di Parigi. Tredicesimo Arrondissement. 1956.
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Traduzione di: Federica Angelini.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Epitaffio.
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Alla ricerca di se' come pure dell'assassino di un bizzarro straccivendolo, Nestor Burma
attraversa nel tempo e nello spazio un tredicesimo arrondissement divenuto per noi una citt fantasma.
Nella luce lattiginosa del Foyer vgtalien, Lo Malet disegna se stesso dietro Nestor Burma.
E l'ombra dei banditi tragici ossessiona questa ricostruzione libertaria e nostalgica, illuminata
dalle confidenze dell'autore e da documenti inediti.
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Il  tredicesimo Arrondissement
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I luoghi del caso nel tredicesimo Arrondissement.
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Premessa.
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Piccole osservazioni nostalgiche.
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Ventidue anni dopo aver scritto Brouillard au pont de Tolbiac, e in occasione della presente
edizione, mi sono rimesso nei panni di Nestor Burma e di Blita Morales, la zingara che, poco tempo
dopo essere uscita dalla mia fantasia, diede origine ad un curioso e poetico fenomeno di
moltiplicazione della sua immagine.
Ci era avvenuto nella primavera del 1957. Gironzolavo ancora, non so perch, in avenue
d'Italie. Provenendo dalla barriera, una dozzina di zingare, - un vero commando - , risaliva il viale,
gettandosi letteralmente sui passanti, impadronendosi delle loro mani per leggervi la buona "sorte",
facendosi redarguire e allontanare con fastidio e passando oltre ridendo, vive e leggere, verso altri
eventuali clienti. Erano vestite, se non proprio a nuovo, in ogni caso in modo pulito ordinato e
appropriato, avendo indossato, in questo inizio stagione, gli abiti che non avrebbero abbandonato per i
dodici mesi successivi. Alcune di loro vestivano gonne ampie e appesantite da sfere di piombo cucite
nell'orlo, certamente recuperate dal guardaroba di un'ava, altre gonne pi "moderne", dello stesso
feltro rosso che avvolgeva i fianchi di Blita. E tutte le assomigliavano. Passarono accanto a me senza
degnarmi della minima attenzione e sparirono verso il viale della Gare. Non avevo mai incontrato
zingare di tale fatta, cos caratteristicamente "letterarie". E non ne ho pi incontrate in seguito. Forse
ero stato vittima di un miraggio! Vittima di un miraggo, forse  quello che direbbe a se stesso anche il
lettore 1978 di questo libro, richiudendolo, e, in particolare, il lettore che abita nel tredicesimo
arrondissement. Si chieder se, davvero, questo romanzo di svolge in un arrondissement nel quale
nessuno dei luoghi citati, nessuna atmosfera o decoro, corrispondono a quel che ha oggi sotto gli occhi.
Gi nel 1956, epoca in cui scrissi Brouillard..., era sopravvenuto qualche cambiamento e, ad
esempio, il Foyer Vgtalien (che pu essere collocato all'odierno 182 di rue de Tolbiac, subito dopo il
caff-tabacchi che esiste tuttora), era sparito, sostituito  ne avevo gustato l'ironia  da un negozio di
mobili, mobili nuovi, sul genere Lvitan mtine Barbs, con sala di esposizione al primo piano, nel
senso che i cigolanti pagliericci con mollettoni sfondati del dormitorio degli anarchici avevano lasciato
il posto a robusti e confortevoli letti. Oggi, nuova trasformazione, il negozio di mobili ha raggiunto il
Foyer nel paradiso delle memorie rtro e c' un edificio a pi piani, senza nulla di particolare, che si
innalza su questi ricordi.
Ma non  solo il Foyer ad essersela data a gambe, espressione che tra non molto verr usata
anche all'Accademia. E in questi giorni di nebbia spessa di inizio novembre 1978, dove si apriva il
passaggio di Hautes-Formes, s'innalza una palizzata dietro la quale, muggendo come un orco, un
bulldozer  sventra rabbiosamente il terreno. La rimessa di Abel Benoit lo straccivendolo  stata rasa al
suolo. Non so pi dov'era esattamente. Perdo colpi.
Non c' pi un granch da vedere alla Poterne des Peupliers. Ci sono passato velocemente. Ho
creduto di scorgere, ad ogni modo, un vecchio vagone, isolato e solitario... Via Watt  sempre la
stessa, protetta dalla ferrovia che l'attraversa. Ma attenzione, ci son cervelli talmente contorti che forse
un giorno troveranno una scappatoia per venirne a capo. D'altro canto fa gola, questa strada.
All'angolo formato dalle vie del Chevaleret e Cantagrel, la clinica per partorienti che mi aveva
tanto divertito, a causa della patrona che si era scelta ("Clinique d'accouchement Jeanne-d'Arc"), 
ancora in piedi, ma inquietanti tizi con il casco giallo ci ronzano attorno, verosimilmente animati da
intenzioni sinistre. Han cominciato a svellere le inferriate. Un po' pi in su in via Cantagrel, l'edificio
dell'Esercito della Salvezza  sempre l, pi allegro di una volta, mi sembra, pimpante come non mai,
luccicante in tutti i suoi colori. Picchiettando i denti con il bocchino della mia pipa con la testa di toro,
mi pongo delle domande. E quando mi viene in mente che quest'affare  stato costruito su progetti
decisi da Le Corbusier, un angolo del velo si solleva.
 qui che tutto  cominciato.  qui che Le Corbusier ha deposto la sua prima cellula
cancerogena, cellula che pi tardi gli epigoni dello pseudo-genio di La Cahux-de-Fonds, si sono
impegnati a far proliferare, crescere e abbellire come una regina. La malattia ha raggiunto i viali
d'Italie e de Choisy, il boulevard Massna, il quartiere della Gare, etc., e altri arrondissement,
certamente, ma il tredicesimo sembra essere stato il pi colpito. Pustole giganti, di vetro e di cemento, si sono
innalzate, e una di esse si chiama insolentemente "Galaxie", per farci chiaramente capire che stiamo
entrando in un altro mondo.
Dato che sono stato trattato, un giorno, in televisione, da "uomo del Medio Evo" da un
architetto imbecille che costruiva "citt nuove", ma abitava, lui, in un htel particulier a Passy, non
vorrei che mi si prendesse per l'avvocato di parte, con il pretesto dell'amore per il pittoresco, dei
tuguri, della sporcizia e del sordido.
Non tutto profumava, in questo tredicesimo (ho pagato di persona per saperlo), e non era tanto
salutare abitare Cit Jeanne-d'Arc o Passage des Hautes-Formes, e richiedeva di essere ripulito, ma non
nell'accezione che si dava a questo verbo al tempo delle trincee 14-18. Si sarebbe potuto "rinnovare" a
dimensione umana, come dice quell'altro.1 Invece, abbiamo avuto questo gigantismo delirante e
oppressivo. "Il 13  stato distrutto", si  pi volte lamentato Jean-Pierre Melville. Il celebre regista non
era certo un uomo del Medio Evo...
Potremmo ispezionare le fondazioni di queste torri, dove vivono individui concentrati
unicamente sulla loro televisione, su una buona pensione e sulla sicurezza dell'impiego. Vi si
troverebbe ancora traccia di coloro di cui era costituita la materia vivente del quartiere: operai e
artigiani, persone comuni e tranquille, emarginati modesti e senza nessuna importanza e piccole puttane
con i fiori nei capelli, un sacco di gente non molto sveglia, certamente, ma umana. Devono esserci,
questi fantasmi! Sono troppo vecchio e troppo deluso da tutto per credere che saliranno un giorno
dall'abisso e solleveranno la lastra di cemento. Non hanno pi il loro posto nell'Universo tecnocratico.
E per quanto mi riguarda non torner nel tredicesimo. Perch  tutta Parigi che  stata colpita, e io mi ci sento
ancora pi infelice di quando mi ci trascinavo come uno scansafatiche.
Lo Malet, Novembre 1978.
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1.Jan Gehl, autore di Pour des villes  chelle humaine, ma anche Lon Blum, autore di 
l'chelle humaine (n.d.t.).
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Prefazione.
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Viaggio nel paradiso delle memorie rtro. di Francis LACASSIN.
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Se si chiedesse agli ammiratori di Lo Malet di citare il titolo di una delle 38 inchieste di Nestor
Burma, verrebbe loro in mente all'istante Nebbia sul ponte di Tolbiac.
Apparso nell'ottobre del 1956 per le edizioni Robert Laffont nella serie "I nuovi misteri di
Parigi"  "un crimine per arrondissement"  questo romanzo  stato ripreso da cinque editori successivi
prima di essere adattato nel 1982 da uno dei maestri del fumetto moderno: Tardi.
Questo successo deriva certamente dalla qualit del lavoro.  uno dei "Nuovi Misteri" dove 
secondo la felice espressione di Gilbert Sigaux  l'autore ha meglio saputo "mettere
contemporaneamente in scena i segreti della citt e i segreti dei personaggi". Vi si aggiunge la
rievocazione di un tredicesimo arrondissement divenuto altrettanto mitico di Babilonia o Samarcanda, la
rievocazione di una citt morta della quale non si riconosce pi il cadavere... atrocemente truccato
dagli agenti immobiliari che le avevano tolto la vita.
Ma prima della distruzione del tredicesimo arrondissement a opera del cancro di cemento armato e dei
profeti dell'urbanismo da campo di concentramento, Nebbia sul ponte di Tolbiac  nel momento in cui
Malet lo scriveva, nel 1956  era gi un viaggio nel "paradiso delle memorie rtro".
Una volta tanto, l'intreccio non si limita alla "scoperta di cadaveri, giunti pi o meno a
maturazione" che Burma, vero rabdomante in faccende del genere, troverebbe persino in una borsa da
tabacco. Attraverso l'assassinio di un vecchio calzolaio-straccivendolo,  la propria adolescenza che il
"detective d'assalto" tenta di stanare.
Qui e l, alla svolta di un'indagine o a seguito di una bastonata, Lo Malet si  lasciato sfuggire
qualche briciola biografica riguardante Nestor Burma. Ma ad eccezione di 120, via della Stazione e la
sua liberazione dallo stalag XB,  la prima volta che l'autore svela un capitolo intero della vita
dell'eroe, e ce lo mostra adolescente e rifugiato tra gli anarchici del Foyer vgtalien di via de Tolbiac.
Qui la realt si affaccia dietro la finzione e Lo Malet sbuca da dietro Nestor Burma.
L'adolescente che, in una grigia giornata di dicembre del 1927, schiaccia il viso contro la vetrina
lattiginosa del foyer per guardare come attraverso la nebbia cosa succedeva in strada   Malet. O
piuttosto,  Burma che ripete un gesto compiuto due anni prima.  il primo dicembre del 1925 quando
Malet, all'et di 16 anni, sbarca a Parigi, provenendo da Montpellier, per vivere fino in fondo il suo
impegno anarchico.
Un uomo ha avuto grande influenza su questo impegno e sulla sua venuta a Parigi. Bench
abbia giocato un ruolo molto importante nella vita di Malet, non appare che per caso, solo qualche
allusione, nella vita di Nestor Burma. Nel dormitorio del Foyer Vgtalien dove aveva trovato rifugio,
"il suo vicino russava protetto da un manifesto che annunciava per la sera stessa, alla Casa dei
Sindacati, boulevard Auguste-Blanqui, la seduta del "Club degli Insorti". Argomento trattato: Chi  il
colpevole? La Societ o il Bandito? Oratore: Andr Colomer.
Colomer: strana personalit, contraddittoria e discussa. Poeta, teorico lirico della violenza,
individualista esacerbato,  morto nel 1931  a 45 anni  a Mosca: tre anni dopo la sua conversione a
ci che in quel tempo veniva definito "bolscevismo".
Prima di dissolvere il suo individualismo nel "centralismo democratico", aveva avuto il tempo
di infiammare con la sua parola e i suoi scritti il giovane Malet  che aveva solo 15 anni  e di renderlo
partecipe di un ideale anarchico che aveva lui stesso scoperto a 12 anni, in seguito alla lettura di Zola.
Nato nel 1886 a Cerbre, cresciuto poi a Parigi, Colomer  liceale a Bordeaux quando la crisi
individualista gli fa interrompere gli studi; li riprende - dopo un anno passato a navigare nel
Mediterraneo -, ottiene il baccalaurat, e prepara al Louis-Le-Grand il concorso per entrare nell'cole
Normale Suprieure. Viene respinto. Si rassegna a compiere il servizio militare a Perpignan nel 1906.
In seguito chiede di essere ammesso come insegnante  professore al collegio di Blois, insegnante di
ripetizioni al liceo Lakanal  per un breve periodo. Si lancia alla conquista di Parigi tramite la
letteratura e il suo fecondo surrogato: il giornalismo. Periodo di tentativi, scoperte e rifiuti di cui si
trova la narrazione lirica nel capitolo XXV di A nous deux, Patrie!1
Lo stesso Colomer fonda due riviste: La Foire aux Chimres (1907) e l'Action d'Art (1913), nel
periodo di cui non accetta la dolcezza della vita. Nel 1911 si rifiuta di assolvere a un periodo militare di
28 giorni e si lascia rinchiudere nel carcere di Cherche-Midi dove si ammaler. Alla fine, verr liberato
e riformato. Semplice preludio, questo, alle peripezie cui andr incontro durante la guerra, che
chiamer "la porcata sanguinosa".
Nel settembre del 1914, invece di rispendere ad una convocazione innanzi ad un comitato per la
conferma della riforma militare, passa in Italia con la moglie Madeleine. L'entrata in guerra di questo
paese, nel 1915, lo costringe a entrare nella clandestinit. E la malattia lo costringe a uscirne...
Arrestato dagli Italiani, viene trasferito a Perpignan dove, considerato il suo stato di salute, gli viene
accordata  la riforma permanente. Che arriva il giorno stesso dell'armistizio: l'11 novembre 1918.
Dall'anno seguente si trova la sua firma nel le Libertaire e ne diverr anche il segretario di
redazione quando questo periodico si trasformer in quotidiano. Succede a Louis Lecoin, nell'agosto
del 1922, alla direzione della Revue Anarchiste.
Scrive anche un romanzo (Roland Malmos), degli studi critici, e un dramma in tre atti: le
Rfractaire. Questo lo porter a organizzare in sindacato i lavoratori intellettuali, fonda il Sindacato
degli Scrittori e il Sindacato degli Autori Drammatici nel 1920, e diverr Segretario del Comitato
intersindacale dello Spettacolo.   tra i fondatori della C.G.T.U. nel 1021.
Malgrado l'appartenenza a questo sindacato, molto vicino al giovane Partito comunista,
Colomer non cede al fascino della rivoluzione russa del 1917 ne' alla sua ossessione centralista.
Nelle sue memorie - A nous deux, patrie!  scritte nella clandestinit in Italia, proclamava gi (a
pagina 16): "Guerra o Rivoluzione che scoppino pure. Ne' l'una ne' l'altra mi conter nei ranghi dei
soldati; ne' l'una ne' l'altra avr il mio sangue di eroe nei suoi ranghi."
Nel 1921, quando il giovane Partito Comunista comincia ad attirare una parte della classe
operaia, Colomer considera la Rivoluzione come "un mito" e una "grande parola vuota". Assegna
questo compito all'azione operaia:
"... Quando i lavoratori saranno i padroni, seguendo l'idea anarchica, saranno solo i padroni
della materia inanimata che rendono viva con i loro sforzi. Per liberarsi, organizzarsi e difendersi, gli
individui-produttori non hanno bisogno ne' di politici, ne' di generali, ne' di commissari del popolo".
"Lasciate che sopprimano lo Stato, i suoi funzionari, i suoi ingranaggi, le sue leggi, tutta la
vecchia carcassa di oppressione e obbligo collettivi  e vedrete, unicamente per interesse e
attaccamento, gli uomini produrre, gli individui raggrupparsi e vivere alla ricerca di dignit e armonia."
Il 24 novembre del 1923, in boulevard Magenta a Parigi, accade un ulteriore fatto strano il cui
mistero non  ancora stato ben chiarito. Il conducente di taxi Bajot asserisce che un giovane di 16 anni
si  suicidato nella sua vettura. Si tratta di Philip Daudet, figlio di Lon Daudet, deputato realista e
dirigente della lega di Action franaise. La vigilia si era recato al Libertaire e aveva incontrato i
redattori capo George Vidal e Andr Colomer per annunciare loro la sua adesione alla causa anarchica
e affidare a loro una lettera per sua madre. Il giorno dopo, qualche istante prima di salire nel taxi di
Bajot dove trover la morte, il giovane Daudet aveva avuto un incontro nel retrobottega del libraio Le
Flaoutter conosciute per le sue simpatie anarchiche; gli procura l'arma che metter fine ai suoi giorni.
(Colomer riveler pi tardi che Le Flaoutter era un agente provocatore, informatore della polizia).
Il 1 dicembre, le Libertaire pubblica la lettera che la vittima aveva affidato ai redattori:
"Mia carissima madre,
"Perdono per l'immenso dolore che ti procuro, ma da molto tempo sono anarchico senza osare
dirtelo. Ora la causa mi chiama ed  mio dovere fare quello che faccio."
L'inchiesta di polizia conclude - naturalmente - per il suicidio. Ma il 3 dicembre Lon Daudet
contrattacca depositando una denuncia nominativa per "omicidio, complicit in omicidio e
circonvenzione di minore" contro Le Flaoutter e Louis Marlier, direttore della Sret Gnrale. Leon
Daudet sosteneva che suo figlio era stato assassinato nel negozio di Le Flaoutter e in seguito trasportato
nel taxi di Bajot. Questa denuncia sal fino alla Corte di Cassazione prima di scomparire nei meandri
della procedura.
Ma l'autista Bajot, ritenendosi diffamato da Lon Daudet, il 14 novembre del 1925 lo fece
condannare dal Tribunale correzionale a cinque mesi di detenzione incondizionata. Rifiutandosi di
essere incarcerato, Daudet si barrica nei locali dell'Action franaise, in rue de Rome, trasformati in
accampamento trincerato. Dopo un assedio simbolico da parte delle forze di polizia, il leader realista si
arrende alla polizia "per evitare spargimento di sangue". Qualche settimana pi tardi evade  in modo
rocambolesco  dalla prigione della Sant, insieme ad un militante comunista, molto stupito di tale
onore... Passato clandestinamente in Olanda, Daudet impiegher il suo esilio a lanciare accuse e
sarcasmi fino al giorno in cui l'amnistia gli permetter di tornare a Parigi.
In questi "anni folli" ma calmi, lo sceneggiato della vicenda di Daudet appassion l'intera
Francia, a cominciare da un abitante di Montpellier, della stessa et della vittima e che si chiamava Lo
Malet.
"Questo fatto di cronaca sconvolgeva la nazione, tutti i giornali ne parlavano. Come tutti, me ne
interessavo. Mi sono sempre interessato ai fatti di cronaca, la "letteratura sensazionale" come diceva
Sherlock Holmes. I giornali che leggevo parlavano del Libertaire, il giornale anarchico dove, poco
prima di morire, Ph. Daudet si era recato. Mi procurai le Libertaire e, leggendolo, vi trovai
preoccupazioni che si aggiunsero alle mie. Avevo 14 anni, e chi non  stato anarchico a 14 anni?
(Qualcuno ha detto: chi, da adolescente, non  stato anarchico, manca di sensibilit. Ma se lo  ancora a
40 anni, manca di giudizio.)
"Nel le Libertaire, trovai l'indirizzo del gruppo anarchico di Montpellier. Andai a trovare quei
giovani e mi accettarono come compagno." 2
Malet si ricorda che una delle sue prime azioni di militante sar incollare i manifesti. Nel 1925,
incoller quelli che annunciavano l'arrivo di Andr Colomer per trattare il tema "Due mostri, Dio e la
Patria, devastano l'umanit."
Molto impressionato dalla personalit febbrile di Colomer, Malet inizier a corrispondere con
lui. Prender la sua decisione quando Colomer, senza rompere con l'anarchia, lascer le Libertaire  per
fondare il suo periodico: l'Insurg. Una parte del movimento anarchico aveva aderito alla "tesi suicida"
cio aveva accettato le conclusioni dell'inchiesta di polizia in base alle quali il giovane Philippe Daudet
si era lui stesso sparato un colpo di pistola nel taxi di Bajot (o nel retrobottega di Le Flaoutter?).
La direzione del Libertaire rimprovera a Colomer di conformare la sua posizione a quella del
realista Lon Daudet sostenendo la tesi dell'omicidio.
 per poterlo fare in tutta libert che Colomer fond, nel febbraio del 1925, l'Insurg. Si
trovano in questo giornale le firme di Hauteclaire (Maledeine Colomer), Sbastien Faivre, Henry
Poulaille, Maurice Wullens... e Nol Letam: anagramma molto evidente di Lo Malet.
 da Colomer che, al 259 di via de Charenton, approda Malet, al suo arrivo a Parigi il 1
dicembre 1925. Vi soggiorner per qualche giorno prima di poter contemplare, come Burma "un
paesaggio cupo e deprimente" attraverso una striscia pulita nei vetri lattiginosi del Foyer Vgtalien di
via Tolbiac.
Particolare piccante: il divano sul quale Malet dorm in via de Charenton era stato occupato
tempo prima da Germaine Berton che aveva assassinato Marius Plateau, segretario di redazione di
L'Action Franaise, nei locali del giornale stesso. Ben prima della faccenda Daudet, i rapporti dei
realisti e degli anarchici erano all'insegna del sangue...
La questioe Daudet e la fondazione de l'Insurg non interruppero del tutto il legame tra
Colomer e le Libertaire.  quest'ultimo infatti che prender l'iniziativa di aprire una sottoscrizione in
favore del suo vecchio collaboratore, il 25 febbraio del 1927, essendosi Colomer nuovamente e
gravemente ammalato.
Le cose si guastarono quando qualche mese pi tardi Andr Colomer aderir al Partito
Comunista, nel 17esimo arrondissement, settima sezione, cellula 204.
Adesione avvenuta, sembra, poco dopo un viaggio in  U.R.S.S. che fece con una delegazione
dei Travaileurs du Livre.  d'altra parte a Mosca dove era stato accolto con la sua famiglia, che morir
il 7 ottobre del 1931.
Nessuno mise in dubbio la sincerit della "conversione" di Colomer, anche se fu accolta
decisamente male dai suoi vecchi compagni. Che non mancarono di rendergli la vita dura per le
conferenze che continuava a tenere qua e l in Francia.
Tra coloro che lo ostacolarono, vi fu lo stesso Malet, oggi profondamente pentito. " Mi ricordo
(con tristezza) che un giorno in cui, con altri anars 3, avevo dato una mano a sabotare una delle sue
conferenze sulla Russia, venne da me e mi disse: Anche tu? (Tu quoque fili?)"
La conversione di Colomer, nel 1927, fu in realt meno brutale di quanto poteva sembrare e 
a posteriori  la si pu gi presentire leggendo queste righe apparse con il titolo Choisir ne l'Insurg
del 12 dicembre 1925. " Sar con i proletari quando si rivolteranno contro gli ordini dello Stato,
quando svolgeranno il ruolo di insorti  anche se realizzassero questa insurrezione sotto le bandiere
rosse del Bolscevismo."
Qualsiasi evoluzione non  esente da contraddizioni. E qualche mese prima nel suo libro A nous
deux Patrie! Colomer intonava un vero e proprio canto lirico in gloria della banda Bonnot 4 e dei suoi
membri che per espandere il loro individualismo forsennato, fecero deviare l'anarchia
nell'"illegalismo".Malet si ricorda che nel 1925, l'esempio dei "banditi" ossessionava ancora le
coscienze degli anars.5
"Gli anars  discutevano quindi animatamente a proposito di questo: pro o contro l'illegalismo.
Devo dire che in linea generale questa forma di azione (di interferenza personale, economicamente non
rilevante) era generalmente disapprovata. Non per problemi etici. Ma semplicemente perch era
ridicolo voler "espandere la propria individualit" nell'ergastolo o  ancora peggio  sotto la lama della
ghigliottina. Evidentemente, si parlava continuamente di Ravachol o altri personaggi del genere, ma si
era dell'idea che, tutto sommato, avessero fatto il loro tempo... storico ... e che erano venuti i tempi di
usare altri metodi."
Nestor Burma sarebbe implicitamente arrivato alla stessa conclusione. Ma ne era ancora lontano
quando, finendo di contemplare il paesaggio cupo nascosto al di l della vetrina, agganci con lo
sguardo la locandina che annunciava la conferenza di Colomer: Chi  il colpevole? La Societ o il bandito?
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Francis LACASSIN.
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1 Capitolo intitolato  "A la recherche de mes prophtes" in  A  nous deux, Patrie!, 1925, capitolo 25.
2 Tutte le osservazioni di  Lo Malet sono tratti da una lettera indirizzata a  F. Lacassin  l'8 ottobre 1985
3 Anar  abbreviazione di "anarchique"
4. La Banda Bonnot (La Bande  Bonnot)  stato un gruppo anarchico francese che ha operato
in Francia e in Belgio durante la Belle Epoque, tra il 1911 e il 1912. La banda, che utilizzava
automobili e fucili a ripetizione, era formata da vari elementi anarco-individualisti, gravitanti intorno al
giornale anarchico parigino L'anarchie e successivamente alla libreria L'Ide Libre. La banda prese il
nome da Jules Bonnot, figura carismatica del gruppo, che venne ritenuto capo e mente di tutti i colpi attuati.
5 Vedi Le roman des bandits tragiques , La Revue anarchiste n 12, dicembre 1922, pp. 6-12.
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Capitolo I.
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Compagno Burma!
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Visto che avevo la macchina a riparare, presi il metr.
Avrei potuto tentare di acchiappare un taxi, ma eravamo a un mese e mezzo da Babbo Natale.
Pioveva di brutto e si sa che, appena cadono anche solo due gocce, i taxi si fanno subito pi rari.
Dev'essere che si restringono con l'umidit. Non trovo altra spiegazione. E quando non piove pi, non
vanno mai nella direzione desiderata dal cliente. Per quest'ultimo fenomeno, non ho spiegazioni ma i
conducenti, loro, ne offrono di eccellenti.
Presi quindi il metr.
Non sapevo bene chi o cosa mi sollecitasse all'ospedale della Salptrire. Andavo in quel posto
cos poco invitante su convocazione, per cos dire.
Avevo ricevuto con la posta di mezzogiorno, al mio ufficio di rue des Petits-Champs, una
lettera abbastanza misteriosa da suscitare il mio interesse.
Anche se l'avevo gi letta pi volte, la rilessi nel vagone di prima classe della linea Eglise de
Pantin-Place d'Italie, che mi portava a destinazione.
Diceva:
Caro compagno, mi rivolgo a te, anche se sei diventato uno sbirro, sei per uno sbirro un po'
particolare, e poi ti ho conosciuto da ragazzino...
La lettera era firmata Abel Benoit. Abel Benoit? Non ricordavo di aver mai conosciuto, da
ragazzino o dopo, uno con quel nome. Avevo per un sospetto  un'idea molto vaga  sul possibile
ambiente di origine della missiva, ma Abel Benoit, nel senso di qualcuno di nome Abel Benoit, non lo
conoscevo.
Il tipo proseguiva:
...Un farabutto sta tramando delle porcherie. Vieni a trovarmi in ospedale. Salptrire, stanza
10, letto...
L non era ben chiaro. Si poteva leggere 15 o 4, a scelta.
...Ti spiegher come salvare la pelle a degli amici. Fraternamente, Abel Benoit.
Nessuna data, eccetto quella sul francobollo da quindici franchi stampata dal timbro obliteratore
dell'ufficio postale di boulevard Massna. A parte la firma dal tratto abbastanza fermo, come tutte le
firme, la scrittura del biglietto era piuttosto tremolante. Cosa facilmente spiegabile. Quando uno giace
su un materasso della sanit pubblica  perch la salute lascia a desiderare e, se le mani tremano, la
grafia ne risente. Non solo, un ginocchio non  come un tavolo su cui appoggiarsi. L'indirizzo sulla
busta era opera di un'altra mano. Il foglio a quadretti utilizzato usciva da una confezione tre per due del
tipo pi economico. Il tutto sembrava aver soggiornato pi o meno a lungo in una tasca o in una borsa,
prima di essere infilato nella cassetta. Emanava, per un naso attento, un tenue effluvio di profumo a
buon mercato. Il tipo aveva probabilmente affidato il messaggio a un'infermiera un po' negligente
quando era fuori servizio. Dal tenore del biglietto si poteva anche concludere che il mio corrispondente
non amava i poliziotti e che un pericolo minacciava degli amici comuni (?) a causa di un tipo mal
intenzionato.
Piegai la lettera e la sistemai tra le altre carte che mi portavo dietro, chiedendomi perch mi
dedicassi a quello sterile giochino di deduzioni melmose. Era un modo di perdere tempo inutilmente,
visto che ben presto mi sarei ritrovato in presenza di quel misterioso malato sconosciuto. A meno
che...
L'idea che potevo essere vittima di uno scherzo non mi aveva ancora sfiorato, ma adesso, di
colpo, mi venne. Abel! Non ti dice niente, Nestor? Pensaci bene,  il tuo mestiere. Abel! E se per caso
il farabutto che stava macchinando delle porcherie si chiamava Caino? Eh? Sarebbe divertente, no? Un
bel pesce d'aprile, consegnato a met novembre, come un rimpianto dei bei giorni andati per opera di
un burlone raffinato.
In ogni caso, non mancava molto alla soluzione. Quindi, nell'attesa, tanto valeva guardarsi
attorno per vedere se per caso non ci fossero un paio di gambe velate di nylon degne di attirare
l'attenzione di un onest'uomo. Mi avrebbero distratto. Anche i raggirati hanno il diritto di distrarsi. Di
solito, sotto questo aspetto  parlo di gambe femminili, ben tornite, finemente inguainate e incrociate
abbastanza in alto, cosa che non guasta affatto  si  sempre piuttosto ben serviti. Be'... dipende dai
giorni naturalmente. Bisognava quindi credere  pessimo presagio!  che quello non fosse il giorno
buono per me, almeno quel pomeriggio. C'era s una bionda vaporosa, seduta sul fondo della carrozza,
ma mi girava le spalle. Quanto agli altri viaggiatori, tutti rappresentanti del sesso forte, ignoro come
fossero le loro gambe  non voglio neanche saperlo  ma, nell'insieme, avevano delle brutte facce.
I due zoticoni davanti a me in particolare. Due giovinastri, conciati con dei colletti inamidati,
modello calicot della domenica. Una parte del vagone di prima era stata convertita in seconda classe e
quelli non distoglievano lo sguardo dal vetro divisorio, tenendo le loro testoline da elettori medi l'una
contro l'altra, dandosi talvolta di gomito, da cafoni fatti e finiti, o ridendo silenziosamente e
stupidamente, quando non abbozzavano, per non rimanere inattivi, una smorfia grottesca. Forse
andavano anche loro alla Salptrire, ma per seguire una cura. Peccato che il professor Charcot fosse
morto nel 1892. Sarebbero stati due soggetti interessanti per lui.
Infastidito dal comportamento di quegli odiosi individui, mi alzai. Avevo altre tre buone ragioni
per abbandonare il mio posto. Ero abbastanza curioso di vedere quale spettacolo li eccitasse in tal
modo, la mia stazione si stava avvicinando e, infine, avevo la strana impressione di essere osservato:
sentivo due occhi che mi fissavano con insistenza la nuca o le spalle e pensavo di potermene liberare
spostandomi. Mi alzai quindi e, dirigendomi verso una porta, adocchiai la parte pi democratica della
carrozza.
La ragazza che aveva mandato in trance i due stolti davanti a me era in piedi vicino al vetro
divisorio, per non dire appoggiata contro.
Sembrava a migliaia di chilometri da l, intenta a raccogliere pervinche, ma quando i nostri
sguardi si incrociarono, lei incaten il suo al mio con un impercettibile movimento delle ciglia.
Non poteva avere pi di venti o ventidue anni. Di statura media, ben proporzionata. Il suo
trench non proprio lindo - come lo sono tutti i trench - e sbottonato, lasciava intravedere una gonna di
feltro leggero rosso e un maglioncino nero sotto il quale due seni piccoli ma sodi puntavano in modo
autoritario. La vita sottile era stretta da una cintura fulva, disseminata di borchie. Una capigliatura folta,
nera dai riflessi blu, incorniciava l'ovale perfetto di un grazioso viso dal colorito leggermente olivastro,
nel quale si aprivano due grandi occhi scuri e una bocca sensuale, sottolineata da un rossetto chiaro.
Dalle orecchie pendevano anelli di metallo dorato, che oscillavano al ritmo dei movimenti del treno.
Aveva l'aspetto di una gitana e il portamento della testa maestoso tipico delle ragazze della sua razza.
Del resto sono tutte, pi o meno, di sangue reale.
Un mondo popolato di tradizioni strane, di poesia e di mistero la separava dai miei due
scimuniti ghignanti. Anche se, chiaramente, era difficile non notarla, perfino per i pi deficienti. Si
notava e ricordai infatti di averla gi incontrata sul marciapiede della stazione Rpublique, quando
avevo cambiato linea. Mi chiedevo se significasse qualcosa. Forse ho una faccia che ispira a dirmi la
buona ventura.
Il convoglio traballante bruci la stazione dell'Arsenal, chiusa al pubblico dalla guerra; eppure
guerra e arsenali erano indissolubilmente legati, ma forse non era il caso di sforzarsi a capire,
esattamente come per lo sguardo che sentivo inchiodato su di me. Il treno emerse dalle profondit
sotterranee poco prima di arrivare al quai de la Rape e attravers la passerella parallela al pont
Morand, che passava sopra l'ultima chiusa del canale Saint-Martin. Si ferm davanti a muri grigi e
umidi, sput qualche passeggero, ne ingoi qualcun altro, e ripart tra gli scatti delle porte e un breve
fischio. Ancora qualche metro sottoterra per passare sotto il pont d'Austerlitz e il treno, tornato in
superficie, prese la curva, gir attorno agli edifici in mattoni dell'istituto medico-legale  sinistri solo
per la rappresentazione che se ne fa, ma d'aspetto gioviale e pimpante come quello dello dottor Paul
stesso, massimo sacerdote di questi luoghi  e imbocc rumoreggiando il viadotto metallico che
scavalca la Senna.
Con la pipa in una mano, la borsa del tabacco nell'altra, contemplavo il paesaggio esterno che
sfilava sotto i miei occhi, ma continuavo a sentire su di me il peso dello sguardo della giovane gitana.
Il fiume trascinava acque color piombo. Ne saliva una timida bruma, che avrebbe di certo preso
coraggio. Al port d'Austerlitz era ormeggiato un cargo battente bandiera britannica su cui si
affaccendavano alcuni tozzi marinai, sfidando la maledetta pioggerellina che il cielo basso non cessava
di far cadere. Poco oltre, verso il pont de Bercy, una gru scheletrica ruotava sulla propria base, come
un'indossatrice che presenta un nuovo abito.
Riuscii a caricare la pipa solo quando spuntarono nel mio campo visivo le gigantesche travi
metalliche disposte a X che costituiscono la barriera mediana alla gare d'Austerlitz, sullo sfondo
fumoso della prospettiva dei binari della linea di Orlans. Il metr si ferm facendo stridere tutti i freni
a sua disposizione.
Scesi.
Cartacce abbandonate volteggiavano spinte da due correnti ostili, impregnate di umidit, una
proveniente dalla Senna, l'altra dai marciapiedi della ferrovia dominata dalla stazione del metr.
Tanto peggio per i due imbecilli che sembravano sapersi rendere tanto interessanti davanti alle
donne e che, in fin dei conti, non andavano alla Salptrire; adesso avrebbero dovuto trovarsi un altro
soggetto per distrarsi. Anche la gitana era scesa dal vagone.
Se non era un pedinamento, ne era comunque un'ottima imitazione. A dire il vero mi stava
davanti, ma certi pedinamenti si fanno cos. Non credevo per di avere a che fare con una collega
gitana.
La vidi fendere la marea di viaggiatori e dirigersi verso la pianta della rete metropolitana, con il
passo morbido e aggraziato di una ballerina, indifferente alla curiosit che suscitava intorno a lei.
La gonna di feltro, animata dal dolce e armonioso movimento delle anche, era un po' pi lunga
del trench e sfregava contro i comodi stivali di cuoio marrone, dalla forma elegante malgrado la
mancanza di tacco.
Si ferm davanti alla pianta come per studiarla, ma il tutto sapeva molto di messinscena.
Il metr ripart. Arriv un altro convoglio, sul marciapiede opposto, si ferm e ripart a sua
volta, comunicando alle mie suole intense vibrazioni. Nella cabina del capostazione si sent squillare la
suoneria del telefono. Accesi la pipa.
Adesso eravamo soli sul marciapiede. I viaggiatori lasciati dal convoglio che ci aveva portati l,
per la maggior parte gente che andava a visitare i malati dell'ospedale, non si erano attardati e
l'operatore incaricato di tracciare con tanta arte, e l'aiuto di un annaffiatoio, degli otto in parte per terra
in parte sulle scarpe dei passeggeri in attesa, non aveva ancora preso servizio, forse proprio perch il
marciapiede era, per l'appunto, deserto.
Mi avvicinai alla bella creatura.
Non doveva avermi perso di vista un attimo perch si gir di scatto verso di me proprio quando
ci separavano appena due passi. Non mi lasci il tempo di aprir bocca. Attacc per prima:
Lei ... Nestor Burma, vero?.
S. E lei?.
Non ci vada, disse in risposta. Non ci vada.  inutile.
La sua voce dal timbro voluttuoso, un po' rauco, aveva un tono stanco, melanconico. Nelle
pupille castano scuro striate da pagliuzze dorate si leggeva una tristezza infinita, se non un accenno di
paura.
Non devo andare dove?, chiesi.
Dove sta andando....
Abbass la voce:
...A trovare Abel Benoit.  inutile.
Il vento giocava con una ciocca ribelle, abbassandogliela sull'occhio. Con un rapido movimento
della testa si spost indietro la massa fremente di capelli neri. I doppi anelli di metallo che le ornavano
le orecchie si urtarono tra loro e l'atmosfera fu sferzata dall'odore del profumo a buon mercato di cui
sapeva la lettera che avevo ricevuto a mezzogiorno.
Inutile?, dissi. E perch?.
Deglut a fatica. Si vedeva che era tesa dai muscoli del collo. Sollev il petto, sforzando ancora
di pi la lana del maglione. Mormorando, pronunci due parole quasi impercettibili, due parole che ho
sentito spesso nel corso della mia carriera, due parole che costituiscono lo sfondo abituale delle mie
imprese, due parole che indovinai appena uscirono dalle sue labbra anche senza sentirle e che non so
perch le feci ripetere.
 morto, mi disse.
Rimasi un momento in silenzio.
Dal basso arrivava il tintinnio caratteristico dei segnalatori dei carrelli portabagagli azionati
dagli uomini della SNCF. Ah!, dissi infine. Allora non era uno scherzo.
Mi rivolse uno sguardo di rimprovero.
Cosa vuole dire?.
Niente. Continui pure.
 tutto.
Scossi la testa:
No. Lei ha detto troppo o non abbastanza.  morto quando?.
Questa mattina. Voleva vederla, ma non ne ha avuto il tempo. Io....
Deglut di nuovo con grande fatica:
...Forse ho aspettato troppo prima di spedirle la lettera.
Con un gesto automatico, port la mano alla tasca del trench, tomba di messaggi urgenti, tir
fuori un pacchetto di Gauloise tutto accartocciato e lo infil di nuovo in tasca senza prendere nemmeno
una sigaretta. Quel gesto mi ricord la mia pipa, che avevo lasciato spegnersi. Non la riaccesi e la feci
sparire.
La lettera.  stata lei?.
S.
E, se ho capito bene, lei mi sta seguendo da quando ho lasciato il mio ufficio per venire qui.
S.
Perch?.
Non lo so.
Forse per essere certa che rispondessi alla sua chiamata?.
Forse.
Uhm....
Dalla scala dell'altra linea apparve un tipo che si mise ad andare su e gi per il marciapiede
guardandoci furtivo.
...Uhm... Abbiamo viaggiato insieme da quando ho preso il metr alla Bourse. Dato che
sapeva che era morto, perch non me l'ha detto prima? Perch aspettare che arrivassi quasi a
destinazione?.
Non lo so.
Non sa molte cose.
So che  morto.
 un suo familiare?.
Era un amico. Un vecchio amico. Si potrebbe dire quasi un padre adottivo.
Che cosa voleva da me?.
Non lo so.
Ma le ha parlato di me?.
S.
In che termini?.
Lei si anim:
Quando mi ha dato la lettera, mi ha detto che lei era un poliziotto, ma non un poliziotto come
gli altri, che era una persona corretta e che potevo fidarmi di lei.
E lei si fida?.
Non lo so.
Non sa molte cose, ripetei.
Alz le spalle:
 morto, ripet a sua volta.
S, per lo meno  quello che dice lei.
Spalanc i grandi occhi:
Non mi crede?.
Senta piccola... piccola? Come si chiama, scusi?.
Sulle labbra rosse apparve un debole sorriso. Lei  proprio un poliziotto, osserv.
Non lo so. Uhm, adesso parlo come lei. Dovremmo capirci.  cos grave chiederle il nome? A
lei Abel Benoit ha dato il mio, del resto.
Blita, disse. Blita Morals.
Bene, mia piccola Blita, io credo soprattutto a quello che vedo. E se Abel Benoit, invece di
essere suo amico, suo padre adottivo o non so cos'altro, fosse semplicemente un tipo da cui qualcuno
vuole che io stia lontano? Malgrado o forse proprio a causa del suo desiderio di vedermi? Capisce il
problema? Io arrivo, lei mi dice che ha tirato le cuoia e io lascio perdere. Purtroppo, per, io non lascio
mai perdere cos. Sono un tipo testardo, tengo duro.
Lo so.
Ah! Allora sa qualcosa!.
S... mi ha detto anche questo... Vada, aggiunse, abbandonando ogni speranza di
convincermi. Vada, cos vedr se l'ho presa in giro o se... se  morto davvero... Ma io non ci voglio
pi mettere piede in quel posto... l'aspetto fuori.
Niente da fare! Penso che noi due abbiamo un bel po' di cose da dirci e sarei molto dispiaciuto
di perderla. Lei verr con me.
No.
E se la costringessi con la forza?.
La cosa mi pareva difficilmente praticabile, ma potevo sempre tentare un bluff.
Una fiamma scura le illumin gli occhi: Non glielo consiglio.
Poco a poco il marciapiede si era riempito di gente che aspettava il metr. Cominciavamo a
suscitare la curiosit dei presenti. Alcuni, nel vederci confabulare cos in sordina, devono aver pensato:
Ecco un altro credulone che si fa fregare. E, forse, non avevano tutti i torti.
Va bene, dissi. Andr solo. Tanto sapr ritrovarla.
Non far fatica, rise. L'aspetter.
Dove?.
Davanti all'ospedale.
Vedremo!, risposi sarcastico.
L'aspetter, ripet, inalberandosi, come oltraggiata dal fatto che qualcuno potesse dubitare
della sua parola.
Le girai bruscamente le spalle e scesi le scale che, dopo varie svolte, portano all'uscita, sul
piazzale della stazione. Quando fui dall'altra parte dei cancelli di cinta, su boulevard de l'Hopital,
gettai un sguardo tra le sbarre di ferro.
Blita Morals, ammesso che quello fosse il suo vero nome, mi seguiva lentamente, le mani
infilate nelle tasche del suo trench ancora sbottonato, sfidando con quel musetto testardo le frecciate
della pioggia.
La distanza che ci separava cresceva a ogni mio passo.
...
L'ultima infermiera che avevo avuto l'occasione di vedere si chiamava Jane Russell. Era in un
film di cui avevo dimenticato il titolo, una roba sugli uomini in camice bianco, i bambini dei paesi
gialli ricoperti da lividi blu e le ragazze in technicolor che ne fanno vedere di tutti i colori. Jane Russell
guariva tutti eccetto gli spettatori a cui faceva venire un febbrone da cavallo. L'infermiera che
avvicinai, nel corridoio della stanza 10, alla Salptrire, non assomigliava affatto alla sua collega
cinematografica, il cui sex-appeal era valorizzato dall'uniforme. Era un'infermiera dall'aria arcigna,
come se ne incontrano nella triste realt, uno di quei rimedi infallibili contro l'amore, senza culo n
tette. E, come se il resto non bastasse, era conciata come lo sono sempre tutte le appartenenti a
quell'onorevole corporazione, le quali, per quanto si sforzino di essere di una pulizia impeccabile, non
riescono a non dare l'impressione di mucchi di biancheria sporca sistemati alla bell'e meglio.
Mi scusi, signora, dissi. Vorrei vedere uno dei vostri pazienti. Si chiama....
Guard con disapprovazione la pipa che mi ero infilato in bocca senza accenderla e mi
interruppe: Non si fuma qui dentro.
 spenta.
Ah? Molto bene! Mi diceva?.
Che vorrei vedere un degente di nome Abel Benoit.
Strinse le labbra sottili e incolori:
Abel Benoit?.
Letto 15 o 4, non so con esattezza.
15 o 4? Abel Benoit? Ma certo....
Sembr domandarsi se fosse poi tutto cos certo, dopodich:
...se vuole attendere un istante....
Con il mento mi indic una sedia di ferro smaltato e mi lasci dirigendosi verso uno stanzino a
vetri di cui si chiuse la porta alle spalle. Mi sedetti. Attesi succhiando pensieroso il cannello della pipa.
Dalla sala vicina arrivava un lieve brusio prodotto dalle chiacchiere dei visitatori al capezzale dei
malati. Una vecchietta con le spalle ricurve mi pass davanti trascinandosi dietro i piedi e
tamponandosi gli occhi con un fazzoletto appallottolato. Le pareti di vetro smerigliato non
permettevano di vedere cosa accadesse dentro il bugigattolo che aveva inghiottito la mia infermiera
come fosse un'aspirina. Di tanto in tanto, una delle persone che lo occupavano proiettava sui rettangoli
opachi un'ombra sfuggente. Aspettai. Dopo un'eternit si apr la porta dello stanzino e l'infermiera mi
raggiunse. Era ora. Quell'odore eterogeneo e schifoso che si respira negli ospedali, un miscuglio di
etere, iodoformio, medicine e umanit che se la squaglia, cominciava a infastidirmi le narici.
Abel Benoit ha detto?, chiese la donna. Lei  un parente?.
Mi alzai.
Un amico.
 morto, annunci con tono neutro e distaccato, come se fosse stato appena immerso in una
vasca di tetracloruro.
 morto. Quelle parole le erano familiari quanto lo erano a me. Erano compagne di ogni
giorno. Sorrisi dolcemente:
Ha dovuto consultare un registro o telefonare per saperlo?.
Si accigli, cosa che sembrava di per s impossibile.
 morto questa mattina. Sono entrata in servizio a mezzogiorno.
Non si agiti, dissi.
Mi grattai l'orecchio:
...Si direbbe che la cosa si fa piuttosto strana.
Come?.
Nulla. Dov' il corpo adesso?.
All'obitorio. Vuole vederlo?.
Mi propose lo spettacolo con il tono zelante di qualcuno che vuole vendere la propria merce.
Del tipo "vieni a casa mia, bel biondino? Ho del fenolo".
Se  possibile....
Morto o vivo, quel tipo che io non conoscevo ma che invece sosteneva di conoscermi, mi
interessava. Forse mi interessava ancora di pi adesso che sapevo del suo trapasso.
Amante spassionato di casini e specialista delle faccende ingarbugliate, subodoravo, come
dicono alcuni, un lavoretto poco ordinario.
Mi segua, disse l'infermiera, un filo pi amabile, come se le avessi facilitato il compito.
Dall'armadietto prese al volo una di quelle mantelle blu scuro previste dalla divisa per circolare
all'aria aperta e scendemmo.
Attraversammo un cortile, passammo accanto a una cappella, poi entrammo in un viale
ciottoloso bordato di tanto in tanto da busti di medici celebri che avevano praticato la professione in
quel policlinico.
Il luogo era deserto.
Se, all'inizio, avevamo incrociato qualche occasionale passante, adesso in vista non c'era anima
viva.
Sotto l'acquerugiola l'infermiera procedeva con passo spedito, senza schiudere i denti.
Poco prima di arrivare a destinazione, vidi che ci veniva incontro, come un ospite cortese che
effettua lui stesso una parte del cammino che lo separa dai suoi invitati, un individuo aitante, con
un'andatura fintamente disinvolta, vestito con un impermeabile verdastro e in testa un cappello
morbido grigio disperatamente banale. Avanzava con un sorriso beffardo sulle labbra e la mano gi
tesa. Non ne fui particolarmente sorpreso. Pi o meno mi aspettavo un'apparizione del genere. Quel
cittadino cos ben educato non era altri che l'ispettore Fabre, uno degli sbirri del commissario
Florimond Faroux, capo della Sezione criminale centrale.
Ma guarda, guarda, guarda!, esclam ironico. Ecco qui il compagno Burma. Saluti e
fratellanza, compagno Burma!.
Capitolo II
Il morto
Gli restituii prima la stretta, poi la mano e risi:
Per fortuna che non sono un poliziotto. Altrimenti la segnalerei ai suoi superiori. Cos' questo
vocabolario? Aderisce forse a una cellula comunista?.
Replic anche lui ridendo:
 a lei che bisogna chiederlo.
Io non sono comunista.
 stato anarchico. Forse lo  ancora. Per me,  la stessa cosa.
 ormai molto tempo che non lancio bombe, sospirai.
Maledetto anarchico!, ridacchi l'ispettore. Sembrava divertirsi sul serio.
Oh! Ma smettiamola! Signor Mac Carthy, dissi. Ha mai sentito parlare di Georges
Clemenceau?.
La Tigre?.
S, la Tigre. O, se preferisce, il Primo Poliziotto di Francia, come si  autodefinito lui. Purch
mi lasci in pace, le ripeter quello che ha detto un giorno la Tigre, detto o scritto, cito a memoria:
"L'uomo che a sedici anni non  stato anarchico  un imbecille".
Davvero? La Tigre ha detto questo?.
S, vecchio mio. Non lo sapeva?.
Ma si, certo....
Sospir:
...La Tigre!....
E con un gesto automatico gett uno sguardo in direzione dell'orto botanico. Poi, tornando a
me:
...La sua citazione mi sembra incompleta. Non ha per caso aggiunto: "...ma lo   imbecille 
anche chi  ancora anarchico a quaranta", o qualcosa del genere?.
 esatto. Ha aggiunto qualcosa del genere.
E allora?.
Sorrisi:
Tra le affermazioni di Clemenceau bisogna fare una cernita. Io ne scarto non poche.
Sorrise a sua volta: E lei per non  un imbecille!.
Alzai le spalle:
A volte me lo chiedo. Lei per si comporta come se volesse provare il contrario.
L'infermiera tossicchi per ricordarci la sua presenza.
Uhm..., scaracchi l'ispettore.
Quel tipo era come un'eco con le gambe. Io ridevo, lui rideva; io sorridevo, lui sorrideva; io
sospiravo, lui sospirava; la donna tossiva, lui la imitava. Forse se mi fossi arrampicato su un albero...
...Uhm... La ringrazio, signora. Pu andare.
Ci salut con un breve cenno del capo e si defil.
Ecco!, brontol il poliziotto, guardandola allontanarsi. Per colpa sua ci prender per due
matti.
Per ci ha messo anche lei del suo, risposi. Deve ammettere che facciamo una bella coppia.
Bah! Cosa importa? Ci avr fatto l'abitudine. Un tempo in questo edificio c'erano solo di quelli. Dei
toccati. Se dovessimo comparire in tribunale, potrebbe testimoniare sul nostro squilibrio mentale. 
sempre un vantaggio. E adesso che abbiamo fatto i pagliacci abbastanza a lungo, cosa ne dice di
passare alle cose serie? Di cosa si tratta?.
Ah! Ah! Dopo Clemenceau, Foch?.
Complimenti, si vede che ha fatto delle buone letture. Sicuramente non si perde un solo
numero dei Pettegolezzi della Comare!.
Basta cos, tagli corto. Non ricominciamo a dire fesserie.  venuto a vedere Abel Benoit?.
S. E, se ho ben capito, lei si aspettava che lo facessi,  esatto?.
Pi o meno. Venga.
Mi prese per il braccio e mi accompagn fino a un piccolo edificio in mattoni.
Chi comincia?, chiesi. A giudicare dal suo umore ridanciano, dovrebbe trattarsi di una
faccenda piuttosto complicata, ma non troppo grave. Eccetto per il tipo che  morto, si capisce.
Non  n grave, n complicata, rispose l'ispettore Fabre. Almeno fino a ora. Non lo ripeta,
per. Adesso come adesso sto allegramente sperperando il denaro dei contribuenti in frivolezze. Una
volta tanto mi diverto. Le indagini di cui mi occupo potrebbero essere portate a buon fine da qualsiasi
poliziotto con la divisa del commissariato di quartiere, solo... Buon Dio! Non so cosa combinino gli
assassini di questi tempi, ma si pu davvero dire che sono una banda di sfaticati! Se continuano cos, al
36 ci ritroveremo presto tutti disoccupati. E quindi passiamo il tempo come possiamo. Per giustificare
il nostro stipendio ci attacchiamo a qualsiasi cosa, anche all'aggressione pi insignificante. Perch si
tratta di un'aggressione. Una banale aggressione. La vittima ci ha lasciato le penne, ma  solo una
banale aggressione. E il fatto che lei conosca la vittima non deve significare complicazioni. Anche se la
cosa ci ha inevitabilmente incuriositi, parlo del commissario Faroux e di me.
E vi ha spinti a esaminare la faccenda pi da vicino. E a organizzare attorno al cadavere una
specie di sorveglianza speciale, eh?.
Vecchio mio, questa  la routine. Ci creda o no, mi trovavo qui per caso. Ma sono comunque
molto contento di averla incontrata. Sono sempre cos rare le occasioni per ridere.
E la cosa ancora pi divertente, aggiunsi,  che io non conosco nessun Abel Benoit.
Perch allora ha chiesto di vederlo?.
Perch mi ha scritto chiedendomi di venirlo a trovare. Ma io non lo conosco.
Lui la conosceva.
Possibile.
Non ci sono dubbi. Altrimenti non le avrebbe scritto. D'altra parte seguiva la sua attivit
professionale molto da vicino.
Eh?.
A casa sua abbiamo scoperto un pacchetto di ritagli di giornale che la riguardano e vecchi
articoli tutti relativi alle sue inchieste.
Eh?.
Gi.
Questo non significa nulla. Io possiedo una ricca documentazione su Marilyn Monroe. Di
dietro, davanti, di profilo, in acqua, e per....
Le ha scritto, tagli corto.
Chi le dice che io non abbia mai scritto a Marilyn? E va bene. Ci siamo conosciuti. Non voglio
contraddire un cadavere. Ma quando e dove? Uhm... a meno che... Capito!  un anarchico, vero?
Qualcuno che frequentava gli ambienti libertari in cui bazzicavo anch'io ai tempi della mia giovinezza,
come si suol dire.
Esattamente. Capisce in fretta quando vuole. Ha la lettera con s?.
L'ho lasciata in ufficio, mentii.
Cosa c'era scritto?.
Niente di niente, dissi, mentendo un po' meno. Mi chiamava caro compagno, diceva che
anche se ero uno sbirro avrebbe voluto vedermi e mi dava l'indirizzo di qui. Dell'ospedale, non
dell'obitorio per.
L'avevo capito... Uhm... Farneticava. Colpa dell'et. E delle ferite.
 vecchio?.
Non era pi giovane. Sessantun anni. Si comincia a diventare fragili a quell'et. L'aggressione
di cui  stato vittima l'ha fatto venire meno ai suoi principi. Ha voluto vendicarsi degli aggressori  che
doveva conoscere  e invece di rivolgersi a noi, ai poliziotti veri, contava di affidare a lei l'incarico di
punirli. Ecco come la vedo io, lei cosa ne pensa?.
Mi strinsi nelle spalle:
Non lo so. Cado letteralmente dalle nuvole.
Bene. Vuole ancora vederlo?.
Certo, visto che ci sono! Forse adesso non ha pi molta importanza, comunque... Ho orrore
dei nomi senza volto. Tanto vale vederci chiaro. Non vorrei essermi preso tutto questo disturbo per
niente e non voglio perdere l'occasione di farla contento. Abel Benoit....
Sorrisi e scossi la testa:
...continua a non dirmi nulla.
Abel Benoit non  il suo unico stato civile.
Con questa osservazione, che non mi diceva nulla di nuovo perch anch'io avevo gi preso in
considerazione una simile possibilit, penetrammo all'interno dell'obitorio. Il preposto alla guardia di
quel luogo lugubre, un tipo con la casacca grigia che fumava di nascosto dalla direzione, imbosc il
mozzicone appena ci vide e assunse un'aria distaccata che denotava la grande abitudine a questo genere
di esercizio.
Una visita per il 18, annunci squillante e gioviale il poliziotto.
Quel Benoit cambiava numero con una rapidit sconcertante. Presto per sarebbe stato lasciato
in pace... A meno che qualcuno non volesse contargli le ossa, sventura a cui sembrava destinato.
Senza dire una parola, il guardiano ci fece segno di seguirlo in una stanza di medie dimensioni,
in basso, dal cui soffitto pendevano lampade all'estremit di tubi nichelati. Poi, senza affrettarsi, and
ad aprire una cella frigorifera da cui estrasse una barella sulla quale giaceva una sagoma rigida, coperta
da un lenzuolo. Una delle ruote, girando sul cemento, emetteva un fastidioso stridulo. Riflettei che fino
a quel momento avevo constatato lo stesso difetto solo nelle carrozzine per bambini. Carrozzina da una
parte, barella mortuaria dall'altra: il cerchio si chiude. Non era molto probabile che l'impiegato,
taciturno, mi avesse aspettato per rimuginare su analoghe speculazioni di alta filosofia. E infatti port il
tavolo sotto una lampada, accese la luce, ci guard per assicurarsi che fossimo finalmente pronti per lo
spettacolo e, con un gesto preciso, professionale e regolato come il passo di una macabra danza, sollev
il lenzuolo e scopr la faccia del morto. Per paura che mettesse in mostra pi del necessario, l'ispettore
gli ferm la mano con un gesto energico.
Conosco il mio lavoro, signore, protest l'altro.
Anch'io conosco il mio, replic Fabre.
Anch'io conoscevo il mio piuttosto bene. Non era sicuramente per non offendere la mia
sensibilit che il poliziotto voleva che vedessi solo il viso del cadavere. Sul petto del tipo c'era
qualcosa che, per il momento, non ci teneva a mostrarmi. Un tatuaggio, forse, che avrebbe potuto
mettermi troppo rapidamente sulla strada giusta. A volte i poliziotti sono talmente complicati!
Il morto era un uomo di una sessantina d'anni, come mi era stato preannunciato di fuori, calvo,
con due baffetti bianchi modello maresciallo Ptain sotto il naso arcuato e un po' storto. I suoi
lineamenti, oggi cerei e induriti, severi, dovevano essere stati, malgrado il naso cos male orientato,
piuttosto belli. Soprattutto venti o trent'anni prima.
Ebbene, Nestor Burma?, chiese l'ispettore.
Feci una smorfia dubbiosa:
Uhm... Quando l'ho conosciuto, ammesso che io l'abbia mai conosciuto, forse aveva meno
peli sulle labbra e molti di pi sulla testa. Lei sa come gli anarchici amassero le zazzere stile Absalon,
vero? Forse addirittura rideva.
S, deve essergli capitato, come a tutti. Adesso per sembra incacchiato.
Forse non ama il freddo, suggerii io.
Rimanemmo un istante in silenzio.
Ripresi:
Penso che lo si possa rimettere dentro. Non ho mai visto questo tipo, a meno che....
A meno che?.
Non lo so...  quel naso....
Quel naso, non esattamente capriccioso, mi incapricciava.  quel naso, ripetei, pensoso.
Aspettai che l'ispettore facesse un'allusione a quello di Cleopatra. Nulla. Non aveva poi fatto
cos tante letture.
Uhm....
Mi chinai sul cadavere, poi, piegando le gambe, portai gli occhi a livello del suo profilo e lo
esaminai. Mi rialzai, feci il giro del tavolo e studiai l'altro profilo allo stesso modo. Dopodich, con le
sopracciglia aggrottate, tornai al punto di partenza e Fabre mi chiese:
Sta cercando di fargli paura?.
S, ma non funziona... ha notato? Quest'uomo ha due profili.
Esclam:
Ah, quale scoperta straordinaria! Andiamo, Burma, non si prenda gioco di me. Certo che ha
due profili. Che sciocchezze. Il destro e il sinistro, come tutti.
No, non come tutti.  per via del naso. La sua fisionomia ne  modificata a seconda se lo si
guarda da un lato o dall'altro.  molto utile per sfuggire alla polizia.
Basta cos. Smettiamo di dire sciocchezze. Lei ha mai conosciuto qualcuno con questa
peculiarit?.
Credo... ...  molto confuso... in ogni caso, Abel Benoit continua a non dirmi nulla. Ma mi
sembra di aver capito che avesse anche altri nomi. Uno per ogni profilo forse? Se fosse cos gentile da
dirmeli, sicuramente mi sarebbe di aiuto.
Lenantais, disse il poliziotto.
Le Nantais? Era di Nantes?.
 nato a Nantes, ma contrariamente a quello che si potrebbe pensare, Lenantais non  un
soprannome.  il suo vero nome. Una parola sola. Albert Lenantais.  buffo ma  cos.
Sussultai:
Buon Dio! Lenantais? Albert Lenantais? Ma certo che lo conosco!.
Non si direbbe.
Non  facile capire cosa lei voglia davvero, ispettore. Quando dicevo che non lo conoscevo lei
sosteneva il contrario, e adesso che lo identifico come una vecchia conoscenza....
Oh! E poi la barba! Ma perch discutere? Non ne avevo alcuna voglia. Adesso il morto che
avevo sotto gli occhi non era pi un morto qualsiasi. Mi sommergeva un'emozione brusca, dalla quale
riuscivo a stento a difendermi.
Una vecchia conoscenza. Vecchia, s,  la parola giusta, proseguii, come parlando a me
stesso, con voce ovattata. Saranno venticinque o trent'anni che l'ho perso di vista. Non c' da stupirsi
che io non l'abbia riconosciuto immediatamente.  cambiato da allora. Ha perso i capelli e si  fatto
crescere i baffi, dei bei baffi bianchi....
Solo il naso  rimasto lo stesso, fece l'ispettore. Si vede che gli piaceva cos. Qualsiasi
chirurgo estetico glielo avrebbe potuto rimettere a posto con due colpi di cucchiaio.
Forse non si considerava n Martine Carol, n Juliette Greco. Era un tipo originale.
S. Mi dia qualche informazione su di lui. Al punto in cui siamo... tanto  morto. Le
chiacchiere non possono pi fargli alcun male.
Cosa vuole che le dica? Era un bel tipo, un buon amico. Era calzolaio e, a causa del suo
mestiere, che esercitava a intermittenza, lo chiamavamo il Ciabattino. Sempre per via del suo mestiere
lo chiamavamo anche Liabeuf sebbene non avesse mai ucciso nessuno, n uno dei vostri colleghi n un
normale cittadino1.
Effettivamente sono i nomi che figurano nel casellario giudiziario. Allora? Nessun errore?.
Prima di rispondere esaminai un'altra volta, e molto a lungo, il viso severo, indurito dalla
morte. Gli tolsi i baffi, gli aggiunsi i capelli biondi indisciplinati, capelli da anarchico. Quello e il naso,
tornava tutto.
Nessun errore.
Grazie.
Mi strinsi nelle spalle:
Cosa le ho detto di pi? Le impronte digitali non le avevano gi dato tutte le conferme? Ma
com' pignolo lei! Non le sembra di stare un po' esagerando... e l?.
Indicai il petto del cadavere, nascosto dal lenzuolo:
...Non c' un tatuaggio l? Quello mi avrebbe messo immediatamente sulla strada giusta, ma
forse sarebbe stato un po' troppo semplice, vero?.
Non si arrabbi, disse il poliziotto.
Cosa sono, le prove generali di uno spettacolo?.
Non  stato poi cos sleale.
Mi fa venire il mal di pancia con tutte queste arie di mistero. Sa che ha ragione: credo proprio
anch'io che lei stia sperperando il denaro dei contribuenti....
Ignor l'osservazione:
Torniamo al tatuaggio, disse. Ricorda cosa rappresenta?.
Tatuaggi, al plurale. Una moneta sul braccio e "N Dio n Padrone" sullo stomaco.
Esatto, disse il poliziotto, ...una moneta.
Prese il lenzuolo da sotto il mento del morto per abbassarlo fino alla vita. L'iscrizione
sovversiva, che decorava i suoi pettorali, era di un blu slavato. La D di Dio non era pi visibile. Una
brutta ferita d'arma bianca l'aveva cancellata in modo pi definitivo di quanto avrebbe saputo fare un
professionista. Un altro profondo sfregio sottolineava la parola "Padrone". Sul grasso del braccio destro
era disegnata una moneta con l'immagine della Seminatrice.
Ne Dio n Padrone, sospir l'ispettore. Non molto originale per un anarchico.
 stupido, soprattutto, dissi. Anche se ero pi giovane di lui, e di parecchio, all'epoca ero un
ragazzino, ricordo di averlo rimproverato per esserselo fatto.
Non le piaceva lo slogan? Credevo che....
Non amavo, e continuo a non amare, i tatuaggi. Bisogna essere imbecilli per farsi tatuare.
Oh! Lo sono spesso anche i re!.
Una cosa non nega l'altra. E poi, i re hanno la pappa pronta. Possono concedersi qualsiasi
fantasia. Mentre... Cerchiamo di capirci, ispettore, non era esattamente un santo, per lo meno non del
genere che viene abitualmente venerato....
Tirai su il lenzuolo fino alla calvizie quasi oscena del cadavere. Il guardiano in casacca grigia
complet l'opera con un gesto preciso e meticoloso, quasi materno.
...Anche se non era apertamente favorevole all'illegalit, Lenantais non era nemmeno del tutto
contrario, proseguii. Prima che lo conoscessi era stato coinvolto in una storia di banconote false.
Ecco perch ho fatto riferimento alle sue impronte. Ad ogni modo, era stato al fresco, vero?.
Esatto. Si  preso due anni.
Quando l'ho conosciuto era tranquillo e, glielo ripeto, anche se non si dichiarava apertamente
a favore dell'illegalit perch non voleva fare proselitismi, la questione non era risolta, si capiva che,
presto o tardi, l'illegalismo lo avrebbe sedotto di nuovo. E io pensavo che quando uno  destinato a
entrare in aperto conflitto con la societ non deve esporsi e attirare inutilmente l'attenzione. I mezzi di
identificazione dei recidivi sono gi sufficientemente numerosi. Inutile fornirne dei supplementari ai
poliziotti.
Il guardiano spalanc gli occhi rotondi. L'ispettore rise:
Benissimo! Vedo che, malgrado la giovane et, dava gi ottimi consigli!.
Gli feci eco. A ciascuno il suo turno:
Ho conservato questa qualit.
Bene, e dove ha conosciuto questo fuorilegge?.
Non lontano da qui. Anche questo  buffo, no? In trent'anni non si pu dire di aver fatto molta
strada. L'ho conosciuto al Centro vegetaliano di rue de Tolbiac.
...riano. Voleva dire vegetariano.
No, vecchio mio. Ma cosa vi insegnano a scuola? Vegetaliano. I vegetariani non mangiano
carne, ma si concedono uova e latticini. I vegetaliani invece mangiano, mangiavano, almeno quelli che
ho conosciuto io, non so se ne esistano ancora, esclusivamente vegetali, con appena un filo d'olio di
oliva per condirli. E nemmeno loro erano dei puri. Ce n'era uno che sosteneva che l'unico modo
accettabile di consumare l'erba era brucarla a quattro zampe in un campo.
Ma dice sul serio? Che mondo!.
S, uno strano mondo. Ho passato la vita a circondarmi di fenomeni. Ne ho una bella
collezione nei miei ricordi.
Punt l'indice verso il corpo rigido:
E Lenantais? Sappiamo che non fumava, non beveva, non mangiava carne. Era anche lui un
pazzo di quel genere?.
No. Cio, ai vostri occhi potrebbe anche sembrare un pazzo, ma di un'altra categoria. Le
racconto un episodio. C' stato un periodo in cui era quasi un barbone. Anzi, senza il quasi. Viveva alla
bell'e meglio....
Rubacchiando qua e l?.
Non credo. Oppure visitava solo negozi da fame, perch non mangiava tutti i giorni. Ora, a
quell'epoca era tesoriere di una piccola organizzazione. Gli avevano dato l'incarico prima che si
riducesse in miseria....
Capito. Ha sgraffignato il malloppo?.
No, appunto. C'erano cento o duecento franchi in cassa. Era il 1928 e allora erano una discreta
somma. Gli altri se ne erano fatti un vero e proprio cruccio e non osavano parlarne, pensando, come lei,
che lui se ne fosse accaparrata sicuramente una parte. E invece no! Restava giorni senza mangiare
accanto a quel malloppo senza toccarlo. Erano i soldi degli amici, dell'organizzazione. Ecco che tipo di
uomo era Albert Lenantais quando l'ho conosciuto.
Insomma, un malfattore onesto!, ironizz l'ispettore.
Siamo tutti cos, indipendentemente dalle opinioni politiche, filosofiche o religiose. N del
tutto buoni, n del tutto cattivi. Lei dovrebbe saperlo meglio di chiunque altro visto che  un
poliziotto.
Io, uno cos, lo considero un pazzo.
Perch a volte sapeva mostrarsi di un'onest eccessiva?.
Un pazzo, ripet. E lei ha ragione. Ha conosciuto e conosce solo dei pazzi.
Questo, vecchio mio, non  affatto gentile nei confronti del suo capo, il mio amico Florimond
Faroux.
Si sta forse sparlando di me qui?, articol una voce canzonatoria.
Mi girai. Il capo della Sezione criminale centrale, che non avevamo sentito arrivare, era davanti
a me, con la mano cordialmente tesa. Gliela strinsi e fischiettai:
Una semplice aggressione, vero? Da quando si muove lei in persona per una banale
aggressione? A meno che anche lei non stia sperperando in sciocchezze il denaro dei contribuenti.
In parte, in parte, sorrise. In parte c' anche il fatto che quando la vittima di un'aggressione
 qualcuno di sua conoscenza, esaminiamo sempre la cosa un po' pi da vicino. Quando Fabre ha
scoperto dall'infermiera della sala 10 che un tizio con una pipa a forma di testa di toro, da cui aveva
difficolt a separarsi, chiedeva di vedere un degente di nome Abel Benoit, mi ha telefonato. Non c'
stato bisogno del nome. I tizi che fumano ininterrottamente una pipa a forma di testa di toro non sono
poi moltissimi. E poi sapevamo che quest'uomo....
Indic la figura rigida allungata sotto il sudario:
...si interessava a Nestor Burma. Ho ordinato a Fabre di raggiungerla e sono venuto anch'io a
vedere il risultato dell'incontro.
Si gir verso il subordinato, interrogandolo silenziosamente con il mento puntato.
Non credo che questa volta avremo dei problemi con lui, capo, rispose l'altro. Non ha
identificato subito il cadavere, cosa che si spiega facilmente....
L'ultima volta che l'ho visto doveva essere il 1928, dissi io.
...ma quando gli  venuto in mente, prosegu l'ispettore, non ha avuto alcuna difficolt a
dirmi tutto ci che sapeva su di lui. L'ho osservato attentamente, non credo che faccia della
commedia.
Nemmeno io lo credo, disse Faroux (era molto gentile da parte sua). Ma mi piace chiarire
ogni questione, anche la pi piccola, in cui compare il nome di questo dannato poliziotto privato, anche
se c'entra solo incidentalmente. Veniamo ai fatti....
Diresse la luce grigia dei suoi occhi verso di me: ...sta dicendo che i suoi ultimi contatti con
Lenantais risalgono al 1928?.
S, 28 o 29.
E da allora?.
Da allora niente.
Perch  venuto a trovarlo? Ha saputo di quello che gli era successo dai giornali?.
Ne hanno parlato?.
Non lo so, ma  possibile. Magari nelle brevi, nelle colonne riservate alle aggressioni
commesse dai marocchini. Non mancano di certo....
Non ho visto nulla sulla stampa.
Gli aveva scritto Lenantais, si intromise l'ispettore.
Eh?.
Gli parlai della lettera. Faroux mi chiese di vederla e gli servii la stessa frottola che avevo
raccontato al suo ausiliario.
Ma ci dev'essere dell'altro, proseguii. E se mi spiegaste di che si tratta? Non voglio certo
aiutarvi nel vostro mestiere, ma visto che ci sono... Tutto quello che so  che quest'uomo, che non
vedevo da una trentina d'anni,  stato ferito con un coltello... probabilmente maneggiato da un
nordafricano, se ho capito bene il suo discorso....
Faroux annu.
...che mi voleva vedere, non so perch, come non so perch a casa sua avesse ritagli di
giornali o di riviste che riportavano indagini mie. Non potreste dirmi qualcosa di pi?.
Molto volentieri, fece l'uomo della Tour Pointue. Questo, caro il mio Burma, non  un
affare che le permetter di farsi della pubblicit mettendoci alla berlina come al solito, posso mostrarmi
magnanimo... anche se con lei non si pu mai stare tranquilli. La storia della lettera potrebbe per
cambiare tutto. Vedremo. Ad ogni modo, non ho alcun motivo per non dirle il poco che sappiamo.
Potrebbe avere un'idea o un suggerimento da darci....
Corrug le folte sopracciglia:
...Badi bene che non lo spero affatto, perch lo sa il diavolo dove potrebbe portarci una cosa
simile, ma non voglio trascurare alcun dettaglio.
La ascolto.
Il commissario lanci uno sguardo circolare tutt'intorno: Cambiamo ristorante, per, propose.
Non si  stancato di questo obitorio? Detesto il genere vampiresco. Del resto qui non abbiamo pi
niente da fare, vero Fabre?.
Niente, capo.
Svignamocela verso un locale pi allegro, allora!.
Secondo lei il suo ufficio al 36  pi allegro?, chiesi, ridendo.
Chi ha parlato di ufficio? Andiamo in un bistrot.
Benissimo, lo preferisco.  meno ufficiale. E ho proprio bisogno di un aperitivo per
riprendermi da tutte queste emozioni.
Faroux si mise a ridere. Fece un vago gesto in direzione del cadavere di Albert Lenantais che il
guardiano con la casacca grigia, terminata la seduta, riport nel frigorifero, con il sottofondo stridente
della rotella anche lei assetata, ma d'olio.
Strano modo di onorare la memoria del suo amico che beveva solo acqua, Burma.
Alzai le spalle:
Oh, ma lui era un tipo molto tollerante, risposi.
Capitolo III
1927  Gli anarchici del Centro vegetaliano
La vetrata da cui prendeva luce il dormitorio gli conferiva un vago aspetto da atelier. Gli abiti
di alcuni dei frequentatori abituali del posto confermavano quell'impressione: giacche o pantaloni di
velluto, cappelli ad ampie falde e cravatte lavallire. Anarchici dai mezzi limitati o "refrattari ai
soldi" che vivevano di espedienti pi o meno legali.
La parte superiore della vetrata era trasparente, mentre la parte inferiore era coperta da una
mano di bianco livido che la rendeva opaca fino a met altezza. Il pudore e soprattutto il regolamento
di polizia vietavano agli uomini che ci vivevano di mostrare la propria nudit, totale o parziale, ai
pacifici e virtuosi cittadini che abitavano di fronte, dall'altra parte di rue de Tolbiac, in una casa
borghese di fine secolo.
Tuttavia, qualcuno che forse soffriva di una forma acuta di claustrofobia, aveva pazientemente
grattato via, con una lama di coltello, la vernice color latte su una superficie sufficiente perch si
potesse vedere, come attraverso una nebbia, cosa succedeva in strada.
Non che il paesaggio che si veniva a scoprire fosse dei pi attraenti. L'adolescente che
schiacciava il proprio viso contro il vetro non capiva perch avesse fatto tutta quella fatica, sfidato la
collera dei dirigenti del Centro  teosofi puritani  e rischiato di essere messo alla porta di un rifugio
che, con appena quindici franchi la settimana, gli permetteva di dormire a saziet, per scoprire un
paesaggio cos uggioso e tetro.
Le misere acacie che emergevano da placche di ghisa traforata incurvavano gli scarni rami
sotto raffiche cariche di neve e il marciapiede, a tratti sfondato, era coperto in tutta la sua lunghezza
da un sottile strato di fango scivoloso.
Era un paesaggio deprimente, ma l'adolescente lo contemplava lo stesso con una specie di
avidit. Un uomo in camicia si avvicin, quasi appoggi la testa sormontata di capelli neri ricci contro
la sua, guard a sua volta in strada e brontol:
Mal tiempo.
Poi imprec e torn a dormire. Erano tre giorni che lo spagnolo non lasciava il letto,
crocefisso dalla malinconia.
Con una rapida occhiata, l'adolescente consult una sveglia appesa sopra un ammasso di
coperte in disordine, all' estremit di una cordicella. Le tre del pomeriggio, marted 13 dicembre 1927.
Dieci giorni a Natale. Il cuore dell'adolescente si gonfi appena.
Seduto su uno sgabello, accanto alla stufa piena di ceppi, Albert Lenantais, un volantino in
mano, fissava la vetrata con i suoi occhi azzurri. Si alz e and verso l'adolescente:
Cosa diceva il castigliano?.
Mal tiempo. Brutto tempo.
S, brutto tempo.... (Lenantais avvicin il naso al vetro). A sud deve essere molto meglio,
vero?.
Sorrideva. Un sorriso confortante, che scopriva dei denti incredibilmente sani e bianchi.
S, disse l'adolescente.
Non sei stanco di Parigi?.
Penso che non ne avr mai abbastanza. Fino a ora non ho avuto molta fortuna, ma... come
dire?.
So quello che provi.... (Lenantais si accarezz con aria sognante il naso storto). ... una
strana citt.... (Cant). ...Parigi, Parigi, o citt infame e meravigliosa. Alcuni per si stufano.
Quando mi sar stufato torner dai miei vecchi.
Certo, alla tua et hai ancora questa possibilit. Hai messo da parte i soldi per il viaggio?.
Viagger senza biglietto.
Lenantais si strinse nelle spalle:
Ognuno  libero di fare come crede.
Torn a sedersi sullo sgabello. Poco dopo l'adolescente raggiunse il proprio letto e vi si
distese. Da dove si trovava, con le mani incrociate sotto la nuca, poteva vedere la sveglia. Alle quattro
sarebbe dovuto andare al lavoro. Maledetta neve! Se fosse caduta fitta come il giorno prima non
sarebbe stato per niente piacevole vendere i giornali sotto la burrasca, ma bisognava pur mangiare.
Non doveva lasciarsi abbattere come lo spagnolo. No, non doveva. Albert Lenantais sembrava
disapprovarmi, pens l'adolescente, quando ho parlato di viaggiare senza biglietto. E per... se
quello che si raccontava era vero, il Ciabattino aveva fatto due anni di prigione per complicit con dei
falsari. L'adolescente si sorprese a porsi delle domande su Lenantais, detto il Ciabattino, detto
Liabeuf. Cosa che si rimprover l'istante dopo. Tra anarchici non si fanno domande. L'adolescente
smise di fissare le lancette della sveglia, si sistem sul letto e abbracci con lo sguardo l'intera fila di
miseri letti. In fondo alla stanza, tre uomini quasi mescolavano le loro opulente capigliature per
discutere aspramente un punto delicato di argomento socio-biologico. Pi vicino, steso sul letto,
sognante, calmo e solitario, un giovane fumava beatamente una pipa dal lungo cannello. Lo
chiamavano il Poeta, ma nessuno aveva mai letto i suoi versi. Sotto le coperte, lo spagnolo si agitava.
Il suo vicino russava protetto da un manifesto che annunciava per la sera stessa, alla Casa dei
Sindacati, boulevard Auguste-Blanqui, la seduta del "Club degli Insorti". Argomento trattato: Chi  il
colpevole? La Societ o il Bandito? Oratore: Andr Colomer. Quello che russava aveva passato la
notte, con un bicchiere di latte in pancia come unico viatico, a incollare quei manifesti in tutto
l'arrondissement, a dieci gradi sottozero, e da bravo attacchino clandestino si era preso cura di
strappare un angolo di ogni manifesto, per ingannare la polizia, per farle credere che in quel
brandello scomparso, verosimilmente strappato da vandali, fossero stati apposti i sigilli obbligatori. Il
suo armamentario, un secchio da marmellata da cui emergeva il manico di un pennello, riposava alla
testa del letto, accanto a uno zaino vuoto e a una cassa straripante di giornali.
Si apr la porta sul fondo, facendo entrare contemporaneamente l'odore di verdure che una
squadra di giovani dagli occhi brillanti e dai visi ascetici stava mondando in cucina e un tipo sui
vent'anni con la mano destra avvolta in un bendaggio molto voluminoso. Il nuovo arrivato salut con
tono tracotante e si lasci cadere su un letto non lontano dall'adolescente. Cominci a liberarsi delle
bende e fece muovere le dita anchilosate dall'immobilit. Sulla mano non si distingueva alcuna traccia
di ferite o piaghe.
Bisogner che la trucchi un po', brontol l'uomo, a uso e consumo strettamente personale.
(Aveva gli occhi di un colore sgradevole, glauco, come ricoperti di un albugine venefica. Piccoli baffi
castani gli ornavano il labbro superiore e i capelli impomatati appestavano l'aria). All'assicurazione
mi romperanno sicuramente le scatole durante la visita di controllo.
Tir fuori un taccuino di tasca e si mise a sfogliarlo. L'adolescente guard la sveglia,
sbadigli, si alz, tolse da sotto il materasso un pacco di giornali e cont gli invenduti, sistemandoli
per titolo, Paris Soir da una parte, Intransigeant dall'altra. L'uomo con le bende, che osservava
l'operazione con un sorriso sulle labbra falso quanto la sua ferita, rise maligno:
Non miglioriamo ancora, vero? Continui a diffondere la stampa borghese?.
 la terza volta che mi fai questa domanda, disse l'adolescente alzandosi. La prima volta
pensavo che tu scherzassi e ho riso. La seconda ti ho risposto che ho bisogno di mangiare. Adesso ti
dico va a quel paese.
E io ti dico: mangia, visto che hai cos fame. Maledizione! Si considera anarchico e poi vende
giornali borghesi. Anarchico da bomba glacee, s!
Ma lascia perdere, Lacorre, intervenne Lenantais senza muoversi dalla sua postazione,
senza nemmeno sollevare gli occhi dal volantino che stava leggendo. Lascia perdere. Cosa vuoi che
faccia? Ti credi forse pi anarchico di lui?.
La sua voce era fredda, tagliente come una lama. Lenantais non amava Lacorre. Sentiva
istintivamente, sotto gli eccessi verbali, una mancanza di calore interiore e di sincerit.
Certamente, rispose l'altro.
Lenantais abbandon il volantino:
Mi domando se tu sappia anche solo lontanamente cosa significhi.  bello arrivare un giorno
e dire "Sono un compagno".  molto bello, semplice e facile. Da noi chiunque pu entrare e uscire
come vuole. Non si fanno domande a chi si presenta.
Ci mancherebbe altro!.
Ci non significa che secondo me un anarchico sia un'altra cosa, ecco tutto.
Spiegamelo allora!.
Non ho tempo da perdere.
In ogni caso, disse Lacorre, un anarchico che ha il senso della dignit non adotta un
attitudine passiva e rassegnata come questo giovanotto. Non si abbassa a vendere questa robaccia
borghese. Si difende, se la cava, si mette a rubare....
Eccoci al punto!.
Esattamente!.
Sono tutte stronzate! Ognuno  libero di fare la vita che vuole purch non offenda in nulla la
libert dei compagni. Lui vende i giornali. Tu simuli incidenti sul lavoro. Siamo tutti liberi....
Se gli illegalisti....
Lenantais si alz:
Gradirei non essere seccato con l'illegalismo e la riconquista individuale, articol. (Il naso
di traverso fremeva).  un argomento vietato agli incapaci che simulano incidenti sul lavoro e sudano
di paura all'annuncio di una visita di controllo nella sede dell' assicurazione. Fino a quando non hai
assalito un esattore, devi solo chiudere il becco. Parlare! Parlare! Ne ho conosciuti anche troppi di
questi teorici bravi a parlare che per restavano tranquilli a casa loro mentre altri poveri coglioni
passavano all'azione e si facevano beccare.
Soudy, Callemin, Garnier..., cominci Lacorre.
Hanno pagato, l'interruppe Lenantais. Hanno pagato due volte. Hanno pagato e io li
rispetto. Ma tu, se li avessi capiti almeno un po', se avessi capito quanto erano superiori a un semplice
furfante come te, non li offenderesti con i tuoi omaggi.
Lacorre si imporpor:
Per parlare cos hai forse assalito anche tu un bancario?.
Anch'io ho pagato. Mi sono beccato due anni di prigione per aver falsificato del denaro, i
compagni te lo possono raccontare. Non ne vado assolutamente fiero, ma mi sembra un'altra cosa
rispetto ai finti incidenti sul lavoro.
Non continuer cos per sempre, grid Lacorre. Un giorno mi ci butter davvero e vedrete
di cosa sar capace. Lo far ruzzolare anch'io un esattore.
Oh! Non ne dubito, lo canzon Lenantais. Mi stupirebbe se tu non riuscissi a fare una cosa
cos intelligente. E quando avrai fatto fuori uno di quegli imbecilli che portano in giro delle fortune in
cambio di un tozzo di pane, finirai in galera o salirai alla ghigliottina, senza nemmeno aver avuto il
tempo di comprarti un cappello con il ricavato del colpo. Io ci tengo alla mia vita. E non mi sorride
affatto l'idea di dispiegare la mia individualit tra quattro assi o in galera. L'ideale, vedi.... (Si mise
a ridere). ...sarebbe assalire un esattore senza spargimento di sangue e senza che la cosa si venga a
sapere, e vivere di quella fortuna acquisita in modo disonesto, ammesso che esistano fortune che non
siano state acquisite in modo disonesto, nella totale impunit. Ammetto per che un progetto del
genere non  per niente facile da realizzare.
Lacorre alz le spalle con uno sguardo di piet:
Direi di s. Queste sono fesserie. E grosse anche. Mi fanno venire il mal di pancia!.
Si alz e si avvi verso l'uscita. Furioso, sbatt la porta dietro di s. Il suo interlocutore rise
piano e, siccome la notte iniziava ad allungare dappertutto le sue ombre, and a manovrare un
interruttore. Qualche lampadina anemica, fissata al soffitto dell'ampia sala, diffuse una luce
giallastra. Lenantais torn a sedersi accanto alla stufa. Gli uomini dai capelli lunghi continuavano a
discutere a voce bassa, troppo assorti nel loro dibattito per interessarsi a ci che aveva visto opporsi 
ancora una volta  Lenantais a Lacorre. Il Poeta aspirava silenziosamente dalla pipa. L'adolescente
si dedicava ai propri calcoli. Lo spagnolo e l'attacchino dormivano.
Forse era successo lo stesso giorno. Forse no. Un uomo magro, capelluto e barbuto, con i piedi
nudi calzati in sandali di cuoio entr nel dormitorio, martellando il pavimento di legno con un bastone
nodoso, e chiese:
Il compagno Dubois c'?.
No, rispose qualcuno.
L'uomo aspir profondamente:
C' puzza qui. Puzza di....
Si interruppe vedendo il Poeta che fumava. Si precipit verso di lui, gli strapp la pipa dalla
bocca e la lanci con violenza contro un muro, facendola andare in mille pezzi. Si sollevarono diverse
proteste e Lenantais prese la parola:
Compagno Garone, hai appena compiuto un atto autoritario, indegno di un anarchico. Non 
che per caso un giorno vorrai obbligarci a seguire il tuo esempio e farci mettere tutti a quattro zampe
a mangiare verdura perch, secondo le tue teorie,  il solo modo per consumarla secondo natura? Sei
libero di agire come vuoi, denunciando la nocivit del tabacco - io stesso me ne astengo, non fumo -
ma devi convincere i compagni ancora schiavi di queste passioni, di questi bisogni, con
argomentazioni, non con atti di autorit.  importante....
Lincidente diede il via a una discussione che si prolung.
L'adolescente prese il metr a place d'Italie. And in rue du Croissant, nel quartiere dei
giornali, a comprare qualche decina di esemplari dei quotidiani della sera per tornare a venderli nel
tredicesimo arrondissement, che si irradiava attorno al Centro vegetaliano. Alle otto cont i suoi scarsi
guadagni, fece un pacco degli invenduti, lo infil sotto il letto e nonostante le gambe affaticate si avvi
verso la Casa dei Sindacati del boulevard Auguste-Blanqui dove il Club degli Insorti dibatteva
l'importante questione: Chi  il colpevole? La Societ o il Bandito? Ci ritrov Albert Lenantais,
accompagnato da altri due compagni di idee, con i quali aveva maggiormente simpatizzato da quando
frequentava gli anarchici parigini. Uno, di una ventina d'anni, era renitente. Rischiava di essere
arrestato e consegnato alle autorit militari in ogni momento, ed era quindi noto solo con il discreto
nome di ]ean. L'altro, un po' pi vecchio, si chiamava Camille Bernis. Erano educati, riservati, non si
occupavano degli affari altrui... e gli altri non si occupavano dei loro. Avevano un' espressione decisa,
volitiva, e talvolta nel fondo dei loro occhi brillava un barlume di fanatismo. Bernis e Jean non
vivevano al Centro vegetaliano, ma dopo la seduta al Club degli Insorti vi seguirono Lenantais e
l'adolescente, e tutti e quattro discussero i vantaggi e gli inconvenienti dell'illegalit fino a ora tarda,
seduti su un letto, al suono lugubre del vento di dicembre che batteva sulla vetrata e alla luce di una
piccola lampada a petrolio la cui fiamma timorosa non poteva minimamente disturbare il riposo dei
compagni addormentati. Albert Lenantais, sempre incerto, dava spesso l'impressione di non avere
alcuna idea precisa sull'argomento... a meno che non nutrisse un progetto grandioso, un progetto
utopico e grandioso  forse il progetto che aveva esposto a grandi linee al tipo di nome Lacorre.
...
La voce burbera del commissario Florimond Faroux mi arriv come attraverso un doppio strato
di ovatta:
Andiamo, Burma. Cosa le succede? A cosa pensa?.
Mi scossi:
Alla mia giovinezza. Non avrei mai creduto che fosse cos lontana.
Capitolo IV
Informazioni confidenziali sul morto
Uscimmo. Appena fuori dall'edificio, caricai la pipa e l'accesi. Senza offesa per l'idiota che
aveva forse ormai finito di rompere le pipe  e le scatole  agli altri, il fumo che mi riemp i polmoni
mi procur un certo benessere.
Florimond Faroux era venuto con una macchina della polizia, guidata da un agente in borghese
che aspettava il ritorno del capo fumando anche lui e guardando  senza temere un irrispettoso
accostamento  i treni della linea sopraelevata del metr. La macchina era parcheggiata tra altre vetture
davanti all'ingresso a sbalzo dell'ospedale. Malgrado lo sforzo per non attirare l'attenzione, la sua
funzione sociale era visibile quanto il naso storto al centro del volto di Abel Benoit/Lenantais.
Mentre ci dirigevamo verso l'auto, lanciai uno sguardo tutt'intorno, dal confine dello Square
Marie-Curie fino al terrapieno dove si eleva la statua del dottor Philippe Pinel, il benefattore dei pazzi,
cos chiamato perch inaugur i primi metodi umani nel trattamento dei poveri dementi. Prima di lui si
cercava essenzialmente di guarirli a colpi di bastone. L'aspetter, aveva promesso la gitana.
Possibile, ma in vista non c'era nessuna gonna rossa. Tutte le verifiche, le discussioni, gli intrallazzi a
cui avevo appena partecipato avevano richiesto tempo e un crepuscolo precoce, accelerato da una
nebbia insidiosa, si stava impossessando di quella parte della citt. C'era per ancora abbastanza luce
perch non confondessi la graziosa figura della ragazza con una capanna di cantonieri, per esempio.
Blita non mi aveva aspettato... non aveva mai avuto l'intenzione di aspettarmi... o, pi
probabilmente, l'arrivo in macchina di Florimond Faroux l'aveva intimidita. Apparteneva a una razza
che riconosce la polizia a un chilometro di distanza.
L'autista si mise al volante, l'ispettore Fabre al suo fianco mentre il commissario e io ci
sedemmo dietro.
Dove andiamo a parlare e a bere questo bicchiere?, chiese Faroux. Lo dica lei, Burma, che 
un esperto di bistrot....
 scritto in un rapporto di polizia?, chiesi. Sa cosa bisogna pensare dei rapporti di polizia,
vero? Be', siccome sono in un momento di nostalgia e ritorno al passato, andiamo da Rozs, place
d'Italie. Ho un ottimo ricordo dei loro croissant.
D'accordo. Place d'Italie, Jules, ordin il commissario all'autista. Nestor Burma  uno che
se ne intende.
L'auto part, pass tra i piloni di ghisa che sostengono i binari del metr sopraelevato e imbocc
boulevard de l'Hopital.
Non ho fame, dissi. Penso ai croissant perch all'epoca mi  capitato spesso di mangiarne
tre o quattro insieme al cappuccino al banco di quella brasserie e di dichiararne solo uno al momento di
pagare.
Perch me lo racconta?, fece Faroux con simpatia. Pensa di non avere una reputazione gi
abbastanza cattiva?.
Oggigiorno la cattiva reputazione  un indiscutibile vantaggio. La mia  ancora troppo buona.
Glielo racconto perch risale alla mia infanzia e mi sembra divertente tornare in compagnia di poliziotti
sul luogo delle mie prime malefatte.
 ormai cos lontano tutto questo, disse Faroux.
S, e infatti si pu confessare. Tanto esiste la prescrizione.
Non sragioni quindi. Sembra proprio che la morte di Lenantais sia stata un duro colpo per lei.
Dei suoi furti di croissant me ne infischio. Ma lei sa bene che la prescrizione  un tranello e che per i
reati gravi praticamente non esiste. I nostri fascicoli non vengono mai chiusi del tutto. E cos capita a
volte che un assassino, convinto di essere ormai al sicuro, si trovi a dover pagare anche molti anni dopo
aver commesso il crimine. E sa perch capitano cose simili? Perch un poliziotto si intestardisce
quando non risolve un caso e ne fa sempre una questione personale. Tanto pi che spesso non gli
vengono certo risparmiati i sarcasmi in pubblico. E allora pu succedere che uno smacco, anche uno
solo, diventi un chiodo fisso. Alcuni se ne fregano, ma non tutti. E l'agente che non dimentica comincia
a ruminare, ruminare, facendo la posta anche al minimo indizio che lo possa vendicare. Perch a quel
punto  una questione di vendetta, di soddisfazione personale.
Il vecchio Ballin, per esempio, disse l'ispettore Fabre, che seguiva il discorso di Faroux
meglio di me.
Non chiesi chi fosse Ballin. Visto che probabilmente non si trattava della vecchia attrice di
cinema di nome Mireille, me ne fregai. Ma Faroux prosegu:
Ballin, s.  andato fuori di testa per un caso che si  svolto proprio qui nei paraggi, o almeno
cos si  sempre pensato... anche se non si pu esserne certi... Un impiegato che trasportava una grossa
somma e che  scomparso come per incantesimo, pi o meno dalle parti del ponte di Tolbiac, al 36.
Ballin ha sudato sangue e lacrime, e tutto per niente. Quel caso gli ha tolto la salute e gli ha impedito di
avere la lucidit necessaria per risolvere i casi successivi. Ha continuato a cercare di continuo la chiave
dell'enigma. Si  rincretinito.  arrivata la guerra che lui stava ancora cercando la soluzione. Nel 41 i
tedeschi l'hanno mandato in un campo di concentramento. Ne  uscito vivo, ma gli avevano fatto il
lavaggio del cervello. Rasato a zero. Adesso  in pensione da un pezzo, ma dei colleghi in polizia
dicono che stia ancora indagando.
Se vuole la mia opinione, capo, disse Fabre, mi sembra che cos sia spingere il dovere
professionale un po' troppo lontano.
 matto,  la sua sola scusante. Non siamo mica degli eroi. Pu capitare di fallire. Guardate,
cambiamo arrondissement e facciamo un nuovo tuffo nel passato. L'affare Barbala, ve lo ricordate?
Suzanne Barbala, una ragazzina di undici anni. Hanno trovato i resti del corpo, fatto a pezzi, sotto lo
schermo del cinema Madelon, in avenue d'Italie, nel 1922. Non si  mai saputo chi abbia commesso il
crimine. Insomma... dico tutto questo tanto per parlare... cos, senza dire veramente nulla di nuovo.
S,  gentile da parte sua tener viva la conversazione.
Il commissario alz le spalle:
 perch vedo che la morte di Lenantais l'ha colpita molto. Cerco di darle il tempo di
riprendersi.
Non  tanto per la sua morte.  pi per il fatto di averlo ritrovato dopo tanto tempo.
 la stessa cosa.
S, lutto e compagnia. Che razza di posto, buon Dio! Riuscir mai a venirci un giorno con il
sole?. Arrivammo a place d'Italie.
Una nebbia sorniona, come un'ombra che veniva sorpresa a infilarsi furtivamente in boulevard
de la Gare, si sfilacciava tra i rami spogli degli alberi della piazza centrale e dei terrapieni ai margini. I
caff che circondavano la piazza avevano acceso le loro luci e un tubo al neon correva a intermittenza
sopra le vetrate della brasserie Rozs. Prima di lanciarsi nella discesa di boulevard Auguste-Blanqui, le
auto percorrevano la rotonda con quel particolare stridore che producono i pneumatici sull'asfalto
bagnato.
Jules, il poliziotto-autista, parcheggi la vettura dell'amministrazione all'inizio di rue Bobillot e
tutti insieme ci incamminammo verso l'accogliente bistrot.
Forse per sorvegliare gli amanti dei croissant  dopo quello che mi aveva sentito dire non era
impossibile  Jules and ad aspettarci al bancone, assediato da una clientela numerosa.
Faroux, Fabre e io ci accomodammo nell'angolo della sala pi lontano dall'ingresso. A parte
due innamorati che non ci degnarono nemmeno di uno sguardo, il locale era deserto.
Dal bancone ci arrivavano i rumori abituali: il brusio delle conversazioni, il cozzare del vetro e
la gazzarra di un flipper malmenato da un tipo che non giocava per perdere e non era per nulla
preoccupato dall'eventualit di un tilt. Fu messo in funzione il juke-box e la voce di George Brassens,
che cantava Gare au gorille, sovrast il tumulto. Forse era l'autista della polizia che si concedeva un
piccolo svago. Ad ogni modo, il sottofondo di Brassens a una conversazione che verteva su un vecchio
anarchico faceva un certo effetto.
Non  proprio la procedura regolare, cominci Faroux, dopo che il cameriere, presa
l'ordinazione, ci ebbe portato un aperitivo per me, un grog fumante per il commissario e un quarto di
Vichy per l'ispettore, che doveva essersi fatto influenzare da tutte quelle storie di astemi. Non 
normale parlare di lavoro al bistrot, ma sono convinto che il caso in questione non uscir dai limiti di
una volgare aggressione come ce ne sono tante. Posso quindi permettermi un'eccezione alla regola...
tanto pi che lei mi sembrava aver bisogno di tirarsi un po' su, Burma.
Abbozzai un gesto languido.
...Bene! Allora, ecco....
Inizi a rollarsi una sigaretta:
...Non ha senso insistere troppo sulle idee di Lenantais.  stato quello che ha voluto,
anarchico, falsario, sfortunato e tutto, ma da ormai diversi anni viveva tranquillo....
Il commissario accese la sigaretta, mescol il suo fumo a quello della mia pipa.
...Non militava pi, non frequentava alcun gruppo politico o filosofico. Si era organizzato una
modesta esistenza indipendente. Cosa crede che facesse, Burma?.
Non lo so, dissi. Era un ciabattino. Si era messo per conto suo?.
No. Forse non ha mai avuto modo di affittare un locale adatto... dico adatto, perch a dire il
vero un negozio ce lo aveva....
Pi che altro una rimessa, rettific Fabre. Faroux approv:
S,  piuttosto una rimessa... un magazzino... un locale che avrebbe anche potuto adattare a
bottega, solo che.... (Una smorfia gli sollev i baffi). ... in passage des Hautes-Formes, tra rue
Nationale, quasi all'angolo di rue de Tolbiac, e rue Baudricourt. Non  una zona peggiore di tante altre,
ma il passage des Hautes-Formes  piuttosto emarginato... tanto pi che i cartelli menzogneri lo danno
come via senza uscita, cosa che non invita....
...ad addentrarcisi.
Gi. Per farla breve, mi riesce difficile immaginare un negozio che possa prosperare in quel
corridoio a cielo aperto, e forse il nostro Lenantais non ha mai voluto tentare l'esperienza. I clienti alla
lunga diventano quasi dei padroni e anche molto tirannici. Quanto ad andare a lavorare sotto qualcun
altro....
Neanche a parlarne!.
Chiaro. Abbiamo saputo che, di tanto in tanto, gli capitava di confezionare un paio di
calzature, ma indovini qual era la sua risorsa principale, Burma! La stoffa, vecchio mio. Straccivendolo
e ciabattino, una miscela sapiente delle due professioni gli assicurava guadagni sufficienti per i pochi
bisogni che aveva e la libert totale. Raccoglieva roba vecchia, la vendeva, ne comprava, ne rivendeva,
insomma, non se la cavava poi male. Era padrone di se stesso. Aveva pi o meno risolto il problema!
Ha visto i suoi abiti all'ospedale?.
No, risposi.
In effetti non ne ha avuto l'occasione. Ma se li avesse visti, avrebbe constatato che, senza
essere lussuosi, erano comunque di buona qualit. Non quei vestiti che si vedono in genere addosso agli
stracciaioli.
Straccivendolo! Mi venne un'idea, ma la tenni egoisticamente per me. L'individualismo
anarchico, sempre! E per Faroux sembr indovinarla, quell'idea. Le fece eco l'istante seguente:
Stiamo verificando se non arrotondasse facendo anche un po' di ricettazione, disse. Ma io
non credo. La maggior parie dei ricettatori, piccoli e grandi, sono schedati. Lenantais, o piuttosto lo
stracciaiolo noto sotto il nome di Abel Benoit, non  mai stato sospettato di essere dedito a questo
genere di traffico. Allora, ecco come viveva, libero e indipendente, come dice la canzone, non
nell'abbondanza, ma comunque abbastanza comodamente, tenuto conto dei suoi bisogni ridotti
all'essenziale. Tutto questo per darle notizie recenti del suo vecchio amico. Ma veniamo alla brutta
disavventura finale....
Il commissario gett il mozzicone e fin il grog in un sorso:
...tre giorni fa, di notte, per strada,  stato assalito da un gruppo di ragazzi, nordafricani
secondo quanto ci ha detto, che gli hanno sferrato due coltellate e gli hanno fregato il portafoglio. 
riuscito a fatica a trascinarsi fino a casa e a chiedere aiuto alla vicina, una specie di gitana....
La sua vicina o altro, osserv l'ispettore Fabre agitando le dita come se profanasse un paio di
mutandine di nylon.
Ad ogni modo,  la sua vicina di casa. Vive in una baracca attaccata a quella di Lenantais. Ma
penso che fosse troppo vecchio per andare a letto con lei, anche se con questa gente priva di pregiudizi,
non si pu mai sapere....
Sessant'anni, non era cos vecchio, protestai io, pensando al mio avvenire e al passato recente
di Sacha Guitry.
Non parlo delle sue possibilit, sorrise Faroux. Parlo della differenza di et tra i due. Lei ha
ventidue anni. Quarant'anni tondi di scarto.
S, certo. Allora, questa ragazza?.
Non  stata capace di curarlo, anche perch era stato seriamente ferito, la prova  il fatto che
ne sia morto....
Credevo che i gitani possedessero medicinali, balsami segreti, un mucchio di formule e
ricette!.
Forse, ma non questa gitana, a quanto sembra.  una zingara moderna che ha rotto con la sua
trib e, forse, con tutte le conseguenti cianfrusaglie, balsami, ricette e segreti vari. Ha caricato
Lenantais nella sua macchina, una vecchia carretta che gli serviva per il lavoro, e l'ha portato alla
Salptrire. Ovviamente i nostri colleghi della circoscrizione sono stati allertati....
Un momento, lo interruppi. A proposito di circoscrizioni, come mai l'ha portato alla
Salptrire? Non ci sono ospedali pi vicini al passage des Hautes-Formes?.
C' l'ospedale Lannelongue, ma lei  andata fino alla Salptrire.
Perch?.
Non ha saputo dare spiegazioni. Immagino che, essendo certi ospedali pi noti di altri, le sia
venuta in mente prima la Salptrire. I colleghi allora si sono interessati al caso, hanno ficcato il naso a
casa sua... All'inizio  sembrato tutto un po' misterioso, capisce?.
No, ma non fa niente. Continui pure.
In quel quartiere che brulica di arabi, senza che si riesca a distinguere quali sono dalla nostra
parte e quali contro, vecchio mio, ci si occupa pi attivamente che altrove delle banali aggressioni
notturne, soprattutto di quelle in cui c'entrano dei nordafricani.
Ah! S! Per via delle agitazioni nella colonia coloniale! Fellagha e compagnia bella, vero?.
Esattamente. Un giorno  un arabo ubriaco di vino che si fa spaccare la faccia da un altro
arabo rispettoso del Corano....
Si torna al vostro Centro vegetariano, rise l'ispettore Fabre.
Non ne parli. O sar costretto a ordinare un altro quarto di Vichy, gli lanciai. Non replic.
Faroux riprese:
L'indomani  un albergatore o un oste musulmano che viene taglieggiato dagli "esattori" del
Fronte di Liberazione Nazionale. Nel frattempo, quegli stessi "esattori", o marioli opportunisti che
sanno navigare in acque mosse, si procurano denaro in altri modi. Qualche piccola aggressione qua e
l, con tanto di sottrazione del portafoglio del malcapitato.
L'ispettore non disse che stavamo tornando all'antica passione di certi anarchici per l'illegalit,
ma non per questo non ci pensava.
Per farla breve, disse il commissario, tutto ci che riguarda gli africani  doppiamente tenuto
sotto controllo. Lenantais, che si pensava fosse ancora Abel Benoit perch in una delle sue tasche era
stato rinvenuto un documento di identit con quel nome, Lenantais allora, anche se debolissimo e
controvoglia, ha ammesso di essere stato attaccato e derubato da immigrati. D'altra parte i colleghi
avevano storto il naso vedendo il suo tatuaggio sovversivo. Avevano piuttosto pensato a un
regolamento di conti di stampo politico. Sono andati a frugare nella sua catapecchia e hanno trovato, tra
il ciarpame professionale, una valanga di materiale rivoluzionario, ma ormai sorpassato. Collezioni di
giornali anarchici che non comparivano pi da molto tempo, volantini, manifesti, libri e altro, i pi
recenti dei quali risalivano al 37 e al 38, tutti riguardanti la guerra di Spagna, che sembra aver suonato
a morto per la sua militanza....
Anche Florimond Faroux aveva fatto molte letture.
...Infine, scoperta suprema, un dossier sistemato con grande cura dove si parlava di me.
Di lei?.
Indirettamente. Erano ritagli di giornali infilati in una cartellina di cartone. Riguardavano le
sue inchieste portate alla conoscenza del grande pubblico da Marc Covet su "Le Crpuscule",
ovviamente, nella maggior parte degli articoli figurava anche il mio nome. Il commissario di quartiere,
che non lascia nulla al caso, mi ha avvertito trasmettendomi in visione il pacco dei ritagli insieme alle
impronte della vittima, pensi che le aveva fatte rilevare d'autorit! Un anarchico. La cosa lo
interessava. Mi chiese che importanza bisognava dare a quell'aggressione e se per caso non avessimo
qualcosa su Abel Benoit. Sapevamo che nel 1920, sotto il suo vero nome di Lenantais, era stato
coinvolto in una storia di falsari e condannato e che era stato a lungo schedato come militante
anarchico ardente e pericoloso. Gliel'ho detto e glielo ripeto: per principio non trascuro nessuna
questione, per quanto minore, nella quale compaia il suo nome. Questi casi sfociano troppo spesso in
complicazioni inattese.  possibile che per una volta mi sbagli, anche se... c' la lettera, di cui avremo
modo di riparlare. Mi sono chiesto a che scopo quel rivoluzionario apparentemente placato stesse
raccogliendo una simile documentazione su di lei e poi, sapendo tutto dei suoi precedenti, ho
immaginato che si trattasse di una sua ambigua conoscenza risalente alla giovinezza, che si interessava
forse al prosieguo della sua carriera con fini misteriosi....
Pericoloso! Ardente! Placato! Ambigua! Misteriosi! A volte Florimond usa un tale
vocabolario...
...Non ho ritenuto indispensabile metterla al corrente subito. Dopo tutto, chiunque ha il diritto
di collezionare ritagli di giornale. La raccolta forse non significava nulla, il tizio non era
obbligatoriamente una sua vecchia conoscenza e non necessariamente lei aveva qualcosa a che fare con
questa storia. Non volevo svegliare il gatto che dormiva per nulla. Me la ritrovo tra i piedi gi
abbastanza spesso senza che sia necessario un invito a venirmi a rompere le scatole. Mi ero riproposto
di interrogare Lenantais io stesso, ma le sue condizioni sono bruscamente peggiorate, dopo un iniziale
miglioramento. Questa mattina ci hanno detto che era morto. Ho mandato Fabre all'ospedale e...
eccoci qui.
Il commissario riprese fiato. Gli ci voleva proprio. Restammo tutti e tre in silenzio per un
istante.
Cosa ne pensa, Burma?, chiese infine Faroux.
Niente, dissi.  vero che ho conosciuto Lenantais in passato. Ma  talmente tanto tempo che
l'ho perso di vista che per me  come uno sconosciuto. Ma... uhm... non avremo intenzione di
spremerci eccessivamente le meningi su un fatterello di cronaca semplice come un "buongiorno"?.
Semplice lo era. Forse lo  ancora. Lo spero. Ma c' la lettera... la lettera che, malgrado il suo
stato, ha fatto di tutto per far pervenire proprio a lei. Quella lettera rischia di cambiare ogni cosa. 
davvero seccante che l'abbia mandata a chiamare, Burma! Che abbia aspettato di essere in un letto di
ospedale, ferito a coltellate, per riprendere i contatti. Cos l'ha tirata nel mezzo. Non so in mezzo a
cosa, ma....
Mi strinsi nelle spalle:
In mezzo a cosa vuole che mi abbia messo? Lei sta facendo di un buco una voragine.  una
deformazione professionale. L'ispettore....
Indicai con la pipa il subalterno di Florimond:
...l'ispettore ha una sua teoria, credo.
I baffi superiori assorbirono il rilascio della mia pipa.
S, disse il poliziotto in seconda. Nordafricani o non... e poi, perch non dovrebbero essere
proprio degli arabi? Si  talmente fatto pregare prima di confessare che deve essere vero. Magrebini o
no, quindi, Lenantais conosceva i suoi aggressori e voleva vendicarsi, ma escludendo qualsiasi
intervento della polizia, perch rimaneva pur sempre un anarchico, anche se annacquato. E deve aver
pensato che il vecchio compagno Nestor Burma avrebbe fatto al caso suo.
Possibile, dichiar Faroux, dopo un momento di riflessione.
Aggrott le sopracciglia:
...Se quel tipo avesse scritto al presidente della Repubblica o al prefetto di polizia, me ne
fregherei, ma Nestor Burma....
Il mio nome le ha sempre fatto un effetto del genere, dissi. Dovrebbe fare qualcosa contro
questa brutta abitudine.
S, lei ha proprio ragione. Il solo sentirlo pronunciare mi turba e talvolta mi fa fare delle
sciocchezze.
In ogni caso, non posso esserle utile. Tutto ci che so l'ho appreso da lei.
Bene, lasciamo le cose cos come stanno....
Consult l'orologio da polso:
...Tagliamo la corda, Fabre. Sono fuori dall'ufficio da troppo tempo. Se hanno bisogno di me
si chiederanno dove sono finito. Non voglio certo compromettere la mia carriera a causa di Nestor
Burma.
Tagliamo la corda, rispose Fabre facendogli eco.
Aggiunse poi con aria golosa:
...Magari nel frattempo hanno trovato una donna fatta a pezzi.
Risi:
Nel qual caso controllate che non abbia in mano una lettera per me. Ci darebbe l'occasione per
un'altra gradevole chiacchierata.
A proposito di lettere, disse Faroux, mi faccia avere quella di Lenantais uno di questi
giorni. D'accordo.
Il commissario chiam il cameriere, pag il conto e uscimmo tutti e tre dalla brasserie dopo
aver recuperato Jules, l'autista. Accompagnai il terzetto fino alla macchina, in rue Bobillot.
Torno direttamente al 36, disse Faroux. Posso lasciarla da qualche parte per strada, ma non
al suo ufficio.
Prender un taxi o il metr, risposi.
Allora, arrivederci.
Arrivederci.
Jules innest la marcia e i tre poliziotti se ne andarono. Tornai pensoso sui miei passi. Rientrai
da Rozs, mi procurai un gettone telefonico alla cassa e andai a telefonare alla redazione de Le
Crpuscule. Dopo essere passate dalla voce di una bionda e poi di un tipo che masticava il
chewing-gum o inaugurava una dentiera, le mie povere orecchie furono torturate dalle corde vocali di
Marc Covet, il giornalista-spugna.
Un piccolo favore, dissi. Guardi cosa  riuscito a spigolare l'addetto alla cronaca locale in
questi giorni nel tredicesimo arrondissement. Nelle quantit di notizie in tre righe deve essercene una
riguardante uno straccivendolo di nome Abel Benoit, il cui vero nome  Lenantais, che  stato derubato
e pugnalato da alcuni arabi. Tiri fuori l'informazione, ci scriva sopra un pezzo da una trentina di righe e
si assicuri che sia pubblicato.
 l'inizio di qualcosa?, chiese Marc Covet con l'acquolina in bocca.
 la fine. Lo stracciaiolo in questione  appena morto in seguito alle ferite. L'avevo conosciuto
un'eternit fa.
E vuole fargli un po' di pubblicit postuma?.
Oh! Era un tipo che non avrebbe gradito che i giornali parlassero di lui. Era molto modesto.
Ed  cos che lei esegue le sue volont?.
Forse.
Riattaccai. La cabina telefonica era situata accanto alla toilette. Mi ci barricai dentro, rilessi
un'ultima volta la lettera di Lenantais, la strappai e ne inviai i frammenti in crociera organizzata nelle
fogne tirando lo sciacquone. Se Florimond Faroux voleva prenderne conoscenza, avrebbe dovuto
dotarsi di uno scafandro, adesso. Tornai al banco, mi feci un bicchiere supplementare e lasciai il locale.
Comprai una cartina del metr in una merceria vicina, la consultai e iniziai a scendere lungo avenue
d'Italie.
Adesso il buio era quasi totale. Una leggera nebbiolina faceva da aureola al paesaggio.
Goccioline fredde cadevano dalle estremit dei rami e delle pensiline dove si erano accumulate
nell'attesa di una vittima. I passanti si affrettavano, il naso contro il petto, come se avessero vergogna.
Di tanto in tanto, facendo concorrenza ai lampioni, un bistrot proiettava su tutta la superficie del
marciapiede una zona luminosa, calda, dall'odore di alcol e di musica meccanica.
Con la pipa in bocca, le mani infilate nelle tasche della mia canadese foderata di pelliccia e i
piedi calzati in comode scarpe dalla suola molto spessa, provavo una strana sensazione di volutt 
tinta di un retrogusto sospetto  a calpestare quell'asfalto su cui avevo vissuto tanto miseramente.
Certo, di tanto in tanto ero ancora squattrinato, e pi spesso che no, ma non si potevano fare paragoni.
Avevo fatto della strada, da allora. Non dovevo essere il solo. Dovevano averne fatta tutti. S, in un
senso o nell'altro! Cosa gli era preso a Lenantais per obbligarmi a rituffarmi nel ricordo di quei giorni
lontani? Qualcosa mi diceva che non avrebbe dovuto.
Arrivato in rue de Tolbiac, presi l'autobus 62 in direzione cours de Vincennes e scesi alla
fermata seguente. La rue Nationale scendeva ripida verso boulevard de la Gare, e il passage des
Hautes-Formes si apriva a sinistra, quasi all'angolo, come aveva detto Faroux.
La particolare pavimentazione, irregolare e a dossi, come sotto l'ancien regime, era stata
concepita per vincere la resistenza della scarpe pi robuste e del pi stabile degli equilibri. Lungo i
canaletti di scolo si raccoglievano acque saponose. L'effetto stagno che cercavano ambiziosamente di
produrre sotto la luna, con l'aiuto della luce di un lanternone, abortiva miseramente. Un gatto randagio,
disturbato dal mio incedere esitante  esitante perch temevo di sbattere il muso (vedi sopra)  usc
dall'ombra dove meditava, attravers il vicolo all'improvviso e scomparve dietro l'unico pezzo di muro
di una casa in rovina. Passage des Hautes-Formes! Tanto di cappello! A destra e a sinistra c'erano solo
casupole di una modestia che sfiorava l'umilt, casette a un solo piano, raramente due, talvolta costruite
direttamente sulla strada, nella maggior parte dei casi in fondo a un giardino o, pi precisamente, a un
cortile. Da qualche parte arrivava il suono di un apparecchio radiofonico che un marmocchio invidioso
cercava di sovrastare con le proprie urla. A parte quello, e il rumore del traffico in rue de Tolbiac,
nemmeno un cane, solo il gatto che avevo visto fuggire. Vidi due porte di legno, l'una accanto all'altra,
che difendevano l'accesso a due costruzioni identiche. La prima di queste porte era adornata da ostiche
ferrature e da un'iscrizione tracciata sul catrame: Laguet, stracci. Lenantais si chiamava gi Benoit.
Non poteva essere anche Laguet. Almeno lo speravo. Passai all'altra porta. Era quella giusta. Benoit,
stracci e materiali vari. I poliziotti non avevano ritenuto utile apporre i sigilli al magazzino-casa di
Lenantais. Scossi il portone. Chiuso. La serratura non sembrava un ostacolo, a prima vista, ma non
avevo intenzione di dilettarmi a scassinarla. La strada era deserta, d'accordo. Ma io possiedo una
grande pratica di strade deserte. Basta che si voglia portarvi a termine una qualsiasi azione che esca
dalla norma perch si materializzi come per magia una massa di curiosi. La prospettiva non mi
affascinava. D'altra parte, ci sarebbe stato un sacco di tempo per visitare la baracca di Lenantais,
ammesso che fosse necessario. Ero invece andato al passage des Hautes-Formes nella speranza di
ritrovarci la giovane gitana che viveva, a quanto pareva, proprio accanto al mio vecchio amico.
Avanzai ancora qualche passo sul pavimento sconnesso. Dietro un muricciolo cadente, sormontato da
un cancello arrugginito, si stendeva uno stretto cortile in fondo al quale si levava una piccola
costruzione a un piano. Si intravedeva una luce che, attraverso la finestra, lacerava la lieve bruma
sospesa nell'aria. Spinsi una porta di ferro che gir sui pesanti cardini senza scricchiolare troppo.
Attraversai il cortile e mi trovai fuori dall'abitazione. Vi entrai senza difficolt. Un odore di fiori
avvizziti, se non marcescenti, un tanfo mortuario di crisantemi in decomposizione, mi assal le narici.
Alzai gli occhi al soffitto. Per salire al primo piano c'era solo una scala a pioli. Era appoggiata in un
angolo del piano terra e l'estremit superiore scompariva nell'apertura di una botola attraverso la quale
un'ondata di luce si spandeva fino a me. Sotto la scala erano ammassate delle cassette e uno di quei
grandi cesti utilizzati dai fioristi abusivi.
Non ebbi bisogno di tendere l'orecchio per constatare che su c'era gente. Sentii qualcuno che
sembrava molto in collera spendersi in imprecazioni e ingiurie orribili. Senza far rumore, mi avvicinai
alla scala. Sul pavimento di legno che scricchiolava sopra la mia testa risuonava un passo pesante.
L'individuo furioso tacque. Si sent uno scatto secco, come un colpo di schioppo, seguito da un
lamento soffocato.
Mi immobilizzai.
Le ingiurie ricominciarono. E poi arriv a sostenerle un secondo breve scatto, simile al primo.
Bene. Se cos si poteva dire. Non era un colpo di pistola. Sentii le mascelle stringersi per il disgusto. Il
revolver sarebbe stato pi umano. Iniziai a salire la scala, rapidamente ma in silenzio. I miei occhi
arrivarono ben presto al livello della botola.
Un sedere come non ne avevo mai visti, un armadio monumentale, enorme, l'equivalente di
quattro zucche giganti, mi ostruiva l'orizzonte. Cicciona era cicciona. Sicuramente una che della linea
se ne fregava.
Piantata sulle gambe aperte, due specie di piloni informi avvolti in calze di cotone spaiate, con i
pugni sui fianchi, alitava come una locomotiva e, tra un'alitata e l'altra, riversava il suo veleno con una
voce disgustosa. Nella mano destra stringeva il manico di un temibile frustino.
La stanza era piccola, povera, ma pulita. Blita Morals, i lineamenti contratti per la sofferenza,
gli occhi che sfavillavano di un odio impotente, si stringeva contro un angolo, seduta sul pavimento,
con le gambe raccolte sotto la campana rossa della gonna di feltro. Non portava pi il trench e il
pullover, strappato, lasciava intravedere un petto commovente. I suoi due magnifici seni, zebrati da una
striscia sanguinante, non cedevano. Continuavano a puntare con lo stesso orgoglio, come a sfidare la
loro carnefice.
Capitolo V
Passage des Hautes-Formes
Superai con un salto gli ultimi pioli della scala ed entrai nella stanza:
E allora?, ringhiai. Giochiamo ai seviziatori di bambini a quest'ora?.
Con un'agilit sorprendente, l'ignobile grassona si gir, stupefatta. L'aria che spost non era
firmata Carven. Non c'era che dire. Il dritto di quell'ammasso di biancheria sporca valeva quanto il
rovescio. Sopra un paio di tette ballonzolanti e di forma inusitata perfino tra le starlet italiane,
contenute alla meno peggio in una camicia lurida, era piantata una brutta faccia, senza collo, come
fosse attaccata direttamente sulle spalle massicce ricoperte da una giacca di pelliccia tarmata. Una
faccia scura, rugosa, sdentata, squarciata da un occhio feroce e cisposo. Uno solo. Il destro. Zuffa o
sifilide, l'altro era chiuso. Definitivamente chiuso. Per completare il quadretto, le ciocche disordinate di
capelli neri, grassi e lucidi, le donavano un aspetto da Gorgone.
Cosa c'?, articol il mostro con un rumore di casseruola nella cavit retrofaringea.
C' che sono arrivato io, dissi. Il rompiscatole che arriva sempre al momento giusto....
(Rivolsi un piccolo cenno amichevole alla giovane gitana). ...Buona sera, Blita.
Blita!, gua la donna armata di frusta, con tono beffardo. (Sembrava non gradire quella
familiarit.) ...Blita!.... (Si gir verso di lei ed erutt). ... quello che viene a letto con te, eh,
puttana? Per forza la devi dare a qualcuno. Rispondi, puttana che non sei altro, Isablita. Troia.
La giovane accenn un gesto stanco.
Puttaniere!, ripet la strega, trafiggendomi con il suo occhio cisposo.
Salvo errori, quel colpo era diretto a me. Sospirai. Il suo vocabolario mancava di estensione. Il
tutto minacciava di diventar ben presto piuttosto monotono.
Non vado a letto con nessuno, dissi.
Figlio di puttana, fece lei nel caso non avessi capito.
Bene. Figlio di puttana. Puttaniere. Molto bene. Niente di grave. Una semplice questione di
genealogia.
Chiudi quel buco che ti fa da bocca..., cominciai.
Se voleva che entrassi in sintonia con lei, niente di pi facile. Nestor Burma, a disposizione di
usted! Forse a quel gioco lei non era la pi forte. Le avrei rubato il titolo di Miss Sboccata con tre
volgarit ben scelte e altrettanti sottointesi particolarmente ripugnanti. E... non ebbi il tempo di rifinire
il progetto. Lei sollev il braccio di scatto e io ebbi appena il tempo di veder arrivare la correggia della
frusta. Quell'orribile arnese puntava al mio volto, ma i miei riflessi furono pronti e salutari. Saltai in
aria, come se mi avessero punto con una spilla. La correggia si arrotol sibilante attorno al mio torso,
ma l'imbottitura della canadese ammortizz il colpo. Che non aveva comunque nulla in comune con
una carezza. Barcollai e sentii lo stomaco contrarsi. Reagii di botto. Mi aggrappai con tutte e due le
mani alla correggia e, toccando il pavimento, tirai verso di me, strappando l'impugnatura dalle dita
della megera. La manovra fece perdere l'equilibrio a entrambi. Mi sbilanciai all'indietro e la grassona
mi cadde addosso con tutto il peso dei suoi cento chili di ciccia frollata. Buon Dio! Era un vero talento
naturale. Era scritto nel Grande Libro che ogni volta avrei escogitato una trovata inedita, del genere
colpi bassi e prese segrete. Era la strada giusta per rimanere soffocato da quelle tette mostruose, una
degna conclusione della storia! Sentivo il naso affondare pericolosamente in quella carne molle e
profumata di letame. Cominciai a pensarmi nei panni del capitano Morhange, vittima della perfida
Antinea, una donna che  nel film di Jacques Feyder, un altro ricordo di giovent - ammazzava un
pover'uomo con un colpo secco di tetta facente la funzione di un volgare sacco di sabbia. Doveva
succedere. C'era un Benoit, all'inizio di tutto ci. Non si chiamava Pierre, ma non importava. Oh! Ma
io non ero il capitano Morhange! E se dovevo subire la stessa sorte, Antinea per Antinea, che fosse
almeno la vera a farmi fuori. O Brigitte Bardot.  una questione di dignit. Ma non la femmina
elefantiaca che mi teneva a terra. Mi dimenai come un impiccato per riuscire a sbarazzarmene. Facile a
dirsi! Grazie a un incredibile colpo di fortuna ero caduto sull'impugnatura della frusta e la sentivo che
mi trapassava le reni. Per un istante mi credetti salvo. Riuscii a respirare. Solo il tempo necessario per
a ricevere uno spintone in testa. La donna! Non so come, era riuscita a prendere abbastanza slancio per
colpirmi in testa chiamandomi con tutti i nomi possibili, me e i miei genitori, onesti cittadini. Il suo
vocabolario non era poi cos limitato. In certe occasioni era capace di raggiungere picchi di grandiosit.
Considerando anche che riusciva contemporaneamente a soffiarmi nelle narici. Non so dove potesse
andare a cercarlo, ma di sicuro le avrebbero fatto un buon prezzo in un campo di decantazione. Cercai
di rispondere all'attacco. Un fallimento. Ero handicappato nei movimenti. Mi portavo sempre dietro
una pistola e mi avrebbe fatto un enorme piacere darle un bel colpo con il calcio sulla capoccia solo che
il revolver in questione, al calduccio nella tasca posteriore, al momento mi faceva pi male che bene ed
era inaccessibile. Di colpo mi venne un'idea. Continuai a scalciare, mentre cercavo, con la mano
sinistra, di pizzicare o di strappare tutto ci che mi capitava tra le dita, e mi svicolai in modo da poter
infilare la mano destra nella tasca della canadese. In mancanza della pistola, mi sarei arrangiato
altrimenti. Fu in quel momento che intervenne Blita. Salt sulla mia avversaria da dietro, le afferr i
capelli e si mise a tirare, facendole lasciare la presa. La donnona lanci un grido di dolore seguito
l'istante dopo da un secondo ancora pi riuscito. Non avevo avuto il tempo di frenare il mio gesto.
Quando si era materializzata Blita, il mio braccio era gi diretto verso l'obiettivo. La mia mano, piena
di polvere di tabacco attinta dal fondo della tasca, dove ce n'era sempre una scorta, si apr inesorabile
davanti all'unico occhio funzionante della malvagia virago, proiettando sul globo sensibile la sua nube
irritante. E strofinai anche un po', per migliorare l'effetto. L'enorme donna oscill, affondando il volto
nelle mani sporche e imprigionandomi le gambe sotto le natiche mastodontiche. Mi liberai, mi alzai a
tutta velocit, raccolsi la frusta e, stringendo solidamente il manico nel pugno, le assestai un bel colpo
sulla capoccia. Se il seno era morbido, la testa era durissima. Dovetti ripetermi tre volte prima che mi
chiedesse la grazia. Ero scatenato. Credo che avrei potuto ucciderla se non mi avesse chiesto di
fermarmi. Lo fece in termini eleganti, secondo il suo stile, cominciando con una bestemmia e
concludendo con un'ingiuria, il tutto condito da qualche parola in un barbaro dialetto, di certo altre
squisite raffinatezze.
Raccogliti le tette e vattene, le dissi con lo stesso stile nobile e raffinato. E che non ti ritrovi
pi sulla mia strada. Se volessi potrei farti portar via dalla polizia, per la tua seduta di flagellazione....
(Me ne sarei ben guardato). ...Ma forse abbiamo una cosa in comune. Non amo la polizia....
(Soprattutto non avrei gradito dover rispondere a troppe domande). ...Quindi, fuori di qui!.
Borbott frasi incomprensibili, gemendo per il dolore cocente all'occhio che continuava a
sfregare, inutilmente. And a tastoni in cerca della frusta. La tenevo sempre stretta in mano. La feci
schioccare. Lei sussult come se l'avessi sferzata.
Questa la tengo per ricordo, dissi. Fuori di qui!.
Prese a occhio e croce la direzione della botola con passo pesante e incerto. Non feci nulla per
aiutarla. Se si rompeva il muso cadendo dalle scale non sarebbe stato un male. Ma arriv in fondo
senza incidenti. Ci fece dono di qualche ingiuria supplementare, molto colorita, e scomparve nella
notte.
Scesi a mia volta per assicurarmi che avesse davvero preso il largo. Poi chiusi la porta che
aveva lasciato aperta e vi sistemai un paletto per prevenire qualsiasi possibile ritorno offensivo. Non
rimpiangevo ci che avevo fatto, ma non ero affatto entusiasta di averlo dovuto fare. La sciattona
doveva costituire il fiore all'occhiello di una di quelle cricche vendicative che di certo non avevano
bisogno di percorrere chilometri per saltarmi al collo. Tirai fuori la pistola e ne verificai il
funzionamento. La misi in una tasca pi accessibile della precedente e, con quei pensieri bizzarri in
testa, tornai nella stanza di sopra.
Il locale era nato come granaio, ma adesso era un posto abitabile. La ragazza che ci viveva
l'aveva sistemato con grazia. Il pavimento, lavato con candeggina, era perfettamente pulito. Il mobilio
sommario consisteva in una credenza di legno bianco e in un letto basso, forse imbottito di noccioli di
pesca, ma ricoperto senza sbavature da un cretonne a quadretti. In un angolo c'era un guardaroba
rudimentale. In un altro, gli utensili da cucina erano accostati a una brocca e un catino di plastica. Non
un piatto sporco o un bicchiere sospetto. Sulla credenza, accanto a un vaso contenente dei fiori che
iniziavano ad abbassare il capo, due mozziconi si battevano in duello sul fondo di un portacenere
pubblicitario. Appeso al muro c'era uno specchio da due soldi. Una piccola stufa spandeva un dolce
calore e l'insieme era rischiarato da una grossa lampadina elettrica fissata a un'applique a collo di
cigno. Nulla di sordido. Povero, ma pulito.
Eccoci qui, dissi a Blita.
Si era seduta sul letto. Non aveva modificato la sua tenuta. Il petto ferito si offriva ancora allo
sguardo con un'ingenua mancanza di pudore. Blita Morals sospir, scosse la capigliatura con un
movimento della testa che sembrava esserle familiare e le fece tintinnare i doppi anelli alle orecchie,
alz gli occhi verso di me e disse, con la sua voce voluttuosa:
La ringrazio... ma non c'era bisogno....
Non rimpiango nulla, dissi. Salvo forse il colpo di tabacco. Non ci si deve mai abbassare al
punto da mostrarsi farabutti quanto i propri avversari. Si dovrebbe poter vincere con metodi leali. Abel
Benoit gliel'ha certamente insegnato, vero?.
S.
Parleremo di lui pi tardi. Ma prima mi dica, oggi non mi ha mica aspettato!.
Ho visto arrivare i poliziotti.
 quello che ho pensato. Adesso bisogna pensare alle cure.
Indicai i suoi seni e mi avvicinai per esaminare la ferita. I segni erano impressionanti, ma non
gravi come temevo. Il che non toglieva nulla alla crudelt del trattamento. Un improvviso tremore
scosse la gitana.
Ci... ci penso io, disse.
Credo che basteranno delle garze.
S.
Le girai bruscamente la schiena e andai alla finestra, diedi un'occhiata fuori. La nebbia si era
fatta pi spessa. Avvolgeva il triste paesaggio nel suo perfido cotone. Tirai fuori la pipa e la caricai. Mi
tremavano le dita, mi sentivo a disagio. Forse era per via di quei fiori che marcivano di sotto e il cui
odore nauseante saliva fin su. Dietro di me, Blita era indaffarata. La sentii aprire la credenza,
maneggiare una pentola. Accesi la pipa:
Cosa sono quei fiori?, chiesi.
Quelli che vendo.
In quello stato? Non sar facile.
Ho lasciato perdere tutto da quando Benoit ha avuto l'incidente.
E adesso li conserva per farne delle marmellate?.
Oh! Ormai si possono buttare.
Penso anch'io che si possano buttare.
Scesi dalla scala, presi il cesto, le casse e lanciai tutto l'armamentario in cortile, in preda a una
specie di rabbia.
Ecco!, dissi, di nuovo, tornando da Blita.
Si era messa un corpetto a maniche corte, con una scollatura discreta.
Adesso va meglio. E lei?.
Molto meglio. Lei  gentile.
Mi sedetti sul letto e le tesi la mano sinistra, con il palmo verso l'alto:
Verifichi se  vero. Indietreggi:
Io non so fare quelle cose, disse.
Io s.
Le presi la mano:
Quello che lei chiama padre adottivo, Abel Benoit, ha vissuto accanto a lei abbastanza a lungo
per liberarla da una serie di pregiudizi e in particolare pregiudizi razziali. L'ha fatta uscire dal branco.
Ha fatto di lei un essere libero... nella misura in cui esiste la libert. Tutto ci  molto lodevole ma, allo
stesso tempo, ha distrutto tutto ci che c'era di pittoresco. Lei ha disimparato a leggere il futuro.
Sorrise:
C' del vero in quello che ha detto.
Ma forse non tutto  perduto. Andiamo, un piccolo sforzo. Faccia appello all'atavismo. Cerchi
di ritrovare i segreti della sua razza.
Con aria molto seria, si sedette accanto a me, mi prese la mano e si chin per studiarla. I suoi
capelli mi sfioravano il naso.
Allora?.
Mi respinse:
Niente. Non so leggere le linee.... (Nei suoi occhi castani balen un fuoco fatuo di paura).
...Io non so.... Si alz: ...Mi fido.
Scomparve nella botola. Quando torn aveva in mano un vecchio portafoglio che appoggi sul
letto. La interrogai con lo sguardo.
 il suo portafoglio, disse. Ha raccontato di essere stato aggredito da degli arabi, ma non 
vero. Mi ha detto di nasconderlo per far credere che fosse stato borseggiato, ma non era vero.
Sospettavo una storia del genere, dissi.
Presi il portafoglio, lo aprii e feci l'inventario. A parte trentamila franchi in biglietti da cinque,
non conteneva nulla che potesse suggerirmi una qualsiasi pista.
Mi scusi, ma...  intatto?, chiesi.
Protest con tono secco e afflitto:
Per chi mi prende?.
Va bene. Non si arrabbi. Io sono gentile e lei si fida, ma bisogner pure che faccia delle
domande. Faccio uno strano mestiere, sa? Vabbe'.... (Picchiettai sul portafoglio). ...Lo tengo io.
Forse era ben nascosto, ma su di me sar ancora pi al sicuro.... (Le porsi il denaro). ...Immagino
che questo le appartenga.
Non li voglio, disse.
Non faccia l'idiota. Benoit non ne ha pi bisogno e io non voglio considerarlo come un cliente
normale. Prende questi soldi s o no? Allora mi nomino depositario. Ma questo denaro  suo. Quando
ne avr bisogno.... (Mi misi in tasca il portafoglio). ...E adesso... temo che saremo obbligati a
chiacchierare a lungo. E se andassimo a mangiare, prima? La seduta di catch mi ha fatto venir fame.
Andiamo al ristorante.  mia ospite.
C' da mangiare qui, disse. Se....
Accetto. Dopo tutto si sta bene nella sua casa.
C'erano solo verdure e niente vino. L'insegnamento di Lenantais aveva dato i suoi frutti. Frutti
e verdure. Personalmente io mi sarei fatto volentieri una bistecca succulenta e un litrozzo di rosso, ma
per una volta non sarei morto. Blita tir fuori un tavolo pieghevole da dietro la credenza, uno di quei
tavoli da giardino o da bistrot di campagna, lo sistem, and a cercare due sgabelli al piano terra e si
mise a preparare la cena. Seduto sul letto, la pipa in bocca, la guardai andare e venire, darsi da fare tra i
dolci fruscii della sua gonna di feltro. Buon Dio! In cosa mi ero imbarcato questa volta?
Ho tutti i vizi, dissi per scuotermi. Fumo. Spero che non la disturbi.
Mi sentivo pietoso e ridicolo.
Anch'io fumo, rispose lei. Ogni tanto.
E Benoit?.
Non fumava. Diceva che nemmeno io avrei dovuto fumare, ma mi lasciava libera.
Quando l'ho conosciuto lei non era ancora nata. Era un bel tipo.
Lo era rimasto...  pronto, aggiunse lei. Fu meno peggio di quanto credessi. Mentre
mangiavamo mi parl di Lenantais.
...
L'unico nome con cui aveva conosciuto il mio amico Don Chisciotte era Abel Benoit. Quattro
anni prima lui l'aveva incontrata per caso, durante le peregrinazioni richieste dal suo commercio di
stracciaiolo, in un terreno abbandonato d'Ivry, oltre il pont National, dove lei viveva con i suoi parenti,
parenti lontani, perch era orfana. Per ragioni oscure, era lo zimbello della cicciona di cui avevo appena
fatto conoscenza. Lenantais si era messo in mezzo. Era un testardo, un coraggioso su cui gli anni non
sembravano aver fatto presa. Aveva tenuto testa ai gitani e consigliato alla ragazza di abbandonarli. Lei
subito non gli aveva dato ascolto, ma un giorno, in cui non ce la faceva pi, aveva raggiunto il vecchio
anarchico nel suo magazzino. Lui si era dedicato alla sua educazione, le aveva insegnato a leggere e a
scrivere, liberandola dai pregiudizi della sua razza. Visto che la catapecchia accanto alla sua era da
affittare, vi aveva sistemato Blita, dopo averla resa abitabile. Era stato lui a farne una venditrice di
fiori. E lei aveva vissuto felice fino a che... tre giorni prima...
Un momento, dissi. Quelli che aveva abbandonato non sono mai venuti a cercarla per
vendicarsi?.
No.
Anche loro se ne fregano delle tradizioni?.
Si adattano, credo.
Cosa vuole dire?.
Il suo bel viso si irrigid:
Niente.
Per fortuna che ha deciso di fidarsi. Esit un secondo:
Be'... ehm... due o tre volte ho sorpreso Benoit che parlava con Dolores. Era quella di
prima... o Salvador, un ragazzo dei nostri. Lui  un bruto che non esita a tirar fuori il coltello, ma non 
un imbecille e sa evitare le sciocchezze. O almeno... credo. Be', da quello che mi ha detto Dolores
prima del suo arrivo, Benoit con loro aveva fatto un contratto, e lei di certo non mentiva.
Un contratto?.
Gli occhi le si riempirono di lacrime:
Mi aveva comprata. Li pagava perch mi lasciassero in pace. Lavorava come un negro per
pagarli. A loro rendevo pi che se fossi rimasta.
Ogni giorno perdo una nuova illusione, sospirai. Pensavo fosse gente pi testarda. Anche di
loro, con un po' di grana, si pu fare ci che si vuole. Il mondo  bello perch  vario. E, dopo tutto,
forse  meglio arrangiarsi cos che in altro modo
C' solo una cosa che non gli avrebbero sicuramente perdonato, disse lei.
Quale?.
Se fosse venuto a letto con me.
E....
Non mi ha mai toccata. Ne erano convinti, altrimenti gli avrebbero reso la vita impossibile.
Sapevano che tra noi c'era solo amicizia. Certe cose noi le sentiamo istintivamente.
Noi?.
Per certi aspetti, appartengo ancora a loro.
 esattamente quello che deve aver pensato Dolores, dissi. Ha scoperto, in un modo o
nell'altro, che ormai il vecchie non poteva pi versare la rendita ed  venuta a cercare di recuperarla, 
esatto?.
S.
E la frusta! E per quella Dolores! Era Lenantais che aveva letto Nietzsche ed era lei che
andava dritto allo scopo munita dello strumento previsto in quei casi dalla filosofia.
Guardai Blita in silenzio. Non vedevo il suo avvenire molto roseo. Non c'era bisogno di essere
extralucido per giungere alla conclusione. L'avevo sottratta una volta dalle grinfie dell'arpia, ma non
sarei stato sempre l a proteggerla.
Torniamo al mio amico, dissi. Allora, tre giorni fa, di notte....
Mi ripet il racconto che aveva gi fatto ai poliziotti, e che mi aveva riferito Faroux,
aggiungendovi dettagli inediti. Lenantais era stato ferito gravemente e lei aveva temuto di vederlo
morire tra le sue braccia. Aveva cercato di curarlo, ma si era subito resa conto che i suoi sforzi non
sarebbero serviti a nulla. Allora gli aveva proposto di portarlo in ospedale. Lui si era mostrato
recalcitrante. No, no, non era necessario. Lei aveva insistito e alla fine lui si era lasciato convincere.
Vedeva che il suo rifiuto faceva talmente soffrire la ragazza...
..."Allora portami alla Salptrire", ha detto. Non mi ha dato altre spiegazioni. "La mia vita
privata riguarda solo me. Sono un po' ammaccato, ma me la caver". Lo diceva per rassicurarmi. "Se
la polizia si occupa di me, li sistemo io".
 lui che ha scelto l'ospedale?.
S.
Ha detto perch?.
Mi  sembrato di capire che conoscesse un medico.
Il nome di questo medico?.
Non aveva fatto alcun nome, occupato com'era a raccomandare a Blita di prendere il
portafoglio e nasconderlo e di rispondere, se qualcuno le avesse fatto delle domande, come avrebbe
risposto lui: che era stato aggredito e derubato da un gruppo di arabi. La polizia non aveva bisogno di
sapere altro. A quel punto, era svenuto. Si chiedeva come avesse tenuto duro fino a quel momento.
Allora lei aveva tirato fuori il suo furgone e l'aveva trasportato alla Salptrire...
...Non me ne fregava niente delle conseguenze. Parlo dei poliziotti e di ci che avrebbero
pensato. Volevo solo che venisse curato, salvato. Sapevo che non poteva aver agito male. Ho avuto il
tempo, in quattro anni, di apprezzare la sua correttezza, la sua lealt, la sua generosit....
Sopra il tavolo mi strinse la mano tra le sue, in uno slancio di cuore. Il petto palpitava, gli occhi
castani brillavano di una strana fiamma:
...Mi ha insegnato... ha cercato di insegnarmi... che la vendetta  un sentimento che bisogna
reprimere. Ma forse  chiedere troppo. Appartengo a una razza che non perdona. Forse  un pregiudizio
che dovrei combattere, ma non voglio che la faccia franca. Benoit  stato troppo gentile con me perch
io non faccia nulla per vendicarlo... Il porco che l'ha ucciso, voglio che paghi con il suo sangue,
versato goccia a goccia, aggiunse, magnifica, veemente e pi bella che mai. Lei lo vendicher,
signore? Lo vendicher, vero? Io l'aiuter.
Come?.
Non lo so. Ma far tutto ci che mi dir di fare.
Si calmi, dissi io. Il solo modo di vendicarlo, conformemente alla sua volont,  di impedire
all'assassino di nuocere alle persone di cui mi parla nella lettera. Solo che io non riesco a fare i
miracoli! Sarei felice di occuparmi del caso, ma mi serve almeno un inizio di pista da seguire.
Vediamo...  escluso che il colpevole sia un membro della sua trib, quel tipo chiamato Salvador o un
altro, vero? A meno che non pensiamo che Lenantais fosse completamente fuori di testa quando mi ha
scritto la lettera, il testo non corrispondeva a niente di simile. Quando gliel'ha consegnata, sembrava
dare i numeri?.
Niente affatto. D'altra parte si credeva fuori pericolo, ma diceva che bisognava fare in fretta.
Non le ha fornito alcun dettaglio?.
No.
Torniamo un po' indietro. Lei accompagna l'amico all'ospedale. Cosa  successo quando siete
arrivati?.
Aveva raccontato pi o meno la verit, senza nascondere n il nome n l'indirizzo del ferito.
Non l'avevano trattenuta. Era rientrata al passage des Hautes-Formes. L'indomani i poliziotti, avvisati
dall'amministrazione dell'ospedale, erano andati a perquisire la casa e avevano interrogato Blita,
senza mostrarsi troppo aggressivi n esageratamente sospettosi. L'avevano perfino autorizzata a
visitare il ferito.
... stato allora che mi ha dato la lettera, disse. L'aveva preparata di nascosto. Siccome non
c'era la busta....
Lei se n' procurata una e ha scritto il mio nome e indirizzo.
S. Mi aveva detto di cercarlo sull'elenco telefonico.
Nient'altro? Provi a ricordare. Potrebbe essere importante. A volte basta un nulla per farmi
partire in quarta.
Ne ero certo pi o meno come del fatto che avrei vinto il primo premio della lotteria nazionale
per cui non avevo nemmeno comprato il biglietto. Blita corrug le sopracciglia, richiam i ricordi:
Be', diceva che stava meglio, che presto sarebbe uscito, ma che il tempo stava passando e che
bisognava fare in fretta. Non solo, aveva l'impressione che i poliziotti avessero scoperto che era un ex
anarchico e che lo avrebbero sorvegliato per principio. Mi ha parlato di lei, dicendomi di non farmi
spaventare dal suo mestiere, che lei  un tipo a posto.
 tutto?.
S.
Non molto, per la verit.
Sono un'idiota, aggiunse. (La tristezza che il suo bel viso esprimeva si accentu). Un'idiota.
Per non dire di peggio.  stata la prima volta che ho dubitato della parola di Benoit....
Non si era fidata del suo giudizio, di me, del mio mestiere. Aveva esitato a spedire la lettera. Si
era decisa solo ieri sera. Quando ormai era troppo tardi. Lenantais era improvvisamente peggiorato ed
era morto quella mattina.  quello che le avevano detto all'ospedale quando si era presentata. Allora
aveva pensato che se davvero ero un amico, lo avrei vendicato. Dagli orari di ritiro appesi nell'ufficio
postale aveva scoperto grosso modo a che ora avrei ricevuto la lettera. Aveva girato attorno al mio
ufficio nella speranza di incontrarmi. Si era data da fare per sapere com'ero...
...L'ho vista uscire. L'ho seguita. Se fosse andato dai poliziotti, quelli veri, avrei lasciato
perdere. Ma se avesse risposto alla chiamata di Benoit come a quella di un amico....
Sorrisi.
E ho superato la prova?.
Sorrise a sua volta. Un sorriso dolce, fiducioso.
S.
Purtroppo, sospirai, questo non ci aiuta. Se solo nel messaggio avesse menzionato almeno
un nome! Uno soltanto sarebbe bastato!
L'ha scritto in fretta e non si credeva cos prossimo alla fine.
S certo. Ma mi dica, non gli avranno dato il colpo di grazia proprio all'ospedale?.
A questa domanda non aveva risposta.
Uhm....
Avevamo terminato il nostro pasto frugale. Mentre preparava il caff tirai fuori la pipa e la
riempii. Il problema era il seguente: uno sconosciuto malintenzionato aveva colpito Lenantais; questo
sconosciuto progettava di attaccare altre persone. Amici miei e di Lenantais, se avevo capito bene. Del
resto era tutto quello che avevo capito. Non vedevo Lenantais dal 1928 o 1929. Gli amici in questione
dovevo averli persi di vista nello stesso periodo. Se dovessi fare l'elenco di tutti i tizi che ho pi o
meno avvicinato una trentina d'anni fa e partissi per ritrovarli, non mi basterebbe tutta la vita. La cosa
pi comoda sarebbe stato ammettere che Lenantais farneticava e che tutto ci non aveva alcun senso.
Per fortuna o purtroppo, non lo so  ci sono anche delle cose che non so  non riuscivo a convincermi
che la cosa non avesse alcun senso.
Bisogna che vada a frugare a casa sua, dissi. L'hanno gi fatto gli sbirri, ma loro pensavano
ai fellagha. Il mio obiettivo  diverso. Un certo indizio per loro privo di valore pu aprirmi orizzonti
nuovi....
Mi alzai e mi avvicinai alla finestra. Se gli orizzonti che speravo di scoprire erano ostruiti come
quello che vedevo dal mio osservatorio, non avremmo fatto molta strada. Sembrava che il passage des
Hautes-Formes non esistesse pi. La nebbia l'aveva inghiottito.
...Non si vede a due metri. Posso tentare di forzare la serratura del portone senza attirare
l'attenzione. A meno che lei non possegga una chiave....
Non ho la chiave, disse Blita, raggiungendomi. (Il suo profumo a buon mercato e il suo
odore di giovane animale mi accarezzavano le narici). I poliziotti me le hanno chieste e io gliele ho
date. Ma si pu entrare a casa sua anche senza passare dal portone sulla strada. Laggi, in cortile, c'
una porticina....
Andiamo!.
Mi rimisi la canadese, la gitana si avvolse nel suo trench e scendemmo. La nebbia che invadeva
il cortile si appiccic alle nostre spalle come biancheria bagnata. Il fumo della mia pipa e il vapore
condensato dei nostri fiati si mescolavano alla bruma fuligginosa.
L'ex falsario non aveva paura dei ladri, questo bisogna dirlo. La porticina in questione era
chiusa solo con un semplice chiavistello. Non si apr per subito sotto la mia spinta. Dietro il battente
c'era qualcosa di morbido che costituiva un ostacolo.
...
Un brivido mi corse lungo la schiena. Imprecai dentro di me. Non  che per caso, facendo la
guardia al magazzino... Oh! E poi... un morto mi aveva fatto sprofondare nel buio pi assoluto. Un
secondo cadavere avrebbe potuto aiutarmi a uscirne. Feci di nuovo pressione contro la porta, ma senza
successo.
Non ha per caso una torcia, Blita?.
S, di sopra.
Vada a prenderla.
Rimasto solo infilai la mano nella fessura e tastai un ammasso di stracci freddi. Non c'era altro,
me ne accorsi quando puntai verso il basso il fascio luminoso della torcia che la mia giovane amica era
andata a prendere. Non so se fui pi deluso o contento. Aumentai il pi possibile lo scarto tra il battente
e la cornice e, scavalcando il pacco informe, entrammo nel magazzino. Blita, che conosceva il posto,
and ad azionare un interruttore di cui sapeva l'ubicazione. Una luce pallida, che scendeva dal soffitto,
illumin il pi incredibile disordine che io avessi mai visto. Fui sommerso da un'ondata di
scoraggiamento. Non ci avrei mai trovato nulla l dentro, ammettendo che ci fosse qualcosa da trovare.
Ma cosa mi aspettavo poi? Uno straccivendolo  uno straccivendolo. E, come un anarchico non ha la
stessa concezione dell'ordine degli altri comuni mortali, la stessa cosa, su un altro piano, vale per uno
straccivendolo. A parte uno spazio lasciato libero non lontano dal portone, per parcheggiarci la
camionetta di Lenantais, una Ford preistorica con la vernice scrostata, il resto era una distesa di vecchi
giornali, mucchi di vestiti smessi, svariata ferraglia e mobili di scarto, pi o meno integri.
Ammucchiati, impilati in modo inestricabile. Il disordine originale e professionale doveva poi essere
stato aggravato dai poliziotti. Non rientra nelle loro abitudini rimettere a posto le cose che spostano. Mi
spiaceva deludere la gitana che sentivo guardarmi nell'attesa di un miracolo o qualcosa di simile, ma
non potevo far altro che contemplare quell'accozzaglia di roba.
Dormiva lass?, chiesi indicando una scala a chiocciola che portava al primo piano.
S.
Salii i gradini traballanti, seguito da Blita. Anche l regnava il caos. Ma, sembrava, dovuto solo
all'operato della polizia. Una biblioteca copriva tutta la superficie di un muro e alcuni libri erano stati
buttati a terra. C'era L'initiation individualiste anarchiste di E. Armand, Jules le Bienheureux di
George Vidal, D'une morale sans obligations ni sanctions di Goyau, ecc. E poi opuscoli, giornali,
periodici, alcuni rilegati, altri alla rinfusa. E anche qualche numero rarissimo di Pre Peinard di
Emile Pouget e de La Feuille di Zo d'Axa. Tutto ci era molto bello e avrebbe certamente fatto
impazzire un collezionista, ma a me non diceva nulla di nuovo. Aprii il cassetto di un tavolo.
Conteneva carte senza importanza. Una parte della stanza era stata adattata a laboratorio di calzoleria.
Mi avvicinai al bancone come se stesse per rivelarmi il segreto del ciabattino. Utensili, pezzi di cuoio,
scarpe a met. E poi? Alzai le spalle:
Andiamocene, dissi. Non ha senso congelarci per nulla. Tornammo da Blita. Mi scrollai:
C' da prendersi una polmonite in questo capannone. Berrei volentieri qualcosa di caldo, e
lei?.
Posso rifare il caff.
Buona idea.
Vers l'acqua in una pentola.
Ho dimenticato di chiederglielo, dissi io. Dove  stato aggredito? Gliel'ha detto?.
Ha parlato di rue Watt.
Rue Watt?.
Quella che passa sotto la ferrovia, che va da rue Cantagrel al quai de la Gare.
Watt? Un nome di buon auspicio, che faceva pensare alla luce. Peccato che non mantenesse le
promesse.
...
Le ore seguenti le impiegai a interrogare la gitana. Mi feci raccontare in dettaglio l'esistenza di
Lenantais, le sue abitudini, le sue manie, se ne aveva; mi feci dare i nomi degli individui che
frequentava per motivi di lavoro. Ci ritrovammo tutti e due afoni e col cavolo se sapevo se tutto ci ci
avrebbe portato a qualcosa. Ero stanco e sarebbe stato cos semplice mandare tutto al diavolo. Ma
Lenantais era stato un buon amico. Anche se era morto, non potevo abbandonarlo.
Parlai a mia volta di Lenantais a Blita. Del Lenantais che avevo conosciuto io. Gliene parlai a
lungo. E non solo di Lenantais. Senza accorgermene, i miei discorsi deviarono e le parlai anche di me,
o piuttosto di un ragazzino chiamato Nestor Burma, che aveva vissuto nella miseria pi totale in
un'epoca in cui lei non era ancora nata, un tipo di cui, il giorno prima, non mi ricordavo quasi pi e che
adesso mi faceva uno strano effetto ritrovare.
 un quartiere sudicio, un posto lurido, dissi. Assomiglia agli altri, ed  cambiato molto
negli anni, forse si potrebbe dire che  migliorato, ma c' sempre qualcosa di marcio nel suo clima.
Non dappertutto, ma in certe strade, certi posti, si respira un'aria sudicia. Vattene, Blita. Vai a
svendere i tuoi fiori dove vuoi, ma scappa di qui. Ti triturer, come ha triturato tanti altri.  troppo
impregnato di miseria, merda e infelicit....
Eravamo l'una di fronte all'altro. Ero seduto su uno sgabello e lei era rannicchiata sul letto. La
vidi trasalire.
...Ecco, ho iniziato a darti del tu senza volerlo, risi. Spero che non ti offenda. Tra anarchici
ci si da spesso del tu....
Mi fa piacere.
Tanto meglio. Se vuoi, anche tu puoi farlo, sai?.
Capitolo VI
Blita
Riempii la stufa e andai a guardare dalla finestra se, dalla sera prima, il passage des
Hautes-Formes non si fosse spostato. Era sempre l, ma libero dalla nebbia. Sotto l'alba nascente si
facevano pi definiti i contorni delle case di fronte. Mi girai verso il letto. Non distinguevo Blita
molto nettamente, ma la immaginavo. Il suo bel visetto testardo che dormiva riposando nel disordine
della capigliatura. Ecco! Buone o cattive, a volte le cose accadono molto in fretta.
...
Se vuoi puoi fare lo stesso, sai?.
Non mi aveva risposto. Aveva preso una Gitanes e l'aveva accesa. Avevo continuato a
mugugnare:
Un posto lurido. Ci sono stato schiacciato, annientato, calpestato. Non posso amarlo. E
Lenantais, doveva proprio coinvolgermi in un pasticcio che si svolge, o perlomeno, ha inizio proprio
qui? Ma, per Dio! Non poteva andare a fare il robivecchi a Saint-Ouen?.
Mi ero scosso e, non so nemmeno io perch, avevo sgranato un rosario di ingiurie.
Oh, e poi, che schifo! Cosa mi prende a parlare cos? In genere mi capita quando sono di
pessimo umore, quando mi prende il magone. E per non sono ubriaco. In ogni caso, di certo tu non mi
hai fatto bere, vero Blita?.
Aveva riso: Certo che no.
Mi ero alzato, avevo fatto su e gi per la stanza un paio di volte, forse per assicurarmi che non
barcollassi. Non barcollavo. Ma ero comunque ubriaco. Andavo avanti e indietro. Vicino alla credenza,
un asse del parquet accidentato scricchiolava ogni volta che ci camminavo sopra, come a infischiarsene
del mio sfogo.
Andr meglio domani, avevo detto. Dicono che non ci sia mistero abbastanza fitto per me.
Cercher di provarlo a me stesso. Ma  lo stesso, quel Lenantais... Non  possibile, ha voluto farmi
uno scherzo. Non gli piaceva che fossi diventato poliziotto, nemmeno poliziotto privato, e ha
macchinato il tutto per farmi andare in bestia. Allora, me ne vado.
Avevo guardato l'orologio. Andarmene? Era gi un pezzo che l'ultimo metr era arrivato al
capolinea. Quanto a pescare un taxi, a quell'ora e in quel posto... Il passage des Hautes-Formes  in
capo al mondo. Ma esiste poi davvero? E la nebbia ghiacciata che avvolgeva tutto! Si stava bene l. La
stufa faceva le fusa. E poi quel quartiere, per Dio! Significava forse che sarei stato costretto a misurarlo
a piedi ancora una volta?
Rimanga, aveva detto Blita con voce dolce.
E di colpo mi era tornata in mente Dolores e la cricca che sicuramente seguiva la sua mole
imponente. O forse volevo solo trovare una scusa.
Penso che sia meglio per tutti, avevo ringhiato. Avr bisogno di tutto il mio fiuto per far
luce sul mistero Lenantais. Se mi becco un raffreddore, il mio fiuto ne risentir. Tanto meglio quindi
non avventurarsi nel freddo. E poi, se Dolores dovesse tornare a cercare la sua frusta, mi dispiacerebbe
non potergliela restituire di persona. E adesso, basta parlare. Passami una coperta, Blita. Mi metter a
dormire per terra, vicino alla stufa.  da tanto che non mi capitava, ma sono cose a cui ci si riabitua in
fretta. E mi raccomando, fatti una bella dormita anche tu. Devi essere stanca. Dopo la seduta di
stasera... a proposito, come va?.
Non fa quasi pi male.
Maledetta vacca!.
E avevo fatto in modo che le orecchie le fischiassero, alla Dolores, come la correggia di una
frusta. Nel frattempo Blita aveva tolto un piumino e me l'aveva passato. Avevo appoggiato la pistola
sul tavolo, a portata di mano. Facevo il boy scout, o quasi. Un curioso boy scout. Avevo riempito la
stufa, mi ero avvolto nella coperta e Blita aveva spento la luce. La stufa rumoreggiava, spandendo il
suo dolce calore. Non era pi nuovissima e le screpolature proiettavano sul parquet e sui muri luminose
linee tremolanti.
Un'altra cosa che mi ricorda il Centro vegetaliano, avevo detto. Un giorno....
Ed ero partito con l'aneddoto. Un aneddoto che, dopo tanto tempo e con un maggior distacco,
conservava solo il lato buffo e pittoresco e faceva sbellicare dalle risate quando lo raccontavo in un
luogo confortevole, ben illuminato, a giornalisti, poliziotti o altri personaggi che si ingozzavano a
saziet. Ma qui, al passage des Hautes-Formes, riacquistava un suono un po' lugubre, dolente; veniva
restituito alla sua triste integrit. Cosa mi era venuto in mente di raccontare? Non era quello il posto. Si
sa che non bisogna parlare di corda in casa dell'impiccato. Tendevo pericolosamente verso il
masochismo. Forse era perch a cena avevo bevuto solo acqua e l'ultimo aperitivo sorseggiato con
Florimond Faroux era lontano, lontano quanto quei maledetti ricordi.
S, aveva detto Blita per commentare l'aneddoto.
Si era messa a letto a fumare. La punta incandescente dell'estremit della sigaretta brillava
come un faro, perforando l'oscurit. Poi aveva buttato il mozzicone nel portacenere.
Buonanotte.
Buonanotte.
La nebbia accerchiava la casa. Si poteva immaginarla in agguato, pronta a insinuarsi nella
minima breccia. La notte era silenziosa come in un'epoca remota. Di tanto in tanto, la calma opaca era
turbata solo dallo scricchiolio di una di quelle vecchie travi che sostenevano la casa... a un certo punto
avevo sentito la gitana alzarsi e andare a frugare tra gli arnesi da cucina.
Qualcosa non va?.
Tutto bene.
Se c' da accendere....
No, ce la faccio.
Aveva aperto la stufa per alimentarla. Il braciere su cui si chinava aveva illuminato la parte pi
alta del suo corpo. Indossava una vestaglia i cui lembi incrociati si socchiudevano a ogni suo
movimento e non nascondevano nulla del suo petto appassionante. Aveva richiuso la stufa. Un leggero
odore di fumo di carbone aveva galleggiato nella stanza.
Guardi se fa bel tempo?.
Era scivolata fino alla finestra.
A dire il vero c' un nebbione.
L'avevo raggiunta. La nebbia era la specialit del posto. Avevo cercato di penetrarne lo
spessore, ma a che scopo? La sapevo ostile, fumosa e orrenda. Ma l si stava bene.
S, si sta bene.
Adesso eravamo l'uno contro l'altro a comunicarci il nostro calore e a sfidare la nebbia, o a
provarci. Con la mano avevo sfiorato uno dei seni della ragazza. Lei aveva fatto un passo indietro
sussurrando:
No... non... si pu....
Era un posto maledetto. L ero stato schiacciato, umiliato, non ero mai stato considerato come
un essere umano... l'avevo presa tra le braccia, stringendola forte, ammaccando il mio petto contro i
suoi seni induriti, le mie labbra sulla sua bocca. Lei si era sottratta... Un quartiere maledetto, che
voleva prendersi ancora gioco di me, come fossi rimasto un ragazzino indifeso... ma non potevo
vendicarmi su di lei... Avevo lasciato la presa:
E poi, sei una gitana.
Il silenzio. Un silenzio ovattato, soffocante. Un pezzo di carbone unto si era infiammato
fondendosi nella stufa, illuminando la stanza con un breve lampo sanguinolento.
Oh!, aveva sospirato. Gitana o non gitana....
Mi aveva stretto le braccia attorno al collo, cercando le mie labbra con le sue, mentre il cuore ci
batteva allo stesso ritmo, come un lontano richiamo di tamtam. E poi, pi niente era esistito. Perfino la
nebbia era stata spazzata via.
...
Ecco! Buone o cattive, a volte le cose accadono molto in fretta! In ogni caso avevo trovato una
terapia eccellente per sbarazzarmi dei complessi che mi portavo dietro da quel quartiere. Adesso ero un
uomo nuovo, e saremmo stati a vedere. O meglio... ci avrei provato, perch... Per risolvere il problema
posto da quel benedetto Lenantais non avevo pi indizi del giorno prima. Ma forse il caso... Guardai
Blita svegliarsi con gesti da gatta. Fino a quel momento il caso non mi aveva trattato troppo male. Mi
avvicinai al letto:
Non una parola, dissi accarezzandole i capelli. Non ci possiamo fare nulla, nessuno dei
due.
Sorrise:
Chi ti dice che volevo dire qualcosa?.
Potresti avere dei rimpianti.... Non rispose.
E soprattutto potresti dire buongiorno.
Buongiorno.
Mi prese la mano sinistra e mosse le dita sul mio palmo.
Cosa dice l'avvenire?.
Sai bene che non lo so leggere, fece lei seccamente, abbandonando la mia mano.
Non  vero! Non ci avevi forse letto che avremmo dormito insieme?.
Forse.
Ah! Vedi! E cos'altro?.
Niente.
Il suo viso si rabbui. Le sollevai il mento e l'obbligai a guardarmi:
Ci hai visto una tegola che sta per cascarmi sulla testa. Si liber.
Ma no, sono solo sciocchezze.
S,  vero. Altrimenti ti assumerei per aiutarmi nella mie inchieste e, in un batter d'occhio,
sapresti spiegarmi il misterioso messaggio di Lenantais. Ma, anche se non sei sincera nel dire che sono
tutte sciocchezze, sappi che di rado le tegole con me riescono a raggiungere completamente il loro
obiettivo. E inoltre io sono un tipo che fa mentire le profezie. Prendi il mio oroscopo per esempio. Sul
giornale c' scritto: "Buona settimana per i Pesci. Denaro in arrivo". Io aspetto, ma poi non succede
mai niente. Vedi? Gli astri ci fanno sempre una figuraccia con me... A parte questo, cosa mangi per
colazione?  ora.
Qualsiasi cosa.
Vado in cerca di croissant.
Con la pipa in bocca scesi a fare le commissioni. Faceva fresco, ma non c'era assolutamente
nebbia. Almeno non quella mattina. Un sole giallo lambiva le acacie spoglie di rue de Tolbiac. Passanti
frettolosi correvano verso le loro occupazioni. E, come da ogni altra parte, passavano le macchine. Era
un arrondissement, un quartiere simile agli altri, con i suoi negozi di commercianti, i bistrot e la
venditrice di giornali, la stessa donna tirata in un numero di esemplari pari a quelli della porcheria che
vendeva, avvolta in scialli disperatamente sciatti, con il naso rosso e le dita che sbucavano dai
mezziguanti annerite dall'inchiostro della stampa.
Comprai l'edizione delle cinque de Le Crpuscule e me l'andai a leggere dal tabaccaio
bevendo un caff e mangiucchiando un sandwich. Marc Covet non mi aveva deluso. Conformemente
alle mie istruzioni, aveva spalmato in un articolo piuttosto visibile la morte di Lenantais, distinguendola
dalle solite notizie di quel genere. Aveva scritto anche pi di quanto non gli avessi detto, parlando della
storia di banconote false in cui era stata compromessa la vittima di un'aggressione da parte di
nordafricani, un anarchico rinsavito il cui vero nome era Albert Lenantais che abitava al passage des
Hautes-Formes. Marc Covet doveva aver cercato informazioni e aveva fatto un buon lavoro. Adesso
non restava che sperare che servisse a qualcosa, che qualcuno leggesse l'articolo e che... si, ma chi? E
facesse cosa? Per essere letto, sicuramente sarebbe stato letto. E poteva anche succedere che un lettore
de Le Crpuscule inviasse il ritaglio alla radio, a una trasmissione di cronaca locale e che qualche
giornalista decidesse di riparlare del caso tra qualche mese, fornendomi la soluzione che cercavo.
Ebbene, sarei stato pronto. Bastava essere pazienti.
Uscii dal bistrot per entrare in un forno pasticceria e tornai al passage des Hautes-Formes
portando dei croissant e una bottiglia di latte. Nel cortiletto, Blita si era attivata e aveva riempito un
vecchio barile per la nafta dei fiori appassiti da cui io avevo liberato, la sera prima, il piano terra. La
vestaglia, aggiustata alla bell'e meglio, lasciava pi che indovinare le sue forme.
Non  il momento di ammalarsi, dissi. Non hai freddo?.
No.
Neanche io.
Appoggiai la bottiglia di latte per terra, tirai la giovane gitana verso di me e l'abbracciai
avidamente. Un vero scolaretto!
Al tabacco, al caff e al prosciutto, risi.
Il suo viso si indur. Molto bene. Avrei dovuto stare attento alla qualit dei miei complimenti.
Questo non sembrava esserle gradito. Tutt'altro. Cerc di liberarsi. Con la testa piegata di lato,
guardava alle mie spalle coi grandi occhi spalancati. Mi girai.
Era in piedi dall'altra parte del cancello, con le mani infilate nelle tasche di una giacca di cuoio
screpolato. Era alto quanto me, giovane, con un viso abbastanza carino, per quelli che amano il genere
ferino. Gli occhi di un azzurro penetrante brillavano sul viso abbronzato. Dei baffi arricciati gli
decoravano il labbro superiore e una smorfia malvagia scopriva i denti appuntiti. Un cappello sciupato
si inclinava sull'orecchio destro, dal cui lobo pendeva un anello d'oro. Un paio di brache blu si
arricciavano sopra le scarpe quasi nuove.
Sussurrai:
Salvador, vero?.
Per tutta risposta, Blita chiuse gli occhi. Ieri Dolores. Oggi Salvador. Che il diavolo si portasse
via tutta la sua famiglia. Feci un passo verso il tizio:
Cosa c'?, chiesi.
L'uomo non si mosse:
Vieni avanti, fece lui.
Chi? Io?.
Il gitano non rispose immediatamente. Prima mi fucil con lo sguardo. Non gli canter mai la
famosa canzone. Lui e io non saremo mai amici.
Lei, disse infine, Isablita. Allora, sei pronta, puttana?.
 una parola d'ordine?.
Che parola d'ordine?.
Non lo so. Chi  pronto?.
Chiudi il becco tu. Vieni avanti, Isablita!.
Continuava a non muoversi. Era un tipo senza incertezze. Si immaginava di dover
semplicemente dare ordini: Vieni avanti, Isablita perch Isablita obbedisse all'istante. Vi giuro che
ce ne sono!
Niente da fare!, dissi io. Vedi di squagliartela in fretta.
Quanti siete?, mi interrog lui, sprezzante. Almeno due....
Tirai fuori la pistola e mi avvicinai: Vattene, Salvador.
L'arma lo disarm. Non se l'aspettava. Abbass lo sguardo sulla pistola, osservandola come se
non ne avesse mai viste, a meno che, passato l'effetto sorpresa, quell'oggetto non lo attirasse come un
pezzo di cioccolata. Tutto era possibile.
Spara del piombo, spiegai. Non sei talmente ritardato da non saperlo, vero?.
Figlio di puttana, disse con rabbia.
Ne avevo le tasche piene del folclore gitano. D'altra parte  di gran lunga sopravvalutato.
Ovunque le stesse parole designano le stesse cose.
Quando ti ritroverai i pallini nelle rotule, dissi, non potrai pi svignartela dagli sbirri. E non
pensare che stia bluffando. Non ci sono testimoni qui....
Le persiane della casa accanto erano rimaste ostinatamente chiuse. Se qualcuno aveva sbirciato
la vestaglia socchiusa di Blita o stava adesso assistendo alla nostra scaramuccia, aveva deciso di non
farsi vedere.
...Nessun testimone. Allora, un colpo nelle gambe, un altro per aria, per l'intimazione. Togliti
dai piedi.  l'ultima volta che te lo ripeto, Salvador....
Continuava a studiare il revolver.
...E niente sciocchezze. Si direbbe che ne stai progettando una. Fermati in tempo perch sono
sicuro che sai....
S, lo so....
Gli tremavano le labbra. Riflett. Gli ci volle del tempo. Forse non c'era abituato. Alla fine fece
un passo indietro: Me ne vado, disse.
Si schiar la gola, sput e si allontan. Mi sentii immediatamente pervadere da uno strano
malessere. Quella vittoria non mi piaceva. Era andata troppo liscia. Nascondeva qualcosa di sospetto,
sicuramente un brutto tiro. Superai il cancello e lo seguii per qualche passo, per sorvegliarlo, con la
pistola in tasca, le dita strette attorno alla canna. Si stava lentamente dirigendo verso rue Nationale. Di
colpo si gir e me lo trovai di fronte. Con gli occhi fiammeggianti si raccolse su se stesso, pronto a
saltare. Tanto peggio per lui. Lo colpii in piena fronte con il calcio. Barcoll, ritrov l'equilibrio e mi
venne incontro di corsa. Questa volta non era solo. Il suo braccio si prolungava con uno spadone a
scatto. Un'altra giornata che iniziava bene. Schivai la lama, gli afferrai il polso con la mano sinistra.
Eravamo l'uno contro l'altro, tesi come due corde di violino, a mescolare i nostri aliti. Gli assestai un
colpo con il calcio sulla mano, con il rischio di rompergliela. Lasci la presa sulla prolunga che cadde
sonoramente sul selciato irregolare. La calciai via per lanciarla fuori dalla portata del suo proprietario e
la feci scivolare fino alla soglia del magazzino di Lenantais, stracci e materiali vari. Cos poteva
scordarsi di recuperarla.
E adesso smetti di fare il cretino, dissi. Ci guardano.
Gironzolando senza meta, due arabi, sfaticati come solo gli arabi sanno esserlo, erano
improvvisamente apparsi sul marciapiede di rue Nationale e adesso seguivano con interesse le fasi della
piccola disputa che si svolgeva nel passage des Hautes-Formes. Salvador non aveva pi voglia di me di
dare spettacolo. Avesse avuto almeno una chitarra, chiss! Ma di chitarre non ne aveva. Brontol
qualcosa, mi allontan con uno spintone mandandomi a sbattere contro il portone del magazzino e poi
se la diede a gambe. Gli africani parvero delusi. Mi scrollai e tornai a raggiungere Blita di corsa.
Adesso che Salvador sapeva che andavo a letto con la gitana, non potevo proprio prendermela comoda.
Salvador sarebbe di certo tornato e non da solo. Che branco di imbecilli, con tutte quelle storie sulla
razza! Mi domando cosa sia mai stato rimproverato a Hitler.
Capitolo VII
Lo sconosciuto
Un taxi ci port a casa mia. L'agitazione delle ultime ore esigeva un bagno riparatore, seguito
da un cambio di abiti. Da casa telefonai a Hlne, la mia segretaria, sia per rassicurarla sulla mia
assenza, che forse si sarebbe prolungata, sia per chiederle se non ci fosse nulla da segnalare, da parte di
Florimond Faroux, per esempio. L'altra bella fanciulla mi rispose che regnava la calma pi assoluta. In
seguito chiamai un paio di medici miei amici. Erano ragazzi gentili, che avevano esercitato a Broca,
Bichat o Cochin ma che non avevano praticamente mai messo piede alla Salptrire. In ogni caso non
conoscevano nessuno che ci lavorasse. Ripiegai su un terzo personaggio, un guaritore sindacalizzato.
Quest'ultimo mi forn il suggerimento che volevo. Bastava che mi presentassi a suo nome a un certo
Forest. Questo Forest, infermiere alla Salptrire, era un tizio che sapeva sbrogliarsela, sicuro e
discreto. D'altra parte, quello che dovevo chiedergli non era poi la fine del mondo. Sistemata la
faccenda, abbandonai la bicocca e mi misi al lavoro. Blita ci tenne ad accompagnarmi. Non dissi di
no. Tra i personaggi che mi ripromettevo di interrogare quel giorno ce n'erano anche alcuni che lei
aveva pi o meno conosciuto e la sua presenza avrebbe facilitato i rapporti.
...
Cominciai dalla Salptrire. Viaggiando solo, una buona scusa pronta da servire a eventuali
poliziotti, nel caso ce ne fossero ancora nei paraggi (ma non ce n'erano), chiesi di vedere il tizio di
nome Forest. Era un giovane e aveva stampata in faccia quell'espressione grave che hanno i ragazzi
che cercano di assimilare il materialismo storico. Era una cosa molto lodevole e tanto valeva essere
franchi con lui:
Mi chiamo Nestor Burma, dissi. Sono un poliziotto privato. Vengo da parte di Raoul. Ho
bisogno di un'informazione confidenziale.  a proposito di Benoit, lo straccivendolo che  morto qui
ieri.
Ah! Chi? L'anarchico?, fece lui sorridendo.
Tagliai corto perch ci mancava solo che ci impelagassimo in una discussione sui vantaggi
comparati dell'anarchismo e del comunismo. E non ci eravamo lontanissimi.
S, proprio lui. Credo che conoscesse un medico dentro l'ospedale. Forse ha chiesto di vederlo
al momento del ricovero.  quello che vorrei sapere. Insieme al nome del medico.  fattibile?.
Certo. Ma non subito. Entro sera....
Ecco il numero di telefono del mio ufficio. La mia segretaria non si muove di l. Mi chiami in
ogni caso, cos so cosa aspettarmi.
Insieme al biglietto gli diedi un po' di grana, nel caso fosse in ritardo con i pagamenti della
quota sindacale, anche se mi avrebbe stupito. Con molta dignit, rifiut.
...
Raggiunsi Blita. Mi aspettava sul quai d'Austerlitz. Appoggiata al parapetto, seguiva le
manovre di un cargo che usciva dal porto. Andammo in rue de l'Interne Loeb  che certi spiritosi
chiamano "interne", "internato"  non lontano dalla Poterne des Peupliers. Era l che abitava un collega
in-stracci-ferraglia-da-vendere di Lenantais, ai bordi della vecchia ferrovia di cintura la cui strada
ferrata, ancora utilizzabile, funge da garage per alcuni vagoni della stazione ai Marchandises de
Rungis. Il solito magazzino-domicilio, una catapecchia di assi catramate, era costruito in cima al
terrapieno, in un terreno abbandonato che costituiva un vicolo cieco della parte di rue de l'Interne Loeb
successiva all'incrocio con rue du Docteur Tuffier. Si veniva accolti da un recinto di assi e
dall'abbaiare di un cane alla catena che andava incontro agli ospiti tirando forsennatamente sul collare.
Si raggiungeva la baracca serpeggiando tra pile pi o meno considerevoli di cianfrusaglia sciupata. Una
quantit di vecchi giornali, portati dal vento, svolazzava sulla ferrovia. Alcuni si spingevano
aggressivamente fino al boulevard Kellermann, che si intravedeva al di l di un cancello. Il padrone del
posto, un tipo anziano che mi esamin gli abiti con occhio calcolatore, mi fu presentato da Blita con il
nome di compare Anselme. Il compare Anselme e Benoit/Lenantais erano in rapporti d'affari. Gli
raccontai una frottola per giustificare le mie ricerche e l'interesse che mostravo nei confronti del suo
collega deceduto. Non so se abbia creduto alla mie menzogne.
Era un brav'uomo, disse parlando di Lenantais. Lavoratore e tutto. Cos' che ho gi letto sul
giornale? Che era stato un falsario? Non mi ricordo bene. Di sicuro  per quello che  stato ucciso.
Perch era stato falsario?.
No, perch era un lavoratore.
Ah!  un uso tipico dell'arrondissement? I fannulloni dettano legge e fanno fuori i
lavoratori?.
Non  quello che voglio dire. Voglio dire che so bene di chi  la colpa se gli sono saltati
addosso a colpi di coltello.
Colpa di chi?.
Joanovici.
Le mie speranze svanirono. Joanovici?.
Ma s, per Dio! Ha fatto un torto immenso alla corporazione, Joanovici. Tutti sanno la storia
dello straccivendolo miliardario Joanovici. Allora un sacco di gente si immagina che tutti gli
straccivendoli sono miliardari. O milionari. Insomma, pieni di grana. E siccome Benoit non si tirava
indietro davanti al lavoro, allora hanno pensato che doveva essere ancora pi ricco di un altro ed  per
questo che  stato ammazzato. Non sar l'ultimo. Per esempio, un mese fa, la Marie... la conosce la
Marie, signore?... non fa niente... E te?.... (Si gir verso Blita). ...Te la conoscevi la Marie, no?.
No, rispose la giovane gitana.
Ah no? Ero convinto di s. Vabbe', non fa niente. Tutti conoscevano la Marie, allora pensavo
che... Allora, un mese fa, la Marie... Pffuitt.... (Con un gesto rapido ed eloquente si pass la mano
sulla gola), ...morta ammazzata. E tutto perch credevano che si rotolasse nell'oro. E, in pi, l'hanno
anche violentata. Violentata! Vi rendete conto?.... (Il suo sguardo si fece sognatore). ...E io non
voglio che mi succeda la stessa cosa!  per questo che c'ho il cane.
Solo una terribile perversione avrebbe potuto spingere chiunque a cercare di violentare quel
povero vecchio, ma  vero che non si pu mai sapere. Di questi tempi... Ci congedammo dall'anziano
rimbambito. Se tutti gli amici di Lenantais erano di quello stampo, avrei potuto iscrivere la mia
indagine alla corsa in salita di Montmartre che, come  risaputo,  una corsa di lentezza.
...
Ahim! Erano tutti dello stesso stampo e anche meno simpatici. Dello stesso stampo! Come
quello che contattammo prima di pranzo, e i due che ci concedemmo a mo' di ammazzacaff verso le
tre-quattro del pomeriggio, quando si abbatt su Parigi una nebbia che prometteva di essere meschina
quanto quella del giorno prima. Abel Benoit? Ah! S. Benoit, certo. Certo che ci vedevamo. Ma non era
un gran chiacchierone. Non si occupava degli altri. E quindi noi non ci occupavamo troppo di lui.
Allora,  vero che si chiamava Lenantais e che aveva stampato dei soldi falsi? (Questa osservazione
provava almeno che i miei interlocutori avevano letto l'articolo di Marc Covet su Le Crpu, articolo
che, avevo avuto modo di constatare, era stato ripreso anche da France Soir e Paris Presse). Ed era
anarchista? Avremmo dovuto capirlo. Faceva dei discorsi delle volte, quando per caso si lasciava un
po' andare. In periodo di elezioni, soprattutto. Mica un cattivo diavolo, anzi, solo che c'aveva proprio
delle strane idee. (In confidenza). Come con quella donna. Perch mai doveva occuparsi della zingara?
 una razza di ladri traditori. A meno che... (risata grassa)... Un anarchista si vede che non rispetta
niente... (Quello che parlava cos era invece molto rispettoso. Punteggiava i suoi discorsi di frequenti
abbracci al collo di un bottiglione di vinaccio e mostrava gi i segni di una ubriachezza di infimo
ordine. Fu il solo a parlarmi male di Lenantais. Inevitabile, il mio vecchio amico non beveva. E si
occupava di una gitana. Con cui forse non ci andava neanche a letto. Perch questi erano i termini in
cui si presentava la questione: o ci andava a letto, ed era una cosa vergognosa vista la differenza di et,
razza e tutto; o non la toccava, e allora era un imbecille). Lasciai quei lupi travestiti da agnelli con
sollievo. Il cattivo odore che emanavano non era solo fisico.
...
A quel punto del nostro deludente giro, ci trovammo in rue des Cinq-Diamants. Il tredicesimo
arrondissement formicola di strade dai nomi affascinanti e pittoreschi, in genere menzogneri. In rue des
Cinq-Diamants2 non ci sono diamanti, in rue de Chteau-des-Rentiers c' soprattutto l'ospizio
Nicolas-Flamel, in rue des Terres-au-Cur non ho mai visto un prete, e in rue Croulebarde non c' la
sede dell'Acadmie Francaise. Quanto a rue des Reculettes... uhm... e quella de l'Esprance... Non 
stato certo sotto quel segno che era iniziato il pasticcio di Lenantais.
Dalla cabina telefonica di un bistrot di rue des Cinq-Diamants chiamai Hlne. Si era fatto vivo
un tipo di nome Forest, infermiere? No.
Andiamo a vedere a rue Watt, dove dice di essere stato aggredito, proposi a Blita. Non mi
servir sicuramente a nulla, ma potr aggiungere anche questa delusione alle altre, per non avere
rimpianti e poter considerare completa la giornata.
Andammo a rue Watt.
Altamente pittoresca e con il profilo basso, si presta ammirevolmente a qualsiasi genere di
aggressione e, pi in particolare, a quelle notturne. Per met della sua lunghezza, a partire da rue
Chevaleret,  ricoperta da numerose strade ferrate della linea d'Orlans a cui si aggiungono quelle della
stazione merci.  sinistra, soprattutto all'imbrunire di una giornata di novembre. Ci si prova una
sgradevole sensazione di soffocamento, di schiacciamento. Di tanto in tanto, nella prospettiva dei sottili
pilastri che sostengono la ferrovia, la luce corta di un lampione a gas fa brillare i rivoli di infiltrazioni
sospette che solcano le pareti di quel corridoio stretto e umido. Camminammo sul marciapiede
sopraelevato, percorso da un parapetto, che domina il fondo della strada da oltre un metro. Sopra le
nostre teste pass un treno con un fracasso infernale, facendo tremare tutto al suo passaggio.
Non trovai nulla a rue Watt. Come avevo pi o meno previsto. In un istante di euforia avevo
accarezzato la speranza che l'aspetto di una casa, di un dettaglio, o non so cosa, avrebbe fatto scattare il
meccanismo del mio cervello, ma era come credere a Babbo Natale. All'uscita del tunnel, da rue de la
Croix-Jarry fino al quai de la Gare, rue Watt tornava normale, con case da entrambi i lati e il cielo
sopra, ma le facciate, senza caratteristiche degne di nota, rimasero mute. Tornammo sui nostri passi,
beneficiando del passaggio sonoro di un interminabile convoglio merci.
Rientrammo nell'arrondissement attraverso la ripida rue Cantagrel, passando davanti a una
clinica per partorienti curiosamente battezzata Giovanna d'Arco. C' gente che davvero non si lascia
intimorire dalle contraddizioni. Un po' pi lontano, dopo i laboratori dell'Esercito della Salvezza, la
Citt Rifugio innalzava i suoi alti edifici traforati da ampie finestre, ai piedi dei quali i locali
amministrativi dell'organizzazione caritatevole, dipinti in colori chiari e preceduti da una sorta di
pergolato sostenuto da pali inclinati, sembravano un set cinematografico. All'ingresso, due Salutisti, un
uomo e una donna, si salutarono scambiandosi un vibrante Alleluia. L'Esercito della Salvezza! Non
immaginavo proprio Lenantais frequentare l'Esercito della Salvezza se non per portare la
contraddizione ai discepoli di William ed Evangline Booth. Ma loro non lo avrebbero comunque
punito a colpi di coltello... Addio Watt. Lasciai perdere.
...
Era pi che ora di andare a mettere qualcosa sotto i denti. Andammo alla brasserie Rozs. Prima
di sedermi a tavola chiamai Hlne a casa sua:
Forest?.
Nessuno di nome Forest, capo. Nessuno di nessuno.
Feci il numero della Salptrire.
L'infermiere Forest, per favore.  per un malato.
Ha finito il turno da diverse ore, signore. Torner domani mattina, adesso... Come? Ma
insomma, potrebbe anche essere un po' pi gentile!.
La cena fu silenziosa. La giornata sprecata mi rimaneva sullo stomaco.
Ti offro il cinema, Blita, dissi, contando i soldi per il conto. Ho visto che danno un film
poliziesco al Palace-Italie. Magari ci dar delle idee.
Quando uscimmo dal cinema non avevo una mezza idea in pi di quando ero entrato.
Mormorai:
Capisci, Blita, tutti quegli stupidi stracciaioli che abbiamo contattato oggi non contano niente.
Qualcosa mi dice che il solo che forse, e dico forse, pu dirmi qualcosa di importante e aiutarmi a
vederci chiaro in questo caso,  quel medico della Salptrire, perch Lenantais si fidava di lui al punto
di accettare di essere curato. Il che forse non ci porter molto lontano, ma di tutti gli elementi che ho in
mano, e non sono tanti, questo mi sembra il pi interessante. Contavo su quell'infermiere per ottenere il
nome del dottore... ammettendo che Lenantais l'abbia pronunciato, ma ho l'impressione che
quell'infermiere sia meno ingenuo di....
La gitana soffoc un'esclamazione sorda:
Madre de Dios! Il medico!.
Cosa il medico?.
Quello che  venuto a curarlo, un giorno.  stato tanto tempo fa. Due anni, circa. Adesso mi
torna in mente. Forse  lo stesso....
Certo. Di medici doveva conoscerne meno che di stracciaioli.
Scosse la testa scoraggiata:
Ma non so il nome. E allora....
Ma se gli ha prescritto dei farmaci sulla ricetta ci sar il suo nome. Nome, indirizzo, telefono e
tutto il resto. Gli ha rilasciato una ricetta?.
Oh! S! Ci sono andata io stessa a comprare le medicine in farmacia.
Le presi il braccio:
Torniamo al passage des Hautes-Formes, querida. Se non l'ha buttata via, la ritrover. Sono
pronto a sfogliare tutti i libri della biblioteca se sar necessario. I poliziotti non avranno dato alcuna
importanza a una ricetta....
Entrammo nel passage dalla parte di rue Baudricourt. Il posto era deserto e lugubre come la sera
prima. La nebbia, che aveva ripreso possesso del quartiere, senza essere densa quanto la notte
precedente, non invogliava alla passeggiata e tutto era immerso nel sonno. Senza fermarmi, sorvegliai i
cantoni; Dolores o Salvador, sfidando il freddo, potevano sempre aver appostato una fazione malevola,
pronta a saltarci addosso. Un colpo di Jarnac non  mai da escludere quando si ha a che fare con quella
gente. Tuttavia, i miei timori erano infondati e arrivammo senza intoppi nel cortiletto di Blita. Sollevai
la leva della piccola porta laterale ed ebbi accesso allo stesso scenario della sera prima. Il battente
faceva resistenza. La pila di stracci che avevo ammucchiato il giorno precedente doveva essere caduta e
adesso formava un nuovo ostacolo. O forse non era caduta da sola... era stata spinta da qualcuno...
qualcuno venuto a frugare in giro... qualcuno che poteva essere ancora all'interno, sorpreso nel suo
compito di investigatore... il magazzino era buio, ma non significava nulla. Sprovvisto di finestre, il
locale non faceva filtrare alcuna luce all'esterno, e il visitatore notturno, ammesso che ci fosse un
visitatore, poteva aver spento sentendo qualcuno alla porta.
Vado avanti io, mormorai all'orecchio della gitana. Dov' l'interruttore?.
Mi indic dove andare. Impugnai la pistola e scivolai attraverso la fessura. Inciampai sul
mucchio di stracci e raggiunsi la meta senza altri guai. Azionai l'interruttore. La lampadina distribu la
sua luce sul disordine immutato. Esaminai il posto. Non c'era nessuno. O almeno, nessuno di vivo.
Capitolo VIII
Il cadavere a zonzo
Non era un ammasso di vecchi stracci a impedire al battente di aprirsi del tutto. La canadese, la
giacca, il gilet, le brache e le scarpe che vedevo erano troppo in buono stato per essere destinati al
cassonetto. Misi via la mia inutile pistola, mi chinai, presi il cadavere per i capelli e lo trascinai fin
sotto la lampadina. Era un uomo di una certa et, pi o meno coetaneo di Lenantais, con due piccoli
occhi infossati che, da vivi, non dovevano essere stati particolarmente indulgenti. Il volto sornione
esprimeva sorpresa e incredulit. Quella sera si aspettava di tutto tranne che di essere pugnalato alla
schiena. Perch era stato pugnalato, lo constatai girando il corpo. La lama, dopo aver attraversato la
canadese e tutto quello che c'era sotto, era sicuramente penetrata fino al cuore, provocandone la morte
istantanea. L'autore del lavoretto non c'era andato gi leggero. Sentii Blita gemere. Mi aveva
raggiunto, o meglio, ci aveva provato. Pallida, scomposta, con le gambe molli, si aggrapp a una pila di
oggetti tra i pi disparati, correndo il rischio di farla cadere. Fu scossa da uno spasmo violento e
vomit.
Non  niente, dissi. Conosci Nestor Burma da appena ventiquattr'ore. Tra qualche mese ti ci
sarai abituata e vedrai che una scoperta come questa  tra le cose migliori che mi possano capitare. E
adesso, basta chiacchiere. Sii coraggiosa, guarda bene questo cadavere e dimmi se lo conosci.
Rimisi il corpo sulla schiena. Superando la ripugnanza, Blita si chin:
Non l'ho mai visto, disse in un soffio, volgendo lo sguardo altrove.
Forse addosso ha dei documenti.
Esplorai le tasche del tipo. Non un pezzo di carta, non una sigaretta, non un soldo. Andai a
chiudere la porta che avevamo imprudentemente lasciato aperta e mi diressi in seguito verso il portone.
Era socchiuso. Ci sarebbe dovuto essere il coltello di Salvador, che avevo lanciato da quelle parti. Al
massimo poteva essere tra le ruote anteriori della vecchia Ford di Lenantais. Non lo trovai da nessuna
parte. Non era difficile capire perch.
Salvador  tornato, Blita, dissi. Per recuperare il coltello e farmi la pelle, o perch i nostri
sentimenti urtano i suoi. Forse entrambe le cose, visto che una presume l'altra. Quando  arrivato,
probabilmente di nascosto, ha trovato questo tizio che perquisiva la casa. Deve averlo confuso con me
per via della canadese. A distanza e da dietro poteva sbagliarsi. A distanza... Deve essere bravino nel
lancio dei coltelli, vero?.
Oh! S! Molto bravo, fece lei con terrore.
Non ha mancato l'uomo. Un bastardo, comunque. Quando si  accorto di aver sbagliato
persona, non ha voluto essersi preso il disturbo solo per... la pelle e ha ripulito le tasche della vittima.
Guardai il tipo steso a terra. Mi chiedevo chi potesse essere e cosa cercasse l. Feci una rapida
ispezione, alla ricerca di un indizio che potesse darmi delle indicazioni, cercando di capire dove si
trovasse esattamente il misterioso personaggio nel momento in cui era stato colpito. Cos facendo
raccolsi un giornale che poteva essere stato portato l solo dal gitano o dallo sconosciuto. Era pi
probabile che fosse stato lo sconosciuto, pensandoci bene. Era Le Crpuscule di quel giorno, piegato
alla pagina dei fatti di cronaca locale dove figurava in bella vista l'articolo di Marc Covet riguardante
Albert Lenantais. Mi sentivo in parte responsabile della morte di quel poveruomo.
Bisogna evitare che la polizia lo trovi qui, dissi. Non c' bisogno che scoprano che si
interessava al nostro amico. Ma vorrei identificarlo e la polizia pu farlo meglio e pi rapidamente di
me. Aspetteremo un po' e poi andr a depositarlo da qualche parte dove non ammuffisca troppo.  un
rischio da correre. Ma prima guardiamo se c' la ricetta....
Coprii il cadavere con una tela per materassi e, seguito da Blita, salii a frugare tra le cose di
Lenantais. Non trovai nulla. Del resto non potevo pretendere di trovare uno dopo l'altro un cadavere e
un'informazione di altra natura. Bisognava sapersi accontentare.
Vado, dissi, dopo aver consultato l'orologio. Spero che la nebbia non si sia dissipata....
Andai ad assicurarmene. Il passage des Hautes-Formes era tranquillo, la notte silenziosa, la
bruma abbastanza spessa. Sarebbe andata benone.
La carretta funziona? Non posso andarmene in giro portandomelo sulla schiena....
La Ford antidiluviana funzionava. Mi diedi da fare per mettere il morto sul piano del
furgoncino. Non era un'impresa semplice. Con molto coraggio la gitana mi aiut in quella macabra
necessit. E, quando presi posto al volante, si sistem accanto a me. Mi fu impossibile dissuaderla. Era
una ragazza testarda e quando si metteva in testa qualcosa non c'era modo di farle cambiare idea.
Lasciandoci alle spalle il magazzino di Lenantais, buio e relativamente chiuso, sbucammo
sobbalzando su rue Nationale, poi in rue de Tolbiac. Girai a sinistra, in direzione dei quai. All'incrocio
di rue de Patay, una macchina per poco non ci prese in pieno. Maledetto coglione, va! Sono anche
pronto ad ammettere che i fari della Ford non si segnalavano a diverse leghe di distanza  riuscivano
appena a illuminare i metri di strada necessari alla guida, e con quella nebbia, poi... ma in ogni caso,
dove diavolo doveva andare quell'idiota a quell'ora tarda? Non poteva essere a dormire, come tutti?
Man mano che ci avvicinavamo alla Senna, la bruma si fece pi spessa trapassandoci gli abiti con la
sua umidit traditrice. Il freddo mi bloccava le dita, involontariamente contratte sul volante. Malgrado
la temperatura, sudavo. Di tanto in tanto sentivo la coscia di Blita fremere contro la mia. Anche lei
sudava. Il suo odore di mora saliva a ondate fino alle mie narici. Stavamo facendo davvero una strana
passeggiata. Che il cielo non volesse che qualcuno desse un'occhiata alla merce che trasportavamo.
Buon Dio! Quanto sembrava lontano il fiume! Esisteva ancora? Cominciavo quasi a rimpiangere la
spedizione. Ma ormai era troppo tardi per fare marcia indietro. Attraverso l'ovatta fuligginosa, arriv
alle mie orecchie il rombo di un treno. Il ponte di Tolbiac. Il ponte metallico che scavalca le strade
ferrate della Parigi-Austerlitz. Finalmente! Ancora qualche metro e saremmo arrivati sul quai. Io...
l'infame automobilastro! Doveva essere sbronzo! Oppure inglese. Forse tutte e due le cose. Guidava a
sinistra con i fari spenti e si accorse che non sarebbe guastata un po' di luce quando era appena a
qualche metro dalla Ford. Ci manc un pelo! Fu un lampo. Come in un sogno, prima che i potenti fari
mi accecassero, vidi iridarsi le goccioline d'acqua in sospensione nell'atmosfera e brillare gli archetti di
acciaio dell'opera d'arte. Sterzai disperatamente e salii sul marciapiede, in un'incredibile baruffa di
carrozzeria sfasciata, e mi fermai lungo l'inferriata, con il motore bloccato. L'altro non mi aveva
aspettato. Avrei amato fare lo stesso. Si era ributtato sulla destra ed era fuggito. Rimasi un istante
inebetito, sotto l'effetto del contraccolpo. Sotto quello della scossa, Blita era invece scivolata gi dal
sedile. L'aiutai a rialzarsi. Non ci scambiammo una parola. Tirai fuori il fazzoletto e mi asciugai.
Davanti a noi la massa dipinta di giallo dei magazzini frigoriferi si confondeva nella nebbia. L'alta
torre che dominava quelle installazioni sembrava decapitata. Sotto di noi pass un treno cieco,
sobbalzando allo scambio. Sicuramente scatt un semaforo. Il suono che produsse la piattaforma di
ferro quando cambi il proprio orientamento risuon sordo nella notte resa al silenzio. Mi scossi. Non
potevamo rimanere l. Cercai di rimettere in marcia la carretta. Il motore rifiut di emettere anche il
minimo suono. Buon Dio! Darsela a gambe abbandonando morto e bagnarola? Certo non rischiava di
prendersi un raffreddore, ma... Sotto il sedile c'era una manovella. La presi e scesi per servirmene.
Tanto per cominciare, mi diedi una botta sulla mano. Ripetei il tentativo. Il motore sogghign e si
blocc di nuovo. Rumori immaginari popolavano la mia testa: rombi di motori, passi che risuonavano
sull'asfalto, macchine che si avvicinavano, sirene che ululavano. Alla fine, l'ultimo sforzo fu decisivo.
Forse avrei dovuto iniziare da quello. Ripresi il volante e pigiai sull'acceleratore. Adesso avevo pi
fretta che mai. Volevo liberarmi del mio carico in un angolo tranquillo dove potesse essere facilmente
ritrovato. Sfociammo sul quai de la Gare, lugubre e deserto. Di tanto in tanto le lampadine elettriche
laceravano appena la nebbia con la loro luce fantomatica. Ai piedi dei lampioni, disposti sulle griglie di
aerazione del riscaldamento urbano le cui canalizzazioni serpeggiano sotto tutta la zona, qualche
barbone dormiva un sonno torpido, sordo agli appelli dell'abb Pierre. Una coltre ghiacciata ricopriva
la Senna e, tanto che c'era, anche tutta Bercy sull'altra riva, e tanto peggio per il vino. Sempre
traballante, la Ford arriv all'argine attraverso il primo piano inclinato che vidi. Si intuiva la presenza
di ammassi di ferraglie che si stendevano fino al bordo dell'acqua. Lo sconosciuto, che sembrava
amare le cianfrusaglie, si sarebbe trovato a proprio agio in quel cantiere di recupero metallurgico. Mi
fermai, scesi a tutta velocit e corsi verso il retro della camionetta. Allungai il braccio per afferrare il
cadavere. Tutte quelle scosse e quei sobbalzi l'avevano fatto spostare. Tastai a destra e a sinistra. Non
avevo sentito Blita raggiungermi e sussultai quando mi pos la mano sul braccio. Avevo i nervi a fior
di pelle. Ci misi un secolo a trovare i fiammiferi. Ne accesi uno. Ma andiamo! Era del tutto normale. Ci
sarebbe stato da meravigliarsi del contrario! Il ripiano della camionetta era vuoto!
L'abbiamo perso, risi, amaramente. Non si trovava bene in nostra compagnia, forse, oppure
non amava l'autostop. Adesso bisogner andare a rue des Morillons, nel XV arrondissement,
all'Ufficio dei Relitti, e tra un anno e un giorno....
A Blita vennero meno le gambe. La tenni perch non cadesse sul marciapiede.
Non  grave, dissi. Ne troveremo un altro....
L'aiutai a risalire in macchina. Misi in moto.
Cosa facciamo adesso?, chiese la gitana.
Riportiamo la macchina. Non dovrebbe essere in giro a vagabondare. Ah! Questa carretta!
Avrei dovuto diffidare della mancanza del portello posteriore. Come si dice in questi casi parlando di
latte, inutile piangere su quello versato... ma, per Dio, credevo che i morti stessero un po' pi
tranquilli!.
Rifacemmo la stessa strada dell'andata. Ero nel mezzo del ponte di Tolbiac quando credetti di
vedere, all'altra estremit, il fascio sottile ma potente di una torcia che squarciava la nebbia. Accelerai
un po' dopo aver visto ci che volevo, e anche di pi. Due ombre che indossavano una mantellina si
chinavano su un'altra ombra, una specie di pacco steso sul marciapiede.
Una ronda di agenti, dissi. Ci mancava poco che venissero a darci una mano a far ripartire la
macchina, prima. Per adesso non  il caso di perder tempo.  stato quell'imbecille che guidava a
sinistra... quando mi ha obbligato a fare il pilota di stunt car... deve essere stato l che il cadavere ci ha
abbandonati....
Rientrammo nel passage des Hautes-Formes senza altri pericoli. Parcheggiai la Ford di
Lenantais. Passai uno straccio su tutte le superfici su cui potevamo aver appoggiato le dita, Blita si
rese un po' meno riconoscibile togliendosi gli anelli dalle orecchie e imprigionando la capigliatura in
un foulard e ci avventurammo per le strade deserte, affidandoci alla grazia di Dio. Ormai sapevo che in
quel quartiere mi toccava andarci in giro a piedi, per una ragione o per l'altra. Raggiungemmo place
d'Italie senza guai. L trovammo un taxi notturno che acconsent a caricarci.
Una volta a casa mia, saltai su una bottiglia di whisky. Ne avevo bisogno. Ne offrii a Blita,
che, fedele ai principi che le aveva inculcato Lenantais, rifiut. Ne bevvi per due e poi andammo a
letto.
Capitolo IX
Il cadavere svela il suo segreto
Non dormimmo proprio come due angioletti. Non riuscivo a togliermi dalla testa quel maledetto
cadavere sconosciuto, proprio come, se si crede alla canzone, il gitano con la roulotte, e, a proposito di
gitani, Salvador stava ossessionando i sogni di Blita. Deve essere quella che chiamano la divisione del
lavoro. A un certo punto, lei usc da quel sonno agitato con un grido:
Perdono! Perdono!, singhiozz. Non ucciderlo, Salvador. Ti supplico, non ucciderlo....
Si lanci verso di me aggrappandosi alle mie spalle. La strinsi mormorando parole rassicuranti.
Poco a poco si calm, ma dalle sue labbra continuarono a uscire brevi gemiti. S, ci che stava
accadendo non era poco per una ragazza di ventidue anni appena. Era molto anche per me. Di tutti i
pasticci in cui mi ero ritrovato coinvolto, questo si classificava indubbiamente in una categoria a parte.
Complicato, pericoloso e tutto. Ma, per Dio, ne sarei venuto a capo. Qualcosa mi diceva che quel
povero vecchio, sorpreso per sua sfortuna da Salvador mentre rovistava a casa di Lenantais, mi avrebbe
involontariamente dato una mano. Le lancette fosforescenti della sveglia sul comodino segnavano le
cinque e qualcosa. Quando arrivarono alle sei mi dissi che invece di star tanto a pensare, e del tutto
inutilmente poi, avrei fatto meglio ad alzarmi, farmi un bagno e bermi un caff. Tutte quelle operazioni
potevano aggravare il sapore amaro che avevo in bocca o farlo sparire, ma l'esperimento meritava di
essere tentato. Nel frattempo, l'incubo sembrava aver liberato il subconscio di Blita dalle sue
preoccupazioni. La sentivo respirare in modo pacato e regolare. Ebbi timore di disturbare il suo riposo,
esitai a uscire dal letto... e finii per riaddormentarmi anch'io. Alla fine, ci svegliammo che erano le
dieci.
...
Tra gli interstizi della tenda tirata davanti alla finestra, il sole giallo di novembre faceva
scivolare nella stanza un pallido raggio. Cosa ci avrebbe riservato la giornata? Non chiedertelo, Nestor,
e va a prepararti un caff. Mi obbedii e dopo poco ne portai una tazza a Blita. Seduta nel disordine
affascinante di uno dei miei pigiami che non le cadeva proprio a pennello, un'espressione dura sul
volto, sembrava riflettere.
Credo, disse infine, accennando un debole sorriso dopo essere tornata sulla terra e aver
bevuto il caff, credo che alla fine ti sar utile in qualche modo. Vorrei tanto aiutarti a trovare il porco
che ha ucciso quel povero Benoit, lo vorrei tanto, mio caro, e ho talmente paura di non saper fare, di
essere come un imbecille....
Ma no, amore mio.
Mi strinse la mano:
Amore mio!, ripet lei con aria sognante e un piccolo accenno di dolore.
Si scosse e prosegu:
Forse ci sono delle cose che so, o delle cose che ho saputo e che ho dimenticato, ma magari mi
torneranno in mente, anche se forse sar troppo tardi perch tu possa approfittarne... Guarda la storia
del medico, per esempio... non ci  servita a nulla... avrei dovuto pensarci prima....
Mi misi a ridere:
A nulla? Ci ha permesso di scoprire un cadavere.
Rabbrivid:
 vero.
Credi che sia una brutta cosa, vero? Ebbene, ti sbagli. Forse  la cosa migliore che ci potesse
capitare. Fidati della mia lunga esperienza in materia.
Il che non significa, si intestard, che non mi sarebbe dovuto venire in mente prima....
Non rimpiangere nulla. Se ti fossi ricordata prima di quel particolare saremmo andati prima al
passage des Hautes-Formes e forse Salvador avrebbe incontrato me e non quell'altro tizio. E adesso
forse non sarei qui ad ascoltarti mentre ti dai dell'imbecille.
Salvador!, mormor.
Gli occhi castani, con le pagliuzze dorate, si riempirono di paura.
A proposito di Salvador, dissi. Non devi pi avere incubi come quello di stanotte. E non
devi pi chiedere perdono. Cos'hai da farti perdonare?.
Molte cose, disse lei abbassando la testa.
Le passai la mano sulla nuca, sotto la massa di capelli, e l'accarezzai:
Non mi uccider, cara. Non preoccuparti per me, sul versante Salvador. Non oserei dire che
l'omicidio dello sconosciuto l'abbia purgato dai suoi sentimenti omicidi per quanto riguarda me, ma
credo che, per il momento, non ci sia alcun pericolo e che per un po' star tranquillo. Ha mostrato
abbastanza sangue freddo da rapinare la vittima, ma non  andato pi in l di l. Deve pur temere che
prima o poi qualcuno scopra il morto. Secondo me, dopo il colpo, hanno cambiato aria, lui, la Dolores e
tutta la cricca. Dove stanno di solito?.
Dall'altra parte del pont National, a Ivry.
Andr a fare un giro da quelle parti.
No, grid. Non devi. Ti supplico, non devi.
Bene. Allora non ci andr....
L'abbracciai:
...D'altra parte, sarebbe un giro a vuoto. Sono sicuro che se la sono filata. Un omicidio 
sempre un omicidio, anche per un gitano. E soprattutto per un gitano che sa fermarsi prima di
combinare guai troppo grossi. In questo caso non ci  riuscito. Ragione di pi per non voler aggravare
una situazione gi discretamente incasinata. E adesso, basta parlare di quel coglione. Continua a far
colazione! Avevi cominciato un discorso....
S, ti dicevo che certe cose mi tornano in mente cos, a scoppio ritardato. Prima pensavo a rue
Watt, dove  stato assalito Benoit....
Ammesso che abbia detto la verit. Quando l'ho conosciuto io era molto riservato, ma ho
l'impressione che invecchiando debba esserlo diventato ancora di pi.
Ammettiamo che abbia detto la verit e che sia stato in rue Watt, o vicino a rue Watt, dov'
stato accoltellato....
Ammettiamo. Vuoi che torniamo a farci un giro? A me  sembrato di averci tirato fuori il
possibile ieri.
No, non voglio tornarci. Ma siamo passati davanti all'Esercito della Salvezza e... mi  venuto
in mente adesso... negli ultimi tempi Benoit ha avuto a che fare con loro.
Con i soldati dell'Esercito della Salvezza?.
S. Sai che hanno un laboratorio....
Lo so. La gente porta a riparare dei mobili vecchi, ci lavorano dei disoccupati o dei barboni
che cercano di risalire la corrente....
Ebbene, di recente, Benoit ha venduto loro dei mobili. Roba vecchia che gli era
d'ingombro....
S, dissi io sorridendo. Ma non  stato contento del prezzo offerto, ha infamato i Salutisti per
la loro spilorceria e anche per la loro fede in Dio, visto che lui era ateo, e loro, offesi, gli hanno rifilato
due coltellate. Avevo gi formulato l'ipotesi. Non sta in piedi... e in pi non c'entra nulla con la
lettera.
Mi guard con l'aria triste:
S, prendimi pure in giro. Mi trovi molto stupida, vero?.
Ma no, cara. Sai, le indicazioni, gli indizi, non appaiono cos, al primo colpo. Bisogna andare a
tentoni per trovarli. E tu stai andando a tentoni,  tutto.
Qualche istante dopo scesi a comprare i giornali. Nessuna segnalazione della scoperta di un
cadavere al ponte di Tolbiac per opera di una pattuglia di agenti in bicicletta.
Hanno telefonato, disse Blita al mio ritorno. Ho risposto. Potevo....
Chi era?.
La tua segretaria, ha detto.
Molto bene.
Presi l'apparecchio e chiamai Hlne. Chi si sente! Buongiorno capo, disse lei. Sa, ho
provato a contattarla cinque minuti fa, ma devo aver sbagliato numero.
Ah! Perch?.
Mi ha risposto una donna. Dalla voce si direbbe una donna molto giovane. Non una voce
molto bella, ma giovane.
 una ragazzina che non sapeva dove dormire.
E lei le ha offerto ospitalit.  bello da parte sua mostrarsi cos caritatevole. Una ragazzina. Ha
fatto bene a non lasciarla per strada. Con tutti questi satiri in circolazione... adesso capisco anche
perch non la si vede pi in ufficio.
 quello che pu dire a Florimond Faroux se dovesse chiedere di me. Mi ha cercato quel buon
commissario?.
No.
Tanto meglio.
Ma ho un messaggio da parte di un tipo di nome Forest. Ha appena telefonato.
Finalmente! E allora?.
Non  un tipo molto chiacchierone. Ha pronunciato solo un nome. Dottor Emile Coudrat.
Immagino che questo debba bastarle....
Lo spero. Emile Coudrat?.
Presi nota:
...Molto bene. Grazie, Hlne. E arrivederci.
Arrivederci, caro abb Pierre.
Riagganciai, mi girai verso Blita:
Coudrat. Questo nome ti dice qualcosa? Sull'intestazione figurava qualcosa di simile?.
La gitana abbozz una smorfia di dubbio: Non so. Proprio non ricordo.
Non importa. In ogni caso  il medico che il nostro amico ha chiesto di vedere quando  stato
ricoverato alla Salptrire, la notte in cui tu ce l'hai portato.
Ripresi il telefono e feci il numero dell'ospedale. Port-Royal 85-19.
Pronto. La Salptrire? Il dottor Emile Coudrat, per favore.
Rimanga in linea, rispose una voce secca.
A darle il cambio arriv una voce grassa:
Pronto. Il dottor Coudrat non lavora pi qui, signore.
Grazie.
Sfogliai l'elenco. Coudenc, Couder, Coudrat. E. Coudrat, doct. med., boul. Arago. ARA
33-33. Quanto di pi indicato per un medico. Formai ARA 33-33 sul quadrante.
Il dottor Coudrat, per favore.
Il dottore non c'.  per un appuntamento?.
Pi o meno.
Pi o meno?.
Diciamo che  per un appuntamento.
Non prima delle tre di oggi pomeriggio, allora.
Va benissimo. Mi segni pure: signor Burma, Nestor Burma. Ma forse posso chiamare il
dottore anche prima?.
All'ora di pranzo, signore.
Sa se ha mai lavorato alla Salptrire?.
Non lo so, signore.
Non importa. Grazie comunque.
...
A mezzogiorno comprai un nuovo pacco di giornali. Le testate serali erano uscite con le prime
edizioni. Scorsi Le Crpuscule, France Soir e Paris Presse dal titolo fino alla firma del direttore,
senza trovare nulla che riguardasse il mio misterioso cadavere. E pensare a tutta la fatica che avevo
fatto per farlo uscire dall'ombra e metterlo in bella mostra.
Verso l'una richiamai ARA 33-33.
Il dottor Coudrat, per favore.
Sono io.
Ah! Piacere di sentirla, dottore. Sono Nestor Burma. Devo incontrarla oggi pomeriggio. Sono
sul suo elenco degli appuntamenti. Nestor Burma, alle tre.
 possibile. Non le va bene l'orario?.
Nulla in contrario. Ma siccome non vorrei disturbarla per niente, vorrei sapere se lei ha mai
fatto parte del personale della Salptrire, in passato.
 esatto. Ma non vedo che importanza abbia la cosa. Ah! Ma certo. Di cosa soffre esattamente,
signore?.
Di niente.
Di... di niente?.
Assolutamente niente. Sto bene come il pont Neuf. Almeno per adesso.
 lei... Ah! Capisco!.... (Si mise a ridere).
...Come sta, signor Francis Bianche?.
Non sono Francis Bianche, il comico, dissi ridendo a mia volta dell'equivoco molto...
naturale (siate naturali, come dice il fantasista), e non cerco affatto di farle ingoiare un pesce d'aprile
teleradiofonico. Quello che sto per dirle non le far forse cambiare idea, anzi il contrario, ma bisogna
che lei sappia chi sono. Sono un detective privato.
Detective privato? Ma certo!.
Continuava a credere a uno scherzo. Di bene in meglio, doveva pensare.
Nestor Burma, precisai. Sono sul suo elenco degli appuntamenti in qualit di malato
immaginario e nell'elenco telefonico sotto la voce "indagini-pedinamenti". Pu verificare facilmente.
Quello che devo chiederle  di ordine professionale. Della mia professione, per. Sono pi che disposto
ad aspettare fino alle tre, ma sarei felice se lei potesse ricevermi anche prima. Il nostro incontro non
richieder troppo tempo.
Ah!.... (Il tono non era pi lo stesso). Inizio le visite alle due. Vuole venire un po' prima?.
Sar da lei alle meno dieci. Grazie, dottore.
Riagganciai. Da quel momento potevo procedere su qualcosa di solido. O almeno lo speravo.
 inutile che mi accompagni, dissi a Blita un po' pi tardi. Rimani qui. Fa caldo e hai tutto
il necessario per fumare, leggere o ascoltare della musica.
Accett docilmente di farmi andare solo e io uscii. Al primo venditore di giornali che mi trovai
tra i piedi comprai l'ultimissima edizione de Le Crpu. Si erano finalmente decisi a parlare del mio
cadavere, s o no?
Merda!
FINO ALLA MORTE IL PONTE DI TOLBIAC  STATO FATALE ALL'SPETTORE
NORBERT BALLIN, annunciava un grosso titolo in prima pagina.
Lessi:
Questa notte, verso le tre, due agenti in bicicletta che effettuavano una ronda nel tredicesimo
arrondissement hanno scoperto, all'ingresso del ponte di Tolbiac, all'altezza delle strade Ulysse-Trlat
e du Chevaleret, il cadavere di un uomo che era stato derubato e pugnalato. Questa nuova vittima dei
malviventi notturni, contro i quali sarebbe tempo di prendere misure pi rigorose,  stata rapidamente
identificata. Si tratta di Norbert Ballin, ispettore di polizia in pensione, di cinquantacinque anni. Si pu
dire che Norbert Ballin sia stato, se non per tutta la vita, per almeno due periodi, vittima del ponte di
Tolbiac. Era infatti il 1936 quando l'ispettore fu incaricato di risolvere il mistero della scomparsa di
un impiegato della Societ dei frigoriferi del quai de la Gare. Quell'impiegato, un certo Daniel, aveva
con s un'importante somma di denaro appartenente alla Societ e non si  mai scoperto con esattezza
se si sia dato alla fuga o sia stato vittima di una banda di gangster. Si sono perse le sue tracce una
sera del dicembre 1936, al ponte di Tolbiac. L'ispettore Norbert Ballin, malgrado tutti gli sforzi
possibili, non riusc a raccogliere il minimo indizio, favorendo talvolta l'una talvolta l'altra tesi. Gli
informatori che interrog nel "giro" non gli furono di alcun aiuto. Per dispetto, o per convenienza, ne
"bruci" alcuni contando forse su un "rimorso" che non arriv mai. Ma l'ispettore non demorse e non
consider mai quell'affare veramente chiuso. Qualsiasi gangster che venisse portato al Quai des
Orfvres per qualsivoglia motivo veniva immancabilmente interrogato dall'ispettore Ballin a proposito
di quello che  stato poi chiamato, forse a torto, l'"enigma del ponte di Tolbiac", ma sempre invano.
Questi ripetuti fallimenti avevano messo a dura prova la salute dell'ispettore, dal punto di vista sia
fisico che morale. Deportato dai tedeschi, non avrebbe mai recuperato completamente l'equilibrio e, al
suo ritorno da Buchenwald, gli fu concesso il pensionamento anticipato. Alcuni amici e colleghi
affermano che cercava ancora di risolvere il "mistero del ponte di Tolbiac" e che capitava spesso di
vederlo passeggiare nei paraggi di rue du Chevaleret o sui quai. Quella piccola e inoffensiva mania gli
doveva per essere fatale.  stato infatti proprio tornando, alla guisa dei vecchi "clienti", sul luogo
del suo "crimine", del suo "caso", del suo "mistero", che  caduto sotto i colpi dei malviventi.
...
In boulevard Arago, a uguale distanza dalle sinistre muraglie della Sant da una parte e da
quelle dell'ospedale Broca dall'altra, si alzava la piccola casa singola, dall'architettura un po'
strampalata, dove viveva ed esercitava il dottor Emile Coudrat. Per poco, all'ingresso, non mi scontrai
con una tardona stile borghese 1900 che una limousine aveva appena depositato sul marciapiede e che
apparteneva evidentemente alla clientela dell'esculapio. Una cameriera con il grembiule bianco ci fece
entrare insieme in una sala d'attesa, ma fu me che pochi minuti dopo venne a cercare per
accompagnarmi dal suo capo, nell'ufficio al primo piano, una vasta stanza rivestita di legno che si
affacciava su un giardino e che un raggio di sole si sforzava di rallegrare. Ma la stagione non era delle
pi adatte. Il medico era un personaggio svelto, elegante, di mezza et e di eccellente salute, calvizie
incipiente, il naso sovrastato da un paio di occhiali con la montatura invisibile a occhio nudo. Facevano
sentire orbo chi li guardava molto pi di chi li indossava.
 la prima volta in vita mia che ho a che fare con un detective privato, disse, dopo che ci
fummo scambiati i nostri microbi palmari. (Sono abbastanza numerosi i testimoni che sfoderano questa
formula al primo contatto, con l'aria rapita e divertita. Il cinema, senza dubbio. In seguito, a volte,
cambiano poi tono). ...Si accomodi, la prego.... (Mi indic una poltrona sulla quale mi sedetti).
...In cosa posso esserle utile?.
E' a proposito di un certo Lenantais, dissi io. Albert Lenantais o Abel Benoit, non so sotto
che nome l'abbia conosciuto lei. In ogni caso, lui la conosceva. Qualche giorno fa  stato aggredito da
dei malviventi. Ha ricevuto due coltellate che in seguito si seno rivelate mortali. Soccorso, ha chiesto di
essere trasportato alla Salptrire, piuttosto che in un altro ospedale, perch sperava di trovarci lei. Ha
fatto il suo nome.
Il dottore corrug le sopracciglia:
Che nome ha detto? Le Nantais?.
Lenantais, una sola parola. O Abel Benoit, in due. Era un gran buon uomo, ma aveva due stati
civili. Il suo comportamento sociale passato poteva dar luogo a certe critiche, il che dipende
naturalmente da che punto di vista uno lo considera... in ogni caso, la stampa ne ha parlato.
Leggo di rado la cronaca nera.
Di mestiere faceva lo straccivendolo e abitava al passage des Hautes-Formes. Un paio di anni
fa dovrebbe averlo visitato a casa sua. Siccome mi sembra che la sua clientela provenga da classi pi
elevate, ho pensato che potesse conoscerlo personalmente.
 quello che  venuto a chiedermi?.
S.
Si tolse gli occhiali e li lucid.
Vediamo, fece lui, rinfilandoseli sul naso. S, s, credo di aver capito. Un brava persona,
simpatica. Un po' originale, anzi parecchio originale.
 lui. Tatuato.
Tatuato. S.
Osserv un breve momento di silenzio e riprese: ...Non lo conoscevo personalmente.  stato
un mio paziente e amico a mandarmi da lui.
Il nome di questo paziente?.
Si schiar la gola:
Uhm... questa  una faccenda po' delicata. Non sono un ufficio informazioni e ignoro cosa lei
voglia dal mio amico.
Metterlo in guardia.
In guardia? Da cosa?.
Sta a me adesso mostrarmi reticente, dottore. Sono tenuto a un minimo di discrezione. Ma
posso dirle che un pericolo minaccia il suo amico... se era anche amico di Lenantais. Un pericolo
mortale. Chiaramente, in qualit di medico, un morto in pi o in meno....
La battuta classica non lo fece ridere. Ma non si arrabbi neanche. Disse:
Senta, signor Burma, questo non rientra nel quadro del segreto professionale, ma  una
questione di correttezza. Gradirei poter informare il mio amico della sua visita.
Mi alzai indicando il telefono:
Il tempo stringe, dissi. Lo informi immediatamente, se ha il telefono. Posso andare in
un'altra stanza. Si alz a sua volta: Non osavo chiederglielo.
Sono molto comprensivo, dissi. E, in rari momenti, perfettamente educato.
Me ne andai in corridoio a fumare la pipa ammirando una copia di La lezione di anatomia. Poco
dopo si riapr la porta dell'ufficio del medico:
Si accomodi, signor Burma.
Rientrai nello studio. Il dottor Coudrat sembrava sollevato. Per lui la corve era terminata.
Il signor Charles Baurnot non vede alcun inconveniente a riceverla, disse. Al contrario, la
aspetta. Se vuole prendere nota del suo indirizzo....
...
Scesi lungo boulevard Arago fino all'incrocio des Gobelins. Al chiosco dei giornali mi procurai
una collezione dei quotidiani della sera.  vero che confidare i propri pensieri pi intimi alla stampa
non rientra nelle abitudini della polizia, ma talvolta rimane qualche traccia di quello che si respira
nell'aria negli articoli dei giornalisti, almeno per chi sa leggere tra le righe. Avrei gradito sapere se la
polizia avesse una propria opinione sulla morte violenta dell'ex ispettore Norbert Ballin, e quale fosse
questa opinione. Non c'era nulla in France Soir, niente in Paris Presse e niente ne
L'information. Niente di pi di quello che avevo letto in Le Crpuscule. Si sprecavano tutti
gioiosamente  con un'ironia latente  sulle sventure dell'ex poliziotto, ma tutti confermavano l'ipotesi
che il delitto fosse opera di teppisti. Del resto, su quali basi la polizia avrebbe potuto immaginare che il
pensionato fosse stato mandato all'altro mondo da un gitano suscettibile che, bramoso di lanciare il
coltello in difesa dell'onore della sua razza, lo aveva scambiato per un altro? Era anche improbabile
che potessero sospettare che dopo vent'anni, come in Alexandre Dumas, l'ex ispettore avesse
finalmente scoperto qualcosa sul suo mistero del ponte di Tolbiac per cui aveva pagato con la vita.
Anche se non si pu mai sapere... Ai nostri giorni i pi alti funzionari del Quai des Orfvres sono tutti
membri di giurie letterarie che premiano romanzi polizieschi. Il che pu influenzare la base. Unito al
sospetto professionale, il gusto per i racconti d'avventura rischia di alimentare una tendenza alla
fabulazione. Ammesso che fabulazione sia il termine esatto. Perch era comunque curioso il fatto che
quel Norbert Ballin fosse andato a frugare a casa di Lenantais, a quanto sembrava, in seguito alla
lettura dell'articolo di Marc Covet.  vero, era pazzo, per...
Ruminando pensieri simili tornai sui miei passi, svoltai a sinistra in rue Berbier-du-Mets e la
seguii fino alla Manufacture des Gobelins. Attraverso le griglie delle finestre si vedeva la punta dei
telai. Le Industrie Baurnot erano di fronte. Questo Baurnot commerciava legname e il suono stridente
di una sega elettrica, che tagliava delle assi, turbava la calma provinciale di quella strada sinuosa, dai
marciapiedi stretti. Cercai di spingere una porta pedonale, ricavata nel portone d'ingresso, ma era
chiusa. Pigiai un campanello e un clic mi indic che avevo via libera. Mi venne incontro un guardiano
che usc da un piccolo edificio tenendo gli occhi fissi sull'orologio. Spost lo sguardo sui giornali che
tenevo sottobraccio. (La pipa e la borsa da tabacco deformano a sufficienza le mie tasche).
Forse credeva che volessi venderglieli, che facessi del porta a porta.
Il signor Baurnot, dissi per tagliare corto. Mi aspetta.
Il guardiano guard di nuovo l'orologio:
 arrivato appena in tempo, disse. Tra un minuto non so se le avrei aperto....
La sega elettrica cess bruscamente di mordere il legno che, del resto, non le aveva fatto nulla.
Nella fabbrica sembr instaurarsi uno strano clima. Le pile di tronchi di alberi tagliati a pezzi nel senso
della lunghezza apparvero all'improvviso solitarie e abbandonate.
E perch dunque?, chiesi.  la conseguenza di un voto?.
Reclin la testa:
Non sente la sega, signore?.
Pi che altro non la sento pi.
Appunto.  l'ora H. C' sciopero....
Si gratt vigorosamente il cranio:
...e non so bene cosa devo fare; se devo o no lasciare entrare o uscire la gente.
Lo chieda al Comitato.
S, far cos. Nell'attesa, visto che ormai  qui e che deve vedere il signor Baurnot... il suo
ufficio  l.
Salii qualche gradino che mi separava da una porta indicata a grandi lettere come Direzione.
La dattilografa a cui mi rivolsi mi preg di salire al piano superiore. Lass trovai un'altra dattilografa
che batteva sulla tastiera come una forsennata per far sentire bene che non aderiva allo sciopero. Non fu
facile farle abbandonare per un attimo il suo strumento. Le diedi il mio biglietto da visita, lei and a
portarlo a chi di dovere e torn, invitandomi a seguirla. Entrai in una stanza confortevole dove una
stufa a legna spandeva un dolce calore. Un tipo di circa cinquant'anni, ben vestito, grasso, con le spalle
larghe, guardava il cortile della fabbrica da una finestra incorniciata da tende di mussolina. Il suo volto
esprimeva contrariet, per non dire di peggio. Dal basso saliva il brusio degli operai che si stavano
riunendo. Charles Baurnot si stacc da quel paesaggio desolante, si gir sulle sue scarpe di lusso e mi
squadr. Simile a un cerbero, sbirci il pacco di giornali che avevo sottobraccio, poi, con tutta la gioia
concessa dalle circostanze, venne verso di me con la bocca aperta e le braccia tese:
Nestor Burma!, esclam! Vecchio mio! Quanto tempo! Come ti va la vita?.
Capitolo X
Gli amici
Devo aver mostrato, pur senza profferire parola, una certa sorpresa. Il fatto  che non mi
aspettavo un'accoglienza di quel genere. Come si dice, mi stavano facendo la festa. Il tipo mi aveva
preso la mano e mi pompava il braccio come fossi un distributore di benzina. Lo lasciai fare.
E allora?, prosegu Baurnot, Industrie Baurnot, commercio di legname, segheria e tutto il
resto. (Nella mascella gli brillavano le otturazioni d'oro). E allora? Non riconosci pi gli amici?
Quando il povero Coudrat mi ha telefonato dicendomi che c'era un pazzo di nome Nestor Burma che
voleva vedermi a proposito di uno straccivendolo di mia conoscenza, ho risposto che ti avrei ricevuto
con piacere, ma non potevo raccontare tutto al povero dottore, ti pare? Allora, non mi riconosci?....
(Mi restitu il braccio. Ma la cosa non mi stimol l'intelletto). ...Vediamo... Un detective!... Ah!  il
nome che ti fa ingarbugliare. S, non mi chiamavo Baurnot quando ci siamo conosciuti.
Buon Dio!, gridai. Bernis! Camille Bernis!.
Si appoggi un dito alle labbra:
Ssh. Non cos forte. Camille Bernis  morto e interrato. Non risvegliamolo. In effetti, non 
mai esistito.
Mi farete diventare pazzo, brontolai colpendomi il palmo destro con il pugno sinistro.
Cambiate tutti nome come se niente fosse?.
Rise:
Oh! Un momento! Bernis non  mai stato il mio vero nome. Il mio vero nome  quello che
porto adesso... e con onore: Charles Baurnot. Tra gli anarchici nessuno  particolarmente curioso e, in
ogni caso, non chiedevano documenti di identit, e cos mi facevo chiamare Bernis. Un po' per via
della mia famiglia, un po' per altre ragioni. Quando mi sono... sistemato, non ho dovuto far altro che
riprendermi il mio vero nome.
Molto astuto, opinai.
S....
Sospir, and alla finestra e affond lo sguardo nel cortile. Gli operai, in basso, tenevano
un'assemblea.
L'astuzia!, prosegu. Me ne occorrer una buona dose per averla vinta con quelli l.... (Si
gir e me lo trovai di fronte). ...Sono diventato capitalista, vecchio mio. Ho ereditato questa fabbrica,
l'ho sviluppata, fatta prosperare. Non si possono fare le omelette....
Senza rompere le uova, dissi.
Strinse la mandibola. Punt il mento aggressivo:
E l'ottica si modifica. Non sei forse d'accordo?.
Oh! Io, sai com'....
Con un gesto disinvolto della mano sopra la spalla, mandai al diavolo un considerevole numero
di contingenze. Sorrise:
E tu... poi, sei diventato poliziotto.
Poliziotto privato. C' una sfumatura.
Se proprio ci tieni. Oh, ma per la miseria! Sediamoci, che tanto alla nostra et ormai non
diventiamo pi alti.
Si sedette dietro la scrivania. Avvicinai una poltrona e mi accomodai anch'io. Si accese una
Gitanes e si mise a giocherellare con un tagliacarte. Nella stanza accanto squill a lungo il telefono.
Ho visto spesso il tuo nome sui giornali, disse.
Bussarono alla porta. Avanti!, sbrait lui.
La dattilografa crumira infil il bel musetto tra la porta:  per quei macchinari che
aspettavamo, signore, che dovevano arrivare via mare. La societ del port d'Austerlitz....
Sono occupato, ci pensi lei.
C' anche il delegato di....
Lo ricever pi tardi.
S, signore.
La donna si ecliss. Baurnot mugugn qualcosa a se stesso, poi riprese:
Talvolta mi chiedevo:  lo stesso che ho conosciuto tanto tempo fa, o non  lui?.
Non ne hai mai parlato con Lenantais? Lui non aveva dubbi.
Davvero? Non molto. Per farla corta, non ho mai cercato di raggiungerti. Sai com'ero
all'epoca, no?... e da quel punto di vista non sono cambiato... non amo mettere nei casini gli altri. N
che qualcuno ci metta me.
Quell'ultima frase poteva suonare come una minaccia. Ma forse non era rivolta a me. Mentre
parlava tendeva l'orecchio ai rumori che venivano da fuori. Quelle storie di scioperi non erano affatto
divertenti. Dissi:
Il casino, con quelli che ti mettono nei casini,  che non si pu sempre evitare che te ne creino,
dei casini.
Mi guard di traverso:
Che significa?.
Che uno di quelli che ti mettono nei casini ti far presto visita. No, non si tratta di me,
nonostante ci che pensi.
Scosse la testa: Non capisco.
Nemmeno io, ma ci provo.... (Tirai fuori la pipa, la caricai e l'accesi. Giuro! L'avevo quasi
dimenticata la mia vecchia pipa. Forse pensavo troppo). ...Lenantais, perch  anche per parlare un
po' di lui che sono qui, Lenantais non  stato aggredito da alcuni arabi, come hanno detto i giornali, e
come pensano tutti, polizia compresa. Quello che gli ha rifilato due coltellate  un "farabutto che sta
macchinando delle porcherie", secondo le parole testuali del nostro amico. E quel farabutto....
Lo misi al corrente del messaggio di Lenantais.
Innanzitutto, voleva informarti dell'accaduto per mezzo del dottor Coudrat, aggiunsi. Ma il
dottore non  pi alla Salptrire. Allora ha pensato a me, perch era certo di potersi fidare e anche
perch ero pi adatto a prendere provvedimenti contro i progetti del farabutto in questione. Ha
deliberatamente lasciato la gitana, la sua piccola protetta, al di fuori dell'intrallazzo. L'ha solo
incaricata di inviarmi la lettera. Ho risposto alla chiamata senza sapere chi mi stesse convocando,
d'altra parte, non conoscevo nessun Abel Benoit... Perch aveva cambiato nome?.
Sotto l'occupazione temeva noie a causa della sua attivit rivoluzionaria passata. All'epoca
non era straccivendolo. Non so cosa facesse. Ha avuto l'occasione di chiamarsi Abel Benoit e l'ha colta
al volo. Poi ha conservato la nuova identit... Allora, quando sei arrivato all'ospedale, era gi morto?.
S.
Restammo un momento in silenzio. Baurnot rifletteva. Nei suoi occhi si vedeva una luce tetra
che mi ricordava quella che avevo conosciuto all'epoca del Club degli Insorti e delle discussioni
notturne al dormitorio del Centro vegetaliano. Da fuori saliva il brusio dell'assemblea. Un dibattito
sociale con i fiocchi.
Riassumiamo, fece lui adottando il tono di un capo di impresa che incontra i delegati di un
comitato di sciopero. (Del resto era esattamente ci che gli sarebbe toccato fare di l a poco e lui
sembrava procedere a una specie di prova generale). Riassumiamo. Un porco qualsiasi ammazza
Lenantais.
Questo porco macchina qualcosa di losco contro degli amici a cui Lenantais ti chiede di salvare
la pelle.  cos? Bene. E tu hai immediatamente pensato che fossi io l'uomo minacciato dal tipo che ha
accoltellato Lenantais?.
Tu o un altro, o diversi altri. Non so nulla. Sono arrivato a te seguendo il filo logico che
passava dal dottor Coudrat. Ma pu anche trattarsi di altri compagni.
Si tratta sicuramente di altri compagni. Io ho solo amici.... (Guard verso la finestra con una
smorfia). ...Ma non conosco nessuno che mi voglia davvero male.
Meglio cos. Adesso bisogna solo trovare quei compagni per avvertirli. Dobbiamo
interessarcene. Lenantais era un bel tipo.
S, un bel tipo, anche se un po' ingenuo, fece lui con un sorriso di sdegno. Io continuavo a
vederlo, cos, ogni tanto. Ci si incontrava anche per caso. Mi divertiva. Aveva mantenuto un sacco di
idee dell'altro mondo. Io lo avrei aiutato volentieri, ma non ha mai voluto accettare nulla. Si
accontentava della sua piccola povera vita, libera e indipendente. Quando gli ho mandato Coudrat, un
giorno che sapevo che era malato, ha insistito per pagare la visita. Non assomigliava ai compagni che
abbiamo conosciuto tanto tempo fa, quelli che la mattina dopo se la svignavano portandosi via le
lenzuola di chi li aveva ospitati la notte prima.
No, non era cos. Vedeva altri compagni a parte te? Compagni dei vecchi tempi? Dell'altro
mondo?.
Sicuramente no.
E tu?.
Oh! Io,  da tempo che ho rotto i ponti. Perch questa domanda?.
Perch potresti conoscere o frequentare le persone che sono minacciate dalle cattive intenzioni
dell'assassino di Lenantais. Lenantais avrebbe potuto sceglierti come intermediario. Magari voleva farti
sapere che era ricoverato attraverso il medico tuo amico per poterti poi incaricare di avvertire gli altri
del pericolo.
No, fece Baurnot. Io non sono in pericolo e non conosco nessuno che possa esserlo. E poi,
sai.... (Avanz le labbra di quattro centimetri). ...Lenantais... vuoi proprio che te lo dica? Mi chiedo
se non fosse un po' suonato. Merda! Secondo te  normale vivere come viveva lui? Era suonato, e
questo messaggio e tutto ci che ne consegue....
No, tagliai corto io con fermezza.
Eh?.
Non era pazzo. Ne sono certo.
Vabbe', allora.... (Alz le spalle). ...cosa vuoi che ti dica ancora?.
Perch continuavate a vedervi, per esempio. Mi sembra che ormai avrebbero dovuto separarvi
molte cose.
Parve rannicchiarsi. Abbass la testa, la rialz. Mi fiss dritto negli occhi. Un'ombra sembrava
velare il suo sguardo che esprimeva un vago dolore.
Non lo so.... (Il pugno si strinse sul manico del tagliacarte). ...Forse perch ci vuole un
pazzo nella vita, e a questo punto il pazzo devo essere io, visto che non lo era Lenantais. Vuoi che ti
parli di lui in tutta sincerit? Ebbene, mi chiedo se a volte non mi sono ritrovato a invidiarlo. Oh! Lo so
bene! Tutti i riccastri si raccontano queste fandonie. Ma per me  diverso. C'era qualcosa di puro in lui,
qualcosa che ti faceva bene.  per questo che non ho mai interrotto i rapporti. Stavamo anche diversi
mesi senza vederci, ma non abbiamo mai rotto veramente.  lo stesso motivo per cui la sera in cui l'ho
incontrato, e mi ha detto di sentirsi male e di volersi mettere a letto, gli ho mandato Coudrat, un
medico mio amico, un tipo disponibile, a cui per ho chiesto un favore non indifferente. Ma me ne
fregavo altamente di quello che poteva pensare dei rapporti amichevoli tra Baurnot, gli Stabilimenti
Baurnot e uno stracciaiolo. Quell'idiota di un medico ha semplicemente pensato che io fossi animato
da spirito caritatevole. Ma non era carit....
Attaccamento al passato, dissi io. Ed  colpa della nostra formazione. Qualsiasi cosa si
diventi dopo, non ce ne liberiamo mai completamente.
Il passato, s. La giovinezza.... (Si scosse, il suo tono si fece pi aggressivo). ...Ebbene, il
passato  passato, appunto, e non ha senso ricominciare a spaccare il capello in quattro come ai vecchi
tempi, no? Affanculo il passato. Mi capisci?.
In quel momento la porta si spalanc ed entr nella stanza un tipo che imprecava e diceva:
Allora, hai visto?.
Appena mi vide si blocc, come impietrito. Era un personaggio con i lineamenti spigolosi,
elegante e ben vestito, con un paio di occhiali cerchiati d'oro dietro i quali gli occhi scuri lanciavano
sguardi braccati e febbricitanti. Sembrava pallido e piuttosto debole. Baurnot scoppi in una risata
sgradevole:
Formidabile!, esclam. Adesso siamo abbastanza numerosi per formare un gruppo di studi
sociali e spiegare a quegli imbecilli.... (Fece un gesto in direzione del cortile, oltre la finestra),
...come realizzare la rivoluzione. Non riconosci Deslandes, Burma?.
L'ho conosciuto solo con il nome di Jean, risi, alzandomi, ma credo che ormai, dopo un tale
tuffo nei ricordi, riconoscerei qualsiasi frequentatore del Centro vegetaliano o dintorni.
Burma!, grid il Renitente (o, meglio, l'ex renitente. Sembrava infatti aver messo da parte
qualsiasi renitenza ed essersi anzi conquistato un buon posto nella societ. Ne aveva fatta di strada.
Tutti ne avevamo fatta). ...Burma! Merda! Io invece non ti avrei mai riconosciuto! Bisogna anche dire
che eri appena un ragazzino, all'epoca.
Ci stringemmo la mano. La sua era umida.
Siamo pi anziani di lui, ridacchi Baurnot. Ci deve del rispetto.
Jean Deslandes si gir verso di lui:
Ci mancava poco che non mi aprissero nemmeno la porta. Allora, si danno allo sciopero?.
S,  la stagione... Cos'hai? Non stai bene?.
Ho mangiato qualcosa che mi ha dato fastidio, rispose l'altro con una mano sullo stomaco.
Ostriche, credo.
Prese una sedia e si sedette. In cortile gli operai continuavano a discutere. Bussarono alla porta.
Su invito urlato, la dattilo-segretaria entr:
Si stanno spazientendo, signore, disse.
Vado a incontrarli, allora, fece Baurnot con tono stanco. Vi lascio, miei cari. Avrete un
sacco di cose da raccontarvi.
Usc. In realt non avevamo granch da dirci. Tra noi cadde il silenzio. Alla fine fu Deslandes a
romperlo:
Molto buffo, disse. Chi avrebbe mai detto che un giorno sarebbe stato organizzato uno
sciopero contro uno di noi? Non lo trovi buffo?.
Non molto, risposi.
Mi sentivo triste e stanco, anche un po' seccato.
Eccovi qua, amici miei!, strombazz Baurnot tornando. Ascoltate, ragazzi.... (Pieg la
testa verso la finestra tenendo la mano appoggiata all'orecchio). ...il nobile ed energico canto del
lavoro....
Come se stesse obbedendo al suo segnale, la sega elettrica ricominci a tagliare il legno con un
sibilo gioioso.
 tutto a posto?, chiese Deslandes.
Non c' nulla che non si metta a posto. Nulla. Non bisogna mai disperare. Mi sono piegato alle
loro rivendicazioni. D'altra parte erano legittime e io non sono un cattivo capo.
E tanto vale mettersi a posto con il Buon Dio, rise l'altro amaramente.
Il Buon Dio? Sembra che ce ne sia uno per tutti gli ubriaconi. Lo vedremo. Brindiamo a tutte
queste riprese. Riprese di contatti e di lavoro. Arrivo subito....
Torn con tre bicchieri e una bottiglia di champagne. Alla salute del Centro vegetaliano, fece
lui. Bevemmo.
L'amico Burma era venuto a trovarmi a proposito di Lenantais....
Ricominciai la storia di Lenantais a beneficio di Deslandes. Quest'ultimo non fu in grado di
dirmi nulla di utile. Dopodich iniziammo una conversazione che saltava di palo in frasca. Non avevo
per l'impressione di perdere tempo. Avevo una domanda da fare, ma aspettavo il momento
favorevole. Scoprii che i due erano sposati, che Baurnot aveva una figlia gi grande e che erano
cittadini rispettabili agli occhi di tutti, comprese le loro portinaie e i loro vicini. Del resto, cittadini
rispettabili lo erano. Nessuno li sospettava di aver un tempo professato opinioni sovversive. Anche
Deslandes era in affari. Se la cavava benone. Insomma, era rimasto solo quel povero Lenantais ad aver
conservato delle idee dell'altro mondo.
Siamo tutti evoluti, cambiati, constatai.  la vita. Mi chiedo cosa ne sia stato di quel tipo che
chiamavamo il Poeta e di cui non ho mai saputo il nome....
Forse  all'Acadmie..., sugger Baurnot.
Perch no? In ogni caso, mi auguro che quel picchiato di Barbapoux, che rompeva le pipe e
predicava la posizione a quattro zampe per brucare l'erba, ormai la bruchi dalle radici. D'altra parte era
gi in l con gli anni. E nutro la stessa speranza per Lacorre. Quell'impomatato mi aveva davvero rotto
le scatole.
Lacorre!, sussult Deslandes, come se gli avessero infilato uno spillo nel culo.
Cosa succede?, chiesi sorpreso.
Jean ha dei pregiudizi, rise pesantemente Baurnot. Pregiudizi anarchici. Ammette che uno
evolva, cambi, perfino che volti gabbana... Per la miseria! Non bisogna aver paura delle parole... ma 
convinto che Lacorre ci sia andato gi un po' pesante.
Cosa gli  successo?.
Se ti ha rotto le scatole, stai tranquillo che non lo far pi. Non  morto, che io sappia, ma 
come se lo fosse. Una giuria di provincia l'ha spedito al fresco per un bel po' di tempo....
Sul serio? Alla fine ha ceduto alla propria spacconeria e ha davvero assalito un bancario?.
No,  tutto molto pi strano, o, per meglio dire, pi sinistro. Lo abbiamo saputo dai giornali.
Lacorre non era uno che frequentassimo molto. Alla fine del 36 ha ucciso la sua compagna perch lo
tradiva....
In nome del libero amore, immagino. Non parlo della donna, ma di lui.
Esattamente.
Pensando a lui, la cosa non mi stupisce nemmeno troppo. I giurati hanno dato prova di un
senso dell'umorismo inaspettato.
Quello che si dice libero umorismo!.
Gi. Ah! Lei dice che bisogna combattere la gelosia, predica la libert sessuale e, appena sua
moglie la tradisce, lei la uccide? Allora per noi non si tratta di un comune caso di delitto passionale e
quindi andr in galera per dieci anni e rotti. Un certo stile, tutto sommato. Gli hanno fatto pagare non
solo la morte della donna, ma anche le idee che perorava, pi qualche peccatuccio che aveva da
rimproverarsi. Bisogna anche dire che aveva ricevuto i poliziotti che erano andati ad arrestarlo a colpi
di pistola.
Che stupido!, tuon Deslandes, asciugandosi il sudore.
Era arrivato il momento di lanciare la mia bomba, pi o meno al grido di Viva l'anarchia!.
A proposito del 1936 e del bancario, dissi io, dolcemente. E se mi parlaste un po' del caso
del ponte di Tolbiac? Siete stati voi a far volatilizzare l'impiegato della Societ dei frigoriferi, non 
vero?.
Capitolo XI
Cimitero
Deslandes si agit sulla sedia. Baurnot non disse nulla. Si vers quello che restava sul fondo
della bottiglia di champagne. L'orlo del bicchiere produsse la sua musica cristallina. Nel laboratorio,
dall'altra parte del cortile, la sega elettrica degli Stabilimenti Baurnot, commercio di legname,
produceva utili. Non ripetei la domanda. Attesi. Baurnot emise una risata falsa, stridula, una risata che
faceva venire la pelle d'oca pi del rumore della sega.
Ne tiri fuori delle belle, eh? Nestor Burma. Noi non abbiamo mai fatto volatilizzare nessuno.
N al ponte di Tolbiac n da nessun'altra parte. Ma cos' questa storia del ponte di Tolbiac?.
Ne so certamente meno di voi sull'argomento, sospirai. Ma vi racconter a grandi linee di
che si tratta.
Non arrabbiarti. Ma, te lo ripeto, non abbiamo fatto sparire nessuno.
Era solo un modo di dire, un'espressione figurata. Ne ho sempre una scorta a disposizione.
Vivacizza la conversazione. Sinceramente non credo che abbiate accoppato quel Daniel, l'impiegato
della Societ dei frigoriferi. Anche Lenantais doveva essere coinvolto nel piano, e conosco bene i suoi
principi. Nessuno spargimento di sangue. Alla fine, con il vostro aiuto, deve aver realizzato il colpo che
sognava. Forse l'impiegato era in combutta con voi... Anzi! Questo mi fa venire in mente un'idea.
Saresti cos gentile da mettercene a parte?, ironizz Baurnot. Idee come....
Idee idiote!, esplose Deslandes, maleducato.
Vi metter a parte di tutte le mie idee. Allora, nel 1936, in inverno....
E servii loro quello che avevo appreso dalla mia recente lettura dei giornali.
Molto interessante, comment Baurnot. E tu ci sospetti di aver fatto il colpo?.
Perch no?.
Perch no, infatti? Soprattutto visto che esiste un indizio importante contro di noi. Abitiamo ed
esercitiamo le nostre attivit nello stesso arrondissement del ponte di Tolbiac. Sei sempre cos ingenuo
nelle tue indagini? Ma, vecchio mio, non potrebbe piuttosto essere stato Pierrot le Fou?.
Era molto giovane all'epoca.
Era una figura retorica. Non ne hai il monopolio. Pierrot le Fou era giovane, ma i gangster
esistevano gi da tempo.
Il caso del ponte di Tolbiac non  firmato da gangster, furfanti, uomini dell'ambiente o
compagnia bella. L'ispettore Norbert Ballin, che ci si era prosciugato sudando sangue e lacrime...
anche questa  una metafora, e piuttosto ardita anche... l'ispettore in pensione Norbert Ballin  stato
pugnalato l'altra notte....
E saremmo sempre noi i colpevoli?.
Perch no?.
Baurnot e Deslandes scossero simultaneamente la testa in modo energico.
No, vecchio mio, disse il primo. Ti sbagli. Ti sbagli di grosso.
Lo sapevo bene che mi stavo sbagliando. O, pi precisamente, che facevo finta di sbagliarmi,
ma volevo sperimentare la differenza di qualit nelle proteste del mercante di legname. E la differenza
c'era. Negava l'omicidio dell'ex poliziotto con il tono della pi autentica sincerit. E a ragione. Ma per
le altre faccende, si percepiva un fondo di stratagemma.
Ammettiamo che sia cos, ripresi io. Torniamo a Ballin. Ho letto una breve frase
nell'articolo che i giornali dedicano alla sua morte....
Deslandes mi interruppe:
Oh! i giornali..., rise con aria di sprezzo.
Non mi considerare pi imbecille di quanto non sia, esplosi io. I giornali! Forse non ti
interessi anche tu ai giornali, eh? Cos' allora quella collezione che ti gonfia la tasca della giacca sotto
il soprabito? Non sar perch stanno riparlando della vecchia storia del ponte di Tolbiac in occasione
della morte dell'ex poliziotto? E non  perch ti hanno fatto venire una bella strizza che sei arrivato in
tromba, per consigliarti e metterti d'accordo con Baurnot proprio qui, nell'ufficio di Baurnot, uno
che, a quanto mi ha detto, non doveva vedere pi nessuno? Non vedeva pi nessuno e per vede
Deslandes e vedeva Lenantais. E anche lui, con l'ufficio pieno di giornali, non ha forse squadrato quelli
che tenevo sotto braccio quando sono entrato?. (Lo aveva fatto anche il portinaio; forse non
significava poi molto). Pu anche darsi che abbia fatto inserire un piccolo annuncio o uno spazio
pubblicitario, ma non  quanto meno curioso il fatto che tutti e tre siamo cos interessati a quello che
pubblicano i giornali in un giorno come oggi?.
Va bene, disse Baurnot con sangue freddo. Conosco un tipo che compra una quindicina di
giornali al giorno. Non agitiamoci per niente. Qual  questa frase che ti ha colpito? Vedi come siamo
gentili. Ti lasciamo parlare a vanvera, dare i numeri. Te ne suggeriamo anche qualcuno.
La frase  la seguente.... (Andai alla ricerca nell'articolo di Le Crpuscule). ...Gli
informatori che interrog... l'ispettore Norbert Ballin... nel "giro" non gli furono di alcun aiuto... lo
trovo molto significativo. Tutti i crimini compiuti da gangster che hanno dei collegamenti nel giro
vengono rapidamente scoperti. Solo i personaggi isolati o che non appartengono al "giro" possono
sperare di cavarsela. E gli anarchici favorevoli all'illegalit, che rientrano in questa categoria, hanno fin
dall'inizio pi possibilit di farcela. Sanno attendere il tempo necessario dopo un colpo fruttuoso; non
si danno ai bagordi e non hanno entrature se non con il numero minimo indispensabile di complici,
cosa che limita il rischio di tradimento. Inoltre, sono di un'altra tempra. Ho subito pensato che il colpo
del ponte di Tolbiac  assenza di indizi, carenza di informatori, pi un'altra piccola informazione mia
personale  fosse opera di uno o pi banditi ideologicizzati....
Banditi ideologicizzati!, esclam Baurnot, con tono di protesta.
 la parola giusta. Non avrai paura delle parole adesso? Del resto non la utilizzo in senso
peggiorativo. Banditi ideologicizzati. Tu stesso l'hai pronunciata diverse volte quando professavi
opinioni favorevoli all'illegalit.
Professare!... Se ne discuteva. Tutti ne discutevano.
Comunque sia, ecco come vedo io la storia. Interrompetemi se sbaglio.
Ma  ovvio che non ti interromperemo. Non ci basterebbe il fiato per correggere tutte le
fandonie che stai per raccontare.
Ebbene, ecco... voi due e Lenantais circuite l'impiegato della Societ dei frigoriferi e dividete
tra voi quattro il contenuto dei sacchi che si porta in giro. Purtroppo non posso conoscere i dettagli. Mi
dispiace....
Sai quanto dispiace a noi!.
...Ma io non assistevo alla scena. Daniel, l'impiegato, scappa all'estero. In ogni caso, sparisce
dalla circolazione. E voi tre continuate la vostra vita secondo i rispettivi temperamenti. Ma ecco che il
Daniel riappare...  l'idea che mi  appena venuta e che volevo condividere con voi... ignora i vostri
nomi... li avete cambiati... e vuole, per una ragione o per l'altra, agire contro di voi... incontra
Lenantais e gli fa la pelle. Lenantais cerca di avvertirvi del pericolo. Fa appello a me... Perch
Lenantais era un po' meno stupido di voi. Aveva seguito attentamente la mia carriera. Sapeva che sono
uno a posto e senza pregiudizi e che avrei continuato ad esserlo con tutti quelli che lo erano. Credo
invece che si sia sbagliato per quello che riguarda voi. Per Dio! Non vengo come nemico. Me ne frego
di ci che avete o non avete fatto. Ma c' un compito che mi sono imposto. Lenantais ha fatto appello a
me. Lenantais  stato assassinato. Trover il suo assassino, anche senza il vostro aiuto.
Non possiamo proprio aiutarti, disse Baurnot. Per noi  come se parlassi arabo. Hai
sbagliato cavallo, Burma. Non partecipiamo a questa corsa. Quanto alla storia che ci hai appena
raccontato.... (Sorrise). ...Ma tu ne sei davvero convinto?.
Non troppo, riconobbi. Ma pu servire come base di discussione.
La discussione per me  terminata. Pensaci. Siamo tra amici. Se avessimo fatto tutto ci di cui
ci accusi non staremmo qui a girarci intorno. Del resto, esiste la prescrizione. E di chi potrei poi aver
paura? Di chi potremmo aver paura?.
C' la prescrizione, d'accordo, dissi sorridendo. Dal momento che non  morto nessuno...
Ma anche senza morto, si scatenerebbe uno scandalo che svelerebbe l'origine delle vostre fortune. E le
piccole e comode esistenze che vi siete costruiti rischierebbero di risentirne non poco... E se....
Se una sega..., canticchi Baurnot. In fatto di seghe, conosco solo quella che stai sentendo.
E il tipo che la manovra da oggi guadagna sedici franchi in pi al giorno. Adesso dovresti proprio
andartene. Una vera giornataccia. Me ne ricorder.
Si alz. Mi stava letteralmente mettendo alla porta. Mi alzai anch'io. Non ne avrei ricavato
nient'altro. Volli per avere l'ultima parola:
S, credo che te ne ricorderai. Tu e Deslandes.... (Indicai quest'ultimo con un gesto
negligente) ...Mi chiedo cosa fosse corso a raccontarti con tanta rapidit. Ah! S!  vero. Veniva a
metterti al corrente del suo imbarazzo di stomaco. Cos' che non ha digerito? Ah! Gi! Le ostriche! O
forse del pollo. Pollo farcito. Lardellato3. Arrivederci, ragazzi. Dopo tutto non siete obbligati a fidarvi.
Lenantais si fidava, ma era un idealista. Ho l'impressione che voi non lo siate pi da tempo. Vi saluto.
E auguratevi che non venga investito da un'auto o non mi caschi in testa un mattone da un'impalcatura.
Perch farei fatica a credere che non ci siate voi nel mezzo.
Un gran bel discorso!
...
Dal bistrot dell'avenue des Gobelins, dove entrai qualche minuto dopo a bere un bicchiere per
togliermi dalla bocca il gusto dello champagne offertomi da quei giuda traditori, chiamai il mio
appartamento. Il segnale era libero, ma non rispose nessuno. Forse avevo sbagliato numero. Lo feci di
nuovo, attento a non commettere errori. Come a prendersi gioco di me, la suoneria strideva in una
spaventosa solitudine. La feci suonare quindici volte. Le contai. Per Dio! Lenantais, il ponte di Tolbiac,
quegli anarchici con la testa a posto, colpevoli o no, non parlatemi pi di niente. Me ne frego. Nessuno
risponde. Nessuno prende su. Lasciai il bistrot a tutta velocit e fermai un taxi, un esemplare raro,
unico, originale, che non andava a Levallois. Magari era un buon segno. Capirai!
Blita!, chiamai appena ebbi spalancato la porta di casa mia.
Non mi rispose nessuno. Mi precipitai nello studio, in camera, guardai in cucina, tornai in
camera. Tutte le stanze erano vuote. Andai in cucina, a servirmi un forte ricostituente.
Riempii il bicchiere fino all'orlo e poi lo lasciai l, come un fesso, senza nemmeno toccarlo,
dimenticando a cosa mi sarebbe potuto servire. Tornai verso il letto. C'era un foglio, sul letto. Sul letto!
Un foglio con quelle parole tracciate con la grafia piuttosto elegante che avevo gi notato sulla busta
contenente il messaggio di Lenantais:  meglio che io vada. S. ha fatto vedere di cosa  capace. Se
restiamo insieme ti uccider. Non voglio che ti uccida. Tu non vuoi che mi uccida, amore mio? E tu,
cosa... Risi, pensando a Deslandes e alle sue ostriche immaginarie. Nemmeno io avevo mangiato le
ostriche, ma sentivo un morso stringermi lo stomaco, la gola, tutto. Tornai in cucina e questa volta finii
il bicchiere in un sorso. Un po' dopo, passando davanti a uno specchio, vidi un tipo con una strana
espressione in volto, molto strana. Davvero una brutta faccia.
...
Era un quartiere lurido. Mi si appiccicava alle scarpe come il vischio alle zampe degli uccelli.
Era scritto che lo avrei sempre dovuto misurare a piedi in cerca di qualcosa, di un pezzo di pane, un
rifugio, un po' d'amore. Lo setacciai alla ricerca di Blita. Non necessariamente era tornata sul posto.
C'erano anche forti probabilit che fosse andata altrove, ma io ero l. E forse nemmeno tanto alla sua
ricerca. Forse ero l semplicemente per regolare un conto in sospeso con quel quartiere. La vista mi
giocava dei brutti scherzi. Appena vedevo una sagoma femminile, vedevo anche una gonna rossa. Tutti
gli abiti, tutti i mantelli, tutte le gonne erano rosse. Forse l'espressione vedere rosso si riferisce a
questo.
Andai al passage des Hautes-Formes ma non trovai nessuno. Andai nella zona vecchia, dalla
parte d'Ivry, dove mi aveva detto che viveva il suo clan, e non c'era nessuno. Salvador, Dolores e tutta
la compagnia se l'erano svignata, come avevo pronosticato. Era comunque una soddisfazione. Lasciai
la zona munito di un'informazione fornitami da un ragazzino. Aveva visto degli zingari in una baracca
nel vicolo del Gaz. Ci andai e non trovai nessuno. Tornai, nel caso non avessi visto bene la prima volta,
ma avevo visto benissimo. Niente di niente. Cominciai a sentire sui nervi gli effetti benefici della
stanchezza. Andiamo! Ancora qualche chilometro nelle gambe e avrei potuto dormire. Risalii sul pont
National percorrendo le ampie scale di pietra che vanno da quai d'Ivry a boulevard Massna.
Attraversai davanti agli edifici della Societ dell'Aria compressa e scesi il boulevard fino alla cintura
ferroviaria. Oggi non c'era nebbia. Era quasi bello, se cos si pu dire. Si avvicinava il crepuscolo, ma
gli ultimi raggi del sole giallo lottavano ancora vittoriosamente. Attraverso la scala che passa sotto la
stazione della ferrovia, raggiunsi rue de Loiret. E mi ritrovai all'incrocio Cantagrel-Watt-Chevaleret.
L'Esercito della Salvezza mi ricord Blita ancora pi intensamente. E la rividi come l'avevo vista quel
mattino stesso, nel disordine affascinante di uno dei miei pigiami.
Di recente Benoit ha avuto a che fare con l'Esercito della Salvezza. Ha venduto loro dei
mobili.
S, e non  stato contento del prezzo offerto, ha infamato i Salutisti per la loro spilorceria e
anche per la loro fede in Dio, visto che lui era ateo, e loro, offesi, gli hanno rifilato due coltellate.
S, prendimi pure in giro. Mi trovi molto stupida, vero?.
Ma no, cara.
Cara! Mi illusi che ovunque fosse in quel momento, avrebbe sentito, come per una specie di
telepatia, che stavo prendendo sul serio i suoi discorsi e ne sarebbe stata contenta. Una specie di offerta
sentimentale. Entrai all'Esercito della Salvezza.
L'ampia sala era divisa in due parti diseguali da un corridoio che la tagliava per tutta la sua
lunghezza. Una Salutista dai capelli grigi, con le linguette sulle spalle ornate di tre stelle dorate, mi
invit a recarmi direttamente al laboratorio, un po' oltre in rue Cantagrel. Sapevo dov'era, vero? S, lo
sapevo, grazie. Nel laboratorio ebbi la fortuna di imbattermi in un giovane che era al corrente di tutto.
S, il rigattiere del passage des Hautes-Formes, un vecchio che aveva avuto una disgrazia, di recente,
non conosceva solo lui, ma quasi. Aveva un orribile tatuaggio sul petto. L'aveva esibito per fare una
bravata. Il rigattiere per non aveva l'aria di essere una cattiva persona. Di colpo smisi di ascoltare il
giovane. Nel mio cervello si accavallava ogni sorta di pensiero. Riflettei sull'Esercito della Salvezza, in
generale, sulla sua funzione in particolare, e pensai alle numerose iniziative prese da
quell'organizzazione nel campo della carit. E li vidi, con la stessa chiarezza con cui mi era apparsa
poco prima l'immagine di Blita, Blita che forse mi aveva fornito senza volerlo un'informazione di
primissima qualit. Bisogna dire che, nel frattempo, avevo scoperto delle cose, ne avevo subodorate
altre. S, li vidi, come se avessi sotto gli occhi le foto pubblicate dai giornali. Li vidi, nei loro abiti di
tela sciupata, il viso bruciato dal sole dei tropici, sotto il largo cappello di paglia. Quindici condannati
ai lavori forzati, diceva la didascalia, che hanno scontato la pena o ricevuto la grazia, sono arrivati ieri
a Marsiglia. Sono stati presi in carica dall'Esercito della Salvezza che proceder al loro reinserimento
nella societ. Notizie simili apparivano frequentemente sulla stampa, a intervalli pi o meno regolari.
Ascolti, dissi alla mia figura d'angelo chiacchierona. Mi scusi se la interrompo, ma non
vorrei abusare della sua fiducia. Lei mi  molto simpatico e avrei vergogna a mentirle, soprattutto nei
locali di un'organizzazione come questa. A dire la verit, sono uno scrittore. Sto scrivendo un libro.
Non un libro scandalo o cose del genere, ma un libro umano... sugli ergastolani che hanno risalito la
china. Ho usato come pretesto quel robivecchi perch immagino che anche lui abbia avuto dei problemi
con la giustizia. Per farla breve....
Non la feci particolarmente breve e lui neppure, quando mi diede la risposta. Ma non parl
inutilmente. S, alcuni membri del personale subalterno avevano conosciuto momenti difficili, quale
delicato eufemismo. Ed ero molto fortunato perche avevano recentemente ricevuto l uno di quei
riadattati proveniente da un centro della provincia. Sicuramente sarebbe stato felice di arricchire la mia
documentazione per contribuire all'elaborazione del mio libro. Yves Lacorre era molto disponibile.
Sussultai. Un vero terrore, quel Lacorre. Faceva sussultare tutti. Anche Jean Deslandes aveva sussultato
quando ne avevo pronunciato il nome, ma non per le mie stesse ragioni. Potrei incontrarlo?, chiesi.
And a chiedere. Al momento non c'era, potevo tornare verso sera?... Eccome se potevo
tornare!
...
Blita, Blita cara! Vedi quanto mi eri utile nella ricerca dell'assassino di Lenantais. L'avevo
trovato ormai. Perch per me non c'era alcun dubbio. Vedevo il caso come se vi avessi assistito.
Quando viene a mercanteggiare i suoi vecchi mobili all'Esercito della Salvezza, Lenantais incontra
Lacorre.  in rue Watt, o vicino a rue Watt, a uno sputo dall'Esercito della Salvezza, che Lenantais
viene colpito. Pi volte.  Lacorre che ha in mano il coltello. Perch Lacorre, che ha iniziato l'opera
con tanta precisione, non porta via il portafoglio di Lenantais? E perch anzi non lo uccide del tutto?
Forse perch viene disturbato. Sono cose che capitano. Perch lo scontro? Semplicemente perch i due
uomini, che non traboccavano di stima l'uno per l'altro, continuano a provare gli stessi sentimenti? No.
Doveva esserci dell'altro. Perch Lenantais, dall'ospedale, non riuscendo a raggiungere Baurnot
attraverso l'intermediario del dottor Coudrat, mi aveva avvertito che un farabutto stava tramando
delle porcherie contro degli amici a cui voglio salvare la pelle. Quegli amici, minacciati da Lacorre, li
conosco benissimo: sono Baurnot e Deslandes. Oppure io non so pi fare due pi due. Conclusione?
Lacorre voleva strappare a Lenantais informazioni riservate riguardanti Baurnot e Deslandes.
Lenantais non ci era stato ed era morto perch l'altro, furioso, l'aveva preso a coltellate. Lacorre ha
sicuramente partecipato all'intrallazzo del ponte di Tolbiac e, siccome poco dopo si  fatto beccare per
la sua stupida gelosia, gli altri forse ne hanno approfittato per non dargli la sua parte. E adesso li cerca
per regolare i conti. Non  colpa sua se li regola cos tardi. Era stato via, fino a poco tempo prima.
Deslandes aveva stranamente sussultato a sentir pronunciare il nome di Lacorre. Perch per lui era stata
come una rivelazione. Io avevo appena raccontato di uno sconosciuto malintenzionato che aveva
assassinato Lenantais e Deslandes aveva immediatamente pensato a Lacorre, Lacorre tornato, e
Baurnot non aveva potuto fare a meno di raccontarmi la storia della gelosia per giustificare il
turbamento dell'amico. S, tutto quadrava. Pi o meno. Le piccole sbavature che c'erano ancora qua e
l contavo che sarebbe stato Lacorre stesso a chiarirmele. Ero pronto a fargli sputare l'osso, quella sera.
Mi sentivo pronto a rinnegare un bel po' dei miei principi in suo onore. Insomma, cosa potevo
rimproverare a Baurnot e Deslandes, da questo punto di vista? Eravamo tutti uguali. E tra tutte le varie
constatazioni, questa non era nemmeno la pi deprimente.
**
Chiamai Le Crpuscule e, di conseguenza, Marc Covet, dalla cabina di un bistrot.
Salve, dissi. Innanzitutto grazie per il piccolo articolo che le avevo chiesto di far
pubblicare.
Non c' di che, rispose il giornalista-spugna. Le  stato utile?.
Non doveva essermi utile in alcun modo. Senta, ormai  troppo tardi per andare alla Biblioteca
nazionale. Avrei bisogno di dare un'occhiata ai giornali del 36-37. Non  che lei potrebbe trovarmeli
nel vostro archivio?.
 fortunato. Abbiamo appena tirato fuori proprio quell'annata per rispolverare la vecchia
storia del ponte di Tolbiac. Non  che anche lei  interessato proprio a quel caso?.
No. Ho semplicemente letto un articolo sulla morte dell'ispettore Norbert Ballin. Ci sono
novit?.
Nessuna. Ma la sfruttiamo il pi possibile per scrivere articoli pittoreschi e misteriosi. Il
pubblico va matto per i misteri... Uhm...  comunque curioso... il fatto di cronaca che mi ha chiesto di
gonfiare... l'omicidio di quel poliziotto...  certo che non vi sia alcun rapporto?.
Non si scervelli troppo. L'unico rapporto  che  tutto successo nello stesso arrondissement. 
solo una questione di unit di luogo. Come a teatro.
Al Crpu presi visione dei giornali del periodo del Fronte Popolare. Scovai a fatica la breve
della condanna a dodici anni di lavori forzati di Yves Lacorre emessa da un tribunale di provincia.
Nient'altro. Per dare un senso al disturbo che mi ero preso, lessi gli articoli relativi alla misteriosa
scomparsa, al ponte di Tolbiac, o altrove  l'espressione il mistero del ponte di Tolbiac era pi o
meno un'invenzione del giornalista che voleva un titolo d'effetto  del signor Daniel, impiegato di
fiducia e trasportatore dei fondi della Societ dei frigoriferi. Il che mi forn solo informazioni
collaterali. Daniel era divorziato e viveva solo. Nel gennaio 1937 e anche un po' dopo, si diceva che la
moglie avesse ricevuto veloci lettere da parte dell'ex marito, ma questo era da prendere con le molle.
Le lettere provenivano dalla Spagna.
Sperando di farmi cantare, Marc Covet mi invit a cena. Accettai, ma non fui molto
chiacchierone. Pensavo a Blita. Tutto ci che stavo facendo era per lei. Cercavo di procurarmi una
moneta di scambio... Chiacchiere o non chiacchiere, il tempo pass rapidamente e mi accorsi di colpo
che mi conveniva muovermi verso rue Cantagrel se non volevo mancare al mio incontro. Lo feci in
taxi.
Erano le dieci. Quella notte la nebbia si era presa un po' di riposo, ma un vento violento, tra i
pi subdoli e freddi, la sostituiva a meraviglia.
All'Esercito della Salvezza, la mia figura d'angelo chiacchierona mi disse:
Lacorre non c' ancora. O meglio,  arrivato e poi se n' andato di nuovo. Ha veramente molte
visite oggi.  sicuro di non avere dei concorrenti letterari, signore? Sa di cosa parlo, vero? Del resto
immagino che possa accadere se si ha a che fare con personaggi privi di scrupoli. Si parla di un
argomento, si....
Visite?, lo interruppi.
S,  appena venuto un signore. Se ne sono andati insieme.
Non ha precisato l'ora in cui sarebbe tornato?.
Oh! Non tarder molto. Dobbiamo dare l'esempio della disciplina, altrimenti le persone che
alloggiano qui si sentirebbero in diritto di....
Non lo ascoltavo pi. Ero fuori, sul marciapiede di rue Cantagrel, glaciale, deserta e spazzata
dal vento. Scesi fino a rue Watt. Allora, Nestor? Sempre troppo tardi! Era il quartiere che voleva cos.
Sempre troppo tardi! Avevano fatto in fretta. Ma no, ragioniamo. Non era possibile. Stavo
drammatizzando. Era uscito  e che fosse in compagnia di un tipo, di una tipa, di un capitano o di
quella che suonava la grancassa nell'orchestra salutista  sarebbe tornato all'ovile. E la disciplina,
allora? Dovevo solo aspettare passeggiando un po'. Si stava bene per la strada. Quel vento che mi
sferzava avrebbe fatto le delizie di un masochista brevettato. E l'imposta che sbatteva da qualche parte
contro il muro era cos piacevole da ascoltare. E la motrice che cigolava, sulla ferrovia, sopra rue Watt
e sotto il ponte di Tolbiac, non sembrava forse una sirena? Dall'altra parte della vecchia cintura
ferroviaria, sovrastanti il buco d'ombra di rue Loiret, si vedevano i lampioni elettrici in boulevard
Massna, su cui sfrecciavano le auto ad alta velocit. Il vento soffiava a raffiche, gemendo tra i rami
scheletrici degli alberi piantati nel giardino della clinica per partorienti. Non doveva essere piacevole
partorire al suono di quella lugubre musica. Non mi ci vedevo proprio a partorire al suono di quella
lugubre musica. Ma, per Dio! Non mi ci vedevo proprio a partorire e basta. Chi credevo di essere?
Grace Kelly?
Una raffica pi brutale delle precedenti fece uscire da rue du Chevaleret un battaglione di
cartacce abbandonate e una specie di ruota scura che rotol fino al bordo del marciapiede. Andai verso
l'oggetto e lo raccolsi. Era un berretto da Salutista. Alleluia, come dicono loro. Il corpo non doveva
essere lontano.
...
Con il berretto in mano, come se mendicassi  non era forse un po' cos?  risalii rue de
Chevaleret fino ai gradini che permettono di accedere a rue de Tolbiac, all'ingresso del ponte, pi o
meno nello stesso punto in cui la notte prima il Signor Cadavere Norbert Ballin ci aveva negato il
piacere della sua compagnia. Nessun corpo. Su nessuno dei due marciapiedi. O la fortuna mi stava
abbandonando o era il posto che voleva cos. Continuavo a perderci dei cadaveri. E voil! Lacorre si
era fatto prendere come un uccellino e inutile chiedere da chi. Avevano fatto in fretta. A loro non
c'erano voluti cent'anni per fare il ragionamento Lacorre-galera-Esercito della Salvezza. E si erano dati
da fare per raggiungerlo ed eliminarlo. Magari ucciderlo. Ma allora... guardai la massa dei magazzini
frigoriferi dall'altra parte della ferrovia. Povero signor Daniel. Era stato preso per un lavoratore
disonesto mentre era molto probabile che fosse morto da vent'anni. Ma Lenantais in tutto ci?
L'omicidio non era il suo genere. Era risolutamente contrario. E non avrebbe mai fatto appello a me per
proteggere gli altri contro le rappresaglie di Lacorre se avesse saputo che c'era stato un omicidio di
mezzo. Bisognava credere che non ne sapesse nulla. Che gli altri, non potendo, per una ragione o per
l'altra, nascondergli il loro progetto, l'avessero preso in giro. E Baurnot si sentiva un po' colpevole
verso di lui. Ed  per questo che cercava di aiutarlo. L'uomo  cos. Mai completamente buono, n
completamente cattivo. E, piuttosto che dire a Lacorre dove poteva trovare i suoi ex complici,
Lenantais si era lasciato pugnalare. Erano tutti responsabili della morte dello stracciaiolo rimasto
pulito. Addio, Lacorre. Stai per raggiungere Lenantais, Daniel e l'ispettore Norbert Ballin. Anche se ti
avrei detto pi forte, astuto, tortuoso, meno fiducioso. Loro ti chiedono di seguirli e tu li segui? Senza
prendere alcuna precauzione? Tu... Tornai all'Esercito della Salvezza. C'era una minima possibilit,
ma valeva la pena tentare. Il mio amico dall'aspetto angelico adocchi immediatamente il berretto che
avevo in mano:
Non una parola, dissi. (Era chiedere molto, ma fui esaudito).  sicuramente il copricapo di
Lacorre, vero? Penso che gli sia capitata una disgrazia. Non  stato solo il vento a farglielo volare via
dalla testa. Mi ascolti, amico mio. Lei vuole uno scandalo in questa casa? Non credo proprio. Mi
dispiace dirle che ce n' uno che sta covando. Ma posso evitarlo. Vorrei solo vedere le cose di
Lacorre.
Bisognerebbe che riferissi....
No. Niente scandalo e niente rumore. Sar franco....
A me, quando sono franco, nessuno mi resiste. Faccia-d'angelo mi introdusse nel luogo in cui
Lacorre teneva le sue cose. Trovai ci che cercavo  senza sperarci troppo  tra le carte che sarebbero
state immediatamente sfogliate in caso di scomparsa o di assenza prolungata. La busta era cos
indirizzata: Al commissario di quartiere. L'aprii ed ebbi accesso a questo bel campione di
geroglifico:
Commissario, mi chiamo Yves Lacorre, sono nato a...
(Erano indicati il luogo e la data di nascita, lo stato civile dei genitori e i connotati del
firmatario).
...Nel dicembre 1936 con l'aiuto di due complici, di nome Camille Bernis e Jean il Renitente
che avevo conosciuto tra gli anarchici, Camille Bernis e ]ean detto il Renitente...
(Seguivano i connotati dei due uomini).
...hoattirato in un agguato l'impiegato incaricato della cassa della Societ dei frigoriferi, il
signor Daniel. All'epoca il caso ha fatto molto scalpore. Ne ho sentito parlare anche in prigione. Il
signor Daniel non  molto lontano dal suo vecchio posto di lavoro.  a casa sua. Viveva da solo in una
piccola casa d'Ivry, rue Brunesseau.  ancora l. Seppellito in cantina. Avevamo pensato che lo
avrebbero cercato dappertutto, ma non a casa sua. C. Bernis e Jean mi hanno fregato, ma io avr la
loro pelle. O loro avranno la mia. In questo caso, lei legger la lettera e agir conformemente alla
legge. La legger anche se morir come chiunque altro, di febbre o malattia. Una volta fatto il colpo,
ma prima di dividere il bottino, avevo fiducia nei miei complici e sono andato a Morlaix, dove avevo
mandato la mia compagna. Mi fidavo anche della mia donna. Non era al corrente di nulla, ma quando
ha saputo cosa avevo fatto voleva lasciarmi perch diceva che ero pericoloso. L'ho uccisa perch non
mi denunciasse. E ho detto di averlo fatto per gelosia. Perch non sono riuscito a sfuggire ai poliziotti.
Ma il colpo non era ben organizzato come quello alla Societ dei frigoriferi di Tolbiac. Sono stato
scalognato. Mi hanno preso. Mi hanno dato dodici anni di galera. E stato l che C. Bernis e Jean mi
hanno tradito. Ho scontato la pena. Anche un po' di pi. Sono rientrato. Sono rimasto tranquillo. Ero
in provincia. Sono riuscito a tornare a Parigi solo di recente. Ho cercato Bernis e Jean, ma loro sono
scomparsi. Sono andato a vedere la casetta di quel Daniel.  sempre l. Non  occupata. Sta cadendo a
pezzi Ho scoperto, ma non potevo farmi vedere troppo curioso, che  stata comprata ma non si  mai
capito da chi. Sicuramente  stata comprata da uno dei miei complici con la mia parte del bottino. Non
so se riuscir a risalire al nome di chi l'ha acquistata. Due anarchici erano al corrente del nostro
piano. Un tipo di nome Rochat e un certo Lenantais, falsario. Rochat  morto, Lenantais  ancora vivo,
credo. Era un imbecille che pensava che si potessero fare le omelette senza rompere le uova. Prima del
nostro colpo, siccome avevamo bisogno di qualche consiglio, gli abbiamo fatto credere che era una
storia senza spargimento di sangue, perch lui era contrario. Ma non ha voluto lo stesso partecipare al
colpo perch diceva che l'illegalit era precaria e che prima o poi ci saremmo fatti beccare. Mi chiedo
cosa abbia pensato dopo, perch la polizia non  mai riuscita a mettere le mani sugli autori del
furto-assassinio e non ha mai capito come sia successo. Quel Lenantais era un calzolaio...
(Lacorre forniva i connotati di Lenantais, con la posizione dei tatuaggi, ecc...).
...ex falsario. Ecco tutto, commissario. Quando legger questa lettera, se sono morto all'
ospedale o altrove, di febbre o di altro, potr decidere se perseguire o no Bernis e Jean. Ma se la legge
perch mi hanno buttato nella Senna o ho comunque subito una morte violenta, i colpevoli saranno
Bernis e Jean.
Yves Lacorre
La firma era seguita dall'apposizione delle impronte digitali del figuro. Con un altro inchiostro
era stato aggiunto un postscriptum:
Lasci perdere Lenantais. L'ho ritrovato per caso. Vendeva mobili vecchi. Faceva lo
straccivendolo e si faceva chiamare Benoit. Gli ho chiesto informazioni su Bernis e Jean. Abbiamo
litigato e l'ho pugnalato. Ho reso un servizio alla societ perch quel Lenantais era un puro. Vale a
dire molto pi pericoloso per la societ di molti altri.
Piegai il biglietto destinato ai poliziotti. Lo infilai nella busta e feci il gesto di intascarmela, ma
Faccia-d'angelo, che aveva letto tutto da sopra la mia spalla, mi appoggi la mano sul braccio:
La lettera riguarda la polizia, signore, mi disse.
E lo scandalo riguarda la casa.
Alz gli occhi al cielo:
Accadr quello che deve....
Come vuole. Ma aspetti almeno un giorno o due prima di rendere pubblico questo
testamento....
Riferir a....
Gli diedi la busta per fermare il fiume di parole che sapevo sarebbe arrivato da l a poco. La
prese, la sistem tra le cose di Lacorre e mi accompagn fino alla strada. L intorno, tutto dormiva. E a
uno sputo di l, dall'altra parte di boulevard Massna, nella sua casetta d'Ivry, dormiva anche il signor
Daniel, e da vent'anni. Non so come ci riuscii, forse era il vento che soffiava adesso anche pi forte di
prima e che mi trascinava, ma mi trovai ben presto affacciato al parapetto del pont National, cercando
di penetrare l'oscurit e distinguere nel nero i contorni della famosa casetta. Il vento mi soffiava nelle
orecchie, portando il rombo sordo dei macchinari della Societ dell'Aria compressa che funzionano a
ogni ora. Mi strappai dalla contemplazione, caricai la pipa e scesi ad accenderla, non senza fatica, a
met delle scale che portavano al quai d'Ivry. Rue Brunesseau era la prima a destra. Lo sapevo per aver
notato la placca nel pomeriggio, quando vagavo alla ricerca di Blita e dei suoi zingari. Era una strada
costruita su un solo lato perch dall'altra parte c'erano un terreno abbandonato e un ampio campo
sportivo parzialmente attrezzato. La zona edificata sfoggiava un discreto numero di fabbriche e
laboratori di varie dimensioni. La percorsi nei due sensi, prima di scegliere una costruzione, in fondo a
un giardino abbandonato, che potesse assomigliare a una casupola arrivata al limite estremo. Se il vento
avesse continuato a soffiare cos, l'avrebbe fatta crollare dei tutto. Una catena pendeva lungo il pilone
in muratura dell'ingresso. La tirai. Si sent una campana e il vento si port via parte di quel suono
aspro. Nelle vicinanze, un cane risvegliato si mise ad abbaiare. Suonai di nuovo. Se qualcuno avesse
risposto... non rispose nessuno. Il cane non abbaiava pi. Adesso ululava alla luna. Il muro di cinta non
era molto alto. Lo scalai e saltai all'interno del giardino, se si poteva ancora definire cos. Mi avvicinai
alla casa. Aveva un aspetto tale da scoraggiare gli occupanti abusivi pi convinti.
Un piano inclinato conduceva in cantina. Lo percorsi e urtai contro una porta. Ero solo l, quasi
a casa mia. Mi misi a stuzzicare la serratura. Il vento soffiava tra i rami tormentati e senza foglie
dell'unico albero del giardino, i cani che ululavano e l'odore di tanfo che proveniva dalla cantina
contribuivano a creare un effetto vagamente Nosferatu. La serratura cedette. Feci un passo avanti.
Accesi un fiammifero al riparo dal vento. Molto bene. Non sapevo ancora se c'era davvero un cadavere
sotto ]a terra battuta della cantina, ma ce n'era uno sopra. Un piccolo corpo con la testa sporca e
l'uniforme da Salutista. Ucciso con un colpo di pistola. Lacorre, da quello che ricordavo della sua testa
impomatata.
Capitolo XII
Dal viadotto d'Austerlitz al ponte di Tolbiac
Erano le due del pomeriggio. Ero steso sul letto. Dalle due della notte, ora in cui ero rientrato a
casa, vivevo con Lenantais. Lo vedevo, lo sentivo, lo sorprendevo con gli altri. Che cosa ridicola! Gli
avevano fatto credere che il colpo del ponte di Tolbiac si era svolto nel modo pi pacifico del mondo. E
dire che a un certo punto io stesso avevo preso in considerazione una simile ipotesi. E lui ci aveva
creduto fino alla morte. Sicuramente Lacorre non lo aveva disilluso quando lo aveva incontrato. Si
doveva essere accontentato di chiedere come poteva mettersi in contatto con Bernis e Jean. E lui, che
non amava Lacorre, che l'aveva giudicato da tempo, che non si fidava, aveva sfidato il coltello
dell'assassino ed era morto per salvaguardare la situazione, la tranquillit di gente che non era degna di
allacciargli le scarpe. Gente che non meritava un tale sacrificio. Gente che ormai non aveva pi molte
possibilit di cavarsela, adesso. Avevano avuto troppa fretta di sistemare Lacorre. I poliziotti avrebbero
avuto ben presto la lettera e avrebbero finito per ritrovarli. E non ci sarebbe voluto molto. Erano le tre
del pomeriggio. Da tredici ore vivevo con Lenantais. Non avevano pi molte possibilit. E io potevo
accelerare la loro caduta. O dare loro tempo. A scelta. Bella scelta. Si erano presi gioco di Lenantais e
Lenantais era morto per le loro menzogne. Morto per gente che non meritava simili sacrifici. Erano le
quattro del pomeriggio. Stava impercettibilmente arrivando la notte e una nebbia fumosa investiva la
citt.
Cercai nell'elenco il numero di telefono dell'Industrie Baurnot e lo composi. La
dattilo-segretaria mi inform che il suo capo era andato al port d'Austerlitz a esaminare i macchinari
appena arrivati via mare dall'Inghilterra.
...
Al port d'Austerlitz erano ammarate due navi da carico con gli scafi neri. Un'aureola stopposa
sfumava i loro contorni. Si sentiva ronzare una gru invisibile, verosimilmente appollaiata in cima
all'edificio affacciato sui binari che correvano lungo la terrazza. Il sottile cavo penetrava verticalmente
nel ventre di una delle navi. Dall'altra parte del fiume, come incorniciato da alti camini di mattoni su
un oceano di tetti, l'occhio rotondo della pendola monumentale della gare de Lyon sembrava velato da
un'albugine a causa di una linea di bruma. Di pilastro in pilastro, seguii la lunga galleria a bordo
dell'acqua. Avvistai Charles Baurnot tra un gruppo di uomini che discutevano animatamente. Mi
avvicinai. Mi vide e abbozz un sorriso impacciato. Si stacc dal gruppo e mi venne incontro:
E allora?, fece lui.
Non potremmo andare a parlare in un posto pi tranquillo?, chiesi. Preferibilmente lontano
dall'acqua.
Ah s?.
S.
Per di qui.
Girammo attorno ad alcune enormi casse e, dopo aver saltato un pontile di imbarco, ci
trovammo nella galleria che corre poco sotto il quai d'Austerlitz vero e proprio, l'avenue contornata
d'alberi che costeggia la stazione. Qualche lampada, persa nell'estremit del soffitto, illuminava
debolmente l'ambiente. Attraverso le finestre del seminterrato la luce solare non riusciva a penetrare in
alcun modo. La galleria sboccava da un lato sull'argine che precede il pont de Bercy, dall'altro sul quai
d'Austerlitz, non lontano da place Valhubert.
Cosa sei venuto a fare qui?, ringhi Baurnot. Sta succedendo tutto per colpa tua.
Di cosa parli?.
Niente.
Del colpo di revolver a Lacorre?.
Allora lo sai gi, farabutto?.
Un po'.
 colpa tua. Deslandes ha perso la testa.
Non al punto di non capire dove poteva trovare un ex galeotto a Parigi, dopo aver ricevuto
qualche buona indicazione tipo il quartiere frequentato da Lenantais, il punto dove era stato aggredito e
via dicendo.
Per fare delle fesserie Deslandes a volte  capace di sprecare una vera miniera di intelligenza.
Una fesseria lo  di certo.
Andiamo, basta cos. Dove sono i tuoi amici, Burma?.
Ho l'impressione che siano tutti morti, dissi sordo.
Dove sono i tuoi amici poliziotti? Non li hai portati?.
No, ma non ci vorr molto perch tu li abbia alle calcagna. Tra le sue cose Lacorre ha lasciato
una lettera dove vuota il sacco.
Bastardo.
Il bastardo sei tu, siete voi, siete voi, per cui Lenantais.... E gli rovesciai addosso tutto quello
che avevo sulla coscienza per poi aggiungere: ...E anch'io forse sono un farabutto, visto che mi tratti
come tale, ma sono venuto a darti una piccola possibilit, l'ultima. Ignoravi l'esistenza della lettera di
Lacorre. Ora ne sei al corrente. Scappa finch sei in tempo. Sei comunque fottuto e non andrai molto
lontano.
No, bastardo, url e la sua voce risuon come un gong sotto le volte sonore, ripercuotendosi
in varie eco, no bastardo, sarai tu ad andare lontano.
Dal pugno gli spunt una tozza automatica. Spar. Io mi tuffai. Il proiettile mand il mio
cappello a farsi benedire. Arrivarono grida da ogni parte e accorsero molte persone. Forse solo i
marinai non si presero il disturbo di venire a vedere. Brema, Amburgo, le bordate sanguinanti e tutta la
cinematografia del caso: ci sono abituati. Mi alzai, scartai con uno spintone un idiota della dogana che
non so cosa volesse da me, tirai anch'io fuori la pistola e mi misi all'inseguimento di Baurnot, che era
scappato in direzione del quai d'Austerlitz. Sbucai all'aria aperta avendolo perso di vista. Tra la gente
che circolava sul quai non c'era alcuna agitazione. Se fosse piombato in tromba pochi istanti prima,
anche senza pistola alla mano, la gente non sarebbe stata cos calma. Gettai un rapido sguardo
tutt'intorno. Non c'era nulla dietro cui nascondersi e la nebbia non era particolarmente densa. Fu il
cappello a tradirlo. Gli cadde di testa mentre eseguiva un curioso esercizio di ginnastica. Il feltro
elegante e costoso rotol ai miei piedi. Alzai lo sguardo. Si stava arrampicando lungo uno dei pilastri
che sostengono il viadotto del metr che scavalca la Senna. Si aiutava sfruttando i fori decorativi della
muratura. Era quasi arrivato al binario. Sicuramente non era ci che aveva avuto intenzione di fare
all'inizio. Doveva aver pensato di nascondersi in un angolo dove non mi sarebbe venuto in mente di
andarlo a cercare, un luogo idiota come quel pilastro senza vie di uscita, per far s che io mi dirigessi
verso place Valhubert permettendo a lui, con tutta calma, di scendere dal trespolo e disperdersi nella
folla senza che lo seguissi. Sfortunatamente per lui, per, il cappello lo aveva abbandonato.
Andiamo, lascia perdere, gli gridai. Scendi di....
Fui interrotto da uno sparo. I curiosi che stavano iniziando ad accalcarsi sul quai si
sparpagliarono a tutta velocit. Fui preso dalla rabbia. Che se la squagliassero tutti. Che se la
squagliassero tutti una buona volta. Mi tolsi il soprabito per avere la libert di movimento necessaria,
mi misi in tasca la pistola e mi lanciai a mia volta all'assalto del pilone. Raggiunsi la ferrovia mentre
passava un treno, in un rumore assordante. Fui trapassato dalle calde luci dei vagoni e per poco non lo
fui anche dall'aria che spostavano. Sul viadotto, minuscolo vicino al gigantesco arco, Baurnot
correva... verso l'obitorio... Esattamente verso l'obitorio. La nebbia si impossess ben presto di lui. E,
il secondo seguente, un grande urlo, un urlo immenso, un vero urlo da dannato domin il frastuono di
un treno che veniva in senso inverso. Anch'io avevo fatto qualche passo sulla ferrovia. Sentii la
piattaforma metallica vibrarmi sotto i piedi. Mi girai verso gli occhi feroci di una bestia mostruosa. Mi
ributtai di lato, mi aggrappai a uno dei piloni di traverso che sostengono l'arco e mi issai con l'energia
della disperazione sulla balaustra. Abbarbicato con le due mani, mi sarei tuffato come non  permesso
fare nella scollatura di una viaggiatrice di prima classe, se ce ne fosse stata una sufficientemente
scollata e se avessi avuto la forza di pensarci. Il rumoroso convoglio mi invest di un vento glaciale,
sentii le dita intirizzite scivolare sul metallo umido mentre anche le scarpe stavano slittando dal loro
appoggio e, di tuffi, ne feci uno nella Senna.
...
Ripresi conoscenza in un locale che puzzava di poliziotti da tutte le parti e che identificai
immediatamente come un punto di soccorso per gli annegati. Di poliziotti, d'altra parte, ce n'era
almeno un paio, che andavano avanti e indietro a due passi da me. Un passo per ogni poliziotto. Ebbi la
netta sensazione di arrivare da lontano. Fu quello che mi disse l'istante dopo Florimond Faroux, che era
l vicino e, appena aprii gli occhi, per poco non mi salt addosso:
Allora, Nestor Burma. Non  morto?.
S, risposi.
Cosa?  appena rinvenuto e gi si prende gioco di noi?.
Non ne ho voglia. Io sono vivo, ma dentro di me sono morte un sacco di cose. Del resto 
novembre, no? E novembre  il mese dei morti.
Comunque sia, dovr accendere un cero alla Brigata fluviale che l'ha salvata.
Non lo dimenticher. Per l'anno nuovo gli pagher una barca a vela e gli dar gli orari di
apertura del Pare des Sceaux per farsi una bella pescata.
Ributtatelo in acqua, url Faroux.
Non mi ributtarono in acqua, ma non mi lasciarono in pace un istante.
Appena ho saputo della sua impresa acrobatica, disse Faroux, sono corso qui. Anche perch
negli ultimi tempi ho scoperto un bel po' di cose.
Ho capito, annuii. Il tipo dell'Esercito della Salvezza non ha saputo aspettare ventiquattr'ore
prima di comunicare alla polizia la lettera di Lacorre, eh? Allora lei  andato nella casa che apparteneva
a Daniel e ci ha trovato il cadavere di Lacorre e le ossa bianche di Daniel. Adesso deve trovare Camille
Bernis e Jean, i complici di Lacorre nel caso del ponte di Tolbiac. Per Bernis sar facilissimo.  il tipo
con cui ho appena eseguito il numero da circo equestre sul viadotto d'Austerlitz. Pu trovare il
cadavere lass, sotto le ruote di un vagone del metr.
L'abbiamo tolto di l, disse Faroux.
Tanto di guadagnato. Jean il Renitente forse avrete pi difficolt a trovarlo. Ha un altro nome,
chiaramente. Al momento non lo ricordo, ma forse un giorno... dipende....
Si chiama Jean Deslandes. L'abbiamo beccato a Ivry mentre cercava di seppellire il cadavere
di Lacorre vicino ai resti di Daniel.
Merda. Forse  meglio cos, allora.
In ogni caso, non ha pi senso che lei si trattenga. Pu raccontarmi tutto in dettaglio, forse ci
sono cose che ancora ignoro....
Diciamo che ci sono cose che forse non ha capito, ma cercher di spiegargliele.
Gliele spiegai, senza parlare, chiaramente, dell'ispettore Norbert Ballin. Norbert Ballin era una
moneta di scambio destinata a qualcun altro.
Per fortuna, rise Faroux quando ebbi terminato il mio racconto, che il caso Benoit/Lenantais
non era che una volgare aggressione notturna.
Mi scusi. Ma io non ho mai detto niente del genere. Siete stati voi a non demordere.
Pi o meno.
S, come pi o meno ci sono cinque dita in una mano.
A proposito di aggressioni notturne.... (Il commissario corrug le sopracciglia), ...ancora
non mi  chiaro cosa sia successo a Norbert Ballin.  stata veramente una banale, classica, volgare
aggressione notturna, o  stato uno dei nostri tizi, Lacorre, Deslandes o Baurnot ad ammazzarlo?.
Non credo. Quella morte sembra piuttosto averli spaventati ed  stato da quel momento che
hanno iniziato a perdere il controllo.
E per non trova che si tratti di una coincidenza per lo meno bizzarra?... Per Dio! Non voglio
parlar male del mio sfortunato collega, ma non si  mostrato molto sveglio. Se avesse avuto l'idea...
non dico subito, ma pi avanti, visto che aveva consacrato la propria vita a quel caso... se avesse avuto
l'idea di fare qualche indagine sulla casa di Daniel, per esempio, per sapere chi l'avesse acquistata.
Forse sarebbe potuto risalire a....
Non ci ha pensato, dissi. Come non aveva pensato a un atto di illegalit pi o meno
anarchica... ancora un pi o meno... Ma pu darsi che con il tempo....
Basta cos, non prenda in giro la sua memoria.
Non prendevo in giro la sua memoria. L'idea di un attentato anarchico gli era venuta un po' in
ritardo e non proprio nel momento pi adatto. Tutto qui. Per lui, almeno. L'articolo di Covet aveva
attirato la sua attenzione. Doveva sapere, dai poliziotti dell'arrondissement, che quel Lenantais
collezionava ritagli di giornale. Aveva deciso di andare a dare un'occhiata. Nel momento sbagliato, lo
ripeto. Proprio nel momento in cui l'amabile Salvador cercava uno con una canadese per fargli un'asola
nella schiena. Ci non toglie che fosse stata proprio la morte di Norbert Ballin a far straripare il vaso e
a dar fuoco alla miccia. Insomma, aveva chiuso il caso post mortem. Non tutti i poliziotti potevano dire
altrettanto di se stessi.
Se mai metteremo le mani sul tipo che l'ha ucciso, gliela faremo pagare cara, disse Faroux.
Me lo auguro, risposi.
La lascio, Burma, fece lui. Sta ricominciando a delirare. Vuole forse farmi credere che
prova piet per un poliziotto?.
...
Ventiquattr'ore dopo, ero di nuovo in piedi sulle mie gambe. Ma non avevo finito con il tredicesimo
arrondissement. Tornai alla ricerca di Blita, di Salvador, di Dolores. Mi sembrava di essere gi in
presenza di Salvador:
Ascolta, Salvador, gli dicevo. Lascia in pace Blita, abbandona una parte dei pregiudizi
razziali, utilizzane un'altra per giurare solennemente che ci farai stare tranquilli tutti e due e io far
finta di non sapere che sei stato tu a uccidere Norbert Ballin. Ma se per caso decidi di tornare a
prenderla in un modo o in un altro, ti denuncio e finirai per pagare molto salato per quell'omicidio. Un
poliziotto, anche in pensione,  sempre un poliziotto e, a dispetto della razza, loro hanno un forte spirito
di corporazione.
Ecco cosa avevo intenzione di proporre a Salvador. Ma prima bisognava che lo trovassi e che
Blita fosse con lui. Per trovare bisognava cercare. E io cercai.
Mi rividero, da solo, le strade che avevamo percorso insieme. Ci passai e ripassai. E un
pomeriggio, in cui passeggiavo nei pressi del ponte di Tolbiac...
All'ingresso del ponte di Tolbiac, rue du Chevaleret passa sotto rue de Tolbiac e c' un
parapetto proprio di fronte alla fermata dell'autobus 62. Ero appoggiato a quel parapetto quando la vidi
avanzare lungo rue du Chevaleret, proprio nella mia direzione. Era proprio il suo passo elastico e dolce
da danzatrice sugli stivali a tacco basso, era proprio la stessa gonna rossa di cui mi sembrava di sentire
il dolce fruscio contro il cuoio degli stivali, il dolce fremito sotto il movimento delle anche, era proprio
la stessa cintura chiodata, la stessa capigliatura indomita, gli stessi anelli alle orecchie, lo stesso
grazioso viso cos teneramente testardo, lo stesso commovente petto altero e carico di promesse.
Blita!.
Alz la testa, gettando indietro la massa di capelli neri con quel movimento familiare della
testa. Si mise a correre verso di me. Imbocc rue Ulysse-Trelat che sale leggermente fino al ponte
metallico.
Blita!.
La presi tra le mie braccia, stringendola fino a stritolarla, e appoggiai la bocca sulle sue labbra.
Era una ragazzina, una bambina. A volte aveva dei gesti da bambina. Quando l'abbracciavo era
frequente che si appoggiasse a me con tutto il suo peso, mi si appendesse al collo, con una gamba
piegata indietro, come se volesse allontanare gli importuni, proprio come un ragazzina. E fu quello che
fece quando l'abbracciai, quel pomeriggio di novembre all'ingresso del ponte di Tolbiac, mentre sui
binari vicini passava un rapido con un boato metallico. La sentii trasalire, appoggiarsi disperatamente a
me. Stralun gli occhi, improvvisamente annebbiati. Qualche cosa col dalle sue labbra: un tenue
lamento e un liquido caldo che mi riemp la bocca. Blita! La sostenni fino al limite estremo delle mie
forze che, sentivo, mi stavano abbandonando. Feci risalire la mano lungo la sua schiena fino alle
scapole, come per accarezzarla, accarezzarla per l'ultima volta. Con le dita toccai l'impugnatura
damascata di un lungo coltello a serramanico infilato fino alla guardia. Rimasi immobile. Appoggiai la
guancia ai suoi capelli. Con lo sguardo andai in cerca del figlio di puttana che si era reso colpevole di
quell'abominio. Era laggi, in mezzo a rue Ulysse-Trelat, con le mani infilate nelle tasche del giubbotto
di cuoio che rideva di soddisfazione. Sollevai Blita e la portai in braccio fino al primo bistrot,
fendendo la folla che si era radunata. Prima di entrare nel caff gettai un ultimo sguardo verso rue de
Tolbiac, verso il punto dove i poliziotti avevano trovato il cadavere pugnalato dell'ex ispettore Norbert
Ballin. Ispettore, se mai verr vendicato, lo dovr a una gitana, a una di quelle ragazze di cui
sicuramente in vita non pensava troppo bene. Bisogna pur ridere un po', vero?... Entrai nel caff, con il
mio fardello rosso e nero in braccio. Deposi Blita su una panca. Con dolcezza, molta dolcezza, come
se temessi di svegliarla. E mi diressi verso l'apparecchio telefonico.
Parigi, 1956.
...
.
...
FINE.
....
.
...
Note.
.
1. L'operaio calzolaio Jean-Jacques Liabeuf (1886-1910) rimarr uno dei criminali pi
sorprendenti di inizio secolo, portato alla rovina da un particolare sentimento dell'onore e un senso
quasi sacro della giustizia. Condannato nell'agosto 1909 a tre mesi di prigione, cento franchi di
ammenda e cinque anni di divieto di residenza per prossenetismo mentre era, almeno cos sembra,
innocente, giur di vendicarsi degli agenti della buoncostume che lo avevano arrestato. Il 9 gennaio
1910, sfidando il divieto di residenza, si pavoneggi in rue Aubry-le-Boucher, dove era conosciuto da
tutti, attirando volontariamente l'attenzione dei poliziotti di servizio nel quartiere. Questi, ricordando il
suo divieto di residenza, decisero di arrestarlo. Ma mal gliene incolse. Si martoriarono dolorosamente
le mani sui bracciali costellati di punte di acciaio che Liabeuf si era messo agli avambracci e ai bicipiti,
nascosti alla vista da una mantellina. Nel corso della rissa (la "carneficina" di rue Aubry-le-Boucher)
che segu, Liabeuf, a colpi di pistola e coltello, uccise un agente e ne fer altri sei. In tribunale dichiar:
Sono stato condannato come pappone, ma non sono un pappone. Ho subito, a causa di questa
condanna, il divieto di residenza. Ebbene, a questa pena infamante, preferisco la ghigliottina.
Condannato a morte, accolse il verdetto con queste parole: Se mi avete condannato lo avete fatto
accusandomi di essere un assassino e non un pappone. Davanti alla ghigliottina e fino all'ultima goccia
del mio sangue, protester la mia innocenza. La sua esecuzione, il 30 giugno 1910, diede luogo a
imponenti manifestazioni operaie. Mentre saliva sul patibolo, il servizio d'ordine e i manifestanti
sconvolsero rue Broca e il quartiere Saintjacques fino a place Denfert-Rochereau, al grido mille volte
ripetuto di Viva Liabeuf. Costui, indifferente a tutto quel caos, perseguendo la sua idea fissa, mor
gridando: Non sono un pappone. [N.d.A.]
2. Il gioco di parole  comprensibile solo se si conosce il significato dei nomi delle varie strade:
rue des Cinq-Diamants significa via dei Cinque Diamanti; rue de Chteu-des-Rentiers, via del
Castello-dei-Ricchi; rue des Terres-au-Cur, via delle Terre del Curato; rue de Croulebarbe, strada
della Barba Mortale; rue de Reculettes, via dei Piccoli Rinculi; rue de l'Esperance, via della Speranza.
3. Gioco di parole con poulet, che significa pollo' ma anche poliziotto'.
...
.
...
FINE.